Dallo tsunami che distrusse Lisbona nel 1755 alla crisi sismica calabrese del...

Dallo tsunami che distrusse Lisbona nel 1755 alla crisi sismica calabrese del 1783; la storia dei grandi terremoti che sconvolsero l’Europa nel XVIII secolo

Il XVIII secolo sarà ricordato come uno dei periodi più nefasti per l’Europa colpita da una lunga serie di catastrofi naturali, epidemie e carestie che seminarono migliaia di morti per l’intero continente.

Proprio in questo secolo si sono concentrati alcuni dei più disastrosi eventi sismici che fino ad ora hanno colpito l’Europa e parte del Mediterraneo, Italia compresa.

Persino importanti città, oggi divenute gigantesche metropoli, ritenute tranquille dal punto di vista sismico, sono state soggette a improvvisi scuotimenti del terreno con danneggiamenti più o meno gravi.

Per esempio l’8 Febbraio del 1750 Londra venne scossa da un improvviso sisma, il tremore non fu molto forte, ma quel che basta per far vibrare le case, le finestre, costringendo le persone a precipitarsi per strada in preda al panico.

I londinesi rimasero particolarmente turbati da quella scossa visto che nei secoli precedenti Londra non aveva sperimentato mai terremoti di una certa intensità, ma al massimo lievissime scosse appena percettibili.

Poi, circa un mese dopo, una seconda scossa, molto più forte di quella precedente, fece di nuovo ballare la capitale inglese.

Stavolta il terremoto fu talmente forte da far suonare le campane delle chiese, far cadere numerosi camini e distruggere alcuni edifici, gettando i londinesi nel terrore.

Nei mesi successivi altre scosse, più o meno intense, sconvolsero Londra e altre zone delle isole Britanniche facendo comunque pochi danni nonostante la grande paura della popolazione che temeva in una “punizione divina”.

Quello fu conosciuto in Inghilterra come “l’anno dei terremoti”.

Dopo i sismi di Londra, solo cinque dopo, l’intera Europa dovette fare i conti con un vero e proprio “cataclisma” che distrusse interamente la città di Lisbona, la capitale del Portogallo.

La prima forte scossa avvenne il 1 Novembre del 1755 alle 9:40; la città di Lisbona cominciò a tremare in maniera molto violenta tanto da renderla in pochi secondi un ammasso di macerie.

Secondo alcuni superstiti scampati al violento maremoto che segui il sisma le guglie medievali della città “ondeggiavano come un campo di grano sotto la brezza”.

Poi, a distanza di pochissimo tempo, ci fu la seconda scossa che porto al crollo degli edifici danneggiati ancora rimasti in piedi.

Centinaia di persone terrorizzate si erano riversate in fretta lungo le rive del fiume Tago che durante la prima scossa si era quasi ritirato dal suo letto facendo emergere i banchi di sabbia dalla foce.

Poi all’improvviso dall’oceano si alzo un impetuosa onda di Tsunami, che in alcuni punti raggiungeva i 15 metri di altezza.

L’onda si infranse poi sulla banchina allagando i vari quartieri della capitale portoghese, con un flusso e un riflusso che trascinarono a mare un infinita quantità di macerie e cadaveri.

Devastata prima dal terremoto e poi dal maremoto Lisbona dovette affrontare un’altro pericoloso fenomeno naturale; il fuoco.

Durante le due forti scosse in ogni casa della città le travi dei tetti e le tavole dei pavimenti erano crollate nei focolai e si erano incendiate.

Questi piccoli principi di incendio, alimentati da un moderato e secco vento da NE (che di solito porta aria più calda e secca dall’entroterra), pian piano si erano diffusi a macchia di leopardo tra le macerie della città.

Solo dopo tre giorni il grosso incendio riusci ad essere domato.

Il sisma fu talmente violento da essere avvertito in gran parte dell’Europa occidentale e dell’Africa nord-occidentale.

Pensate che nel granducato del Lussemburgo crollo persino una caserma che uccise parecchi soldati.

Algeri e Tangeri furono praticamente distrutte con oltre 10.000 morti, mentre le altre città della costa marocchina rimasero severamente danneggiate sia dal sisma che dallo Tsunami che lo accompagno circa 15-20 minuti dopo.

Nel frattempo, mentre l’attenzione di scienziati e filosofi europei era rivolta alle macerie di Lisbona, all’alba del 18 Novembre del 1755 una serie di brevi scosse investi la costa orientale degli USA, dalla Nuova Scozia fino alla Caroline del sud, già colpita dal terremoto del 1727.

Quel giorno nella sola Boston, durante le scosse principali, crollarono oltre 1.500 camini e i frontoni delle case in mattoni.

Sui terreni si aprirono persino delle fessure lunghe anche poco più di centinaia di metri.

Studi recenti portano a localizzare l’epicentro di quei terremoti a largo di capo Ann, in mare, 88 km verso NE.

Pochi decenni in avanti tocco all’Italia meridionale, specialmente alla Calabria, fare i conti con un altra catastrofe sismica dai risvolti davvero spaventosi.

Andiamo al Febbraio del 1783 quando una serie di sei potentissime scosse sismiche, tra il 5 Febbraio e il 28 Marzo, cambiò per sempre la morfologia dell’intera Calabria centro-meridionale.

Durante i violenti terremoti del 5 e 6 Febbraio lo scuotimento della terra fu talmente forte da causare frane colossali che ostruendo il corso dei torrenti, diedero origine a numerose paludi, solo tra Sinopoli e Seminara se ne formarono 52, mentre in tutto il territorio colpito dalla sequenza sismica furono censiti oltre 215 laghi.

Anche Messina e Reggio, vicine agli epicentri delle scosse principali fissati lungo le faglie d’Aspromonte, subirono gravissimi danneggiamenti con centinaia di morti e feriti.

Mentre alcune città o paesi furono rasi al suolo, altri, pur trovandosi nelle vicinanze non subirono grossi danni.

Fu proprio grazie a questi terremoti che queste variazioni di violenza distruttiva fornirono agli studiosi informazioni di grande interesse.

Numerosi specialisti raggiunsero la regione per valutare gli effetti delle scosse.

Queste ricerche costituivano il prototipo di un’osservazione minuziosa che doveva servire come base alle scoperte future introducendo un nuovo concetto sismologico; la scala di intensità dei terremoti.

La prima fu stilata da un medico italiano, Domenico Pignataro, che aveva analizzato i terremoti avvenuti in Italia dal 1 Gennaio 1783 al 1 Ottobre 1786, con un totale di ben 1.181 scosse.

In funzione dei danni e del numero delle vittime Pignataro classificò i terremoti riunendoli in 4 categorie; leggero, moderato, forte e fortissimo.

La sequenza sismica calabrese del 1783 venne classicato invece come un terremoto violento.

Si trattava di una classifica semplice e rudimentale, almeno per quei tempi, ma utilizzava un metodo pronto a diventare un importante punto di riferimento per tutti i sismologi.

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