La fine del mondo in pellicola

A cura di redazione Meteoweb

di Laura Elia – http://www.funweek.it/ – Secondo il calendario Maya, l’apocalisse sulla terra arriverà il 21 Dicembre 2012 ma il mondo cinematografico ha già un ricco carnet di film “catastrofici” che con effetti speciali all’avanguardia e riprese ad altissima spettacolarità riesce ad intrattenere il pubblico da più di 70 anni.

 

Catastrofi naturali e spaziali, minaccia atomica, inondazioni e diffusione di virus letali: questi i temi cardine del filone catastrofico che ha avuto inizio nel 1933 con “La distruzione del mondo” di Felix Feist dove un’eclissi, un forte sisma e un gigantesco maremoto spazzano via la civiltà umana, lasciando ai pochi sopravvissuti il gravoso compito di ripartire da zero per ricostruire un nuovo popolo.

 

Tanti sono stati i film che hanno trattato il tema in maniera realistica o sensazionalistica, ma la prima pellicola che ha dato veramente il quadro della situazione di futuro incognito e di isteria collettiva durante gli anni della Guerra Fredda, è stato Kubrick in “Dottor Stranamore” (1964).

Ideata e prodotta in piena guerra fredda, la pellicola è lo specchio fedele degli scenari apocalittici di quel periodo, in cui gli americani vivevano la costante minaccia atomica in modo apatico e con rassegnazione.

 

Senza dubbio uno dei pochi capolavori di satira politica nella storia del cinema che riflette gli incubi apocalittici dei primi anni ’60, ma certamente non l’unico.

 

Come per la moda anche nel cinema ogni periodo ha le sue tendenze e i suoi clichè e negli anni ’70 abbondano sul grande schermo i film sulle tragedie aeree come (Airport, Airport 75, Terrore a 12000 metri) assieme ai film sugli zombi (La notte dei morti viventi, zombi) ma a lasciare il segno è “L’ultima onda” di Weir del 1977.

 

La trama del film ruota intorno alla figura di un giovane e tranquillo avvocato di Sydney che, nonostante non sia solito occuparsi di cause penali, accetta la difesa di un aborigeno accusato di aver ucciso un bianco. Intanto, strani fenomeni naturali, quali piogge a ciel sereno, grandinate con chicchi colossali, discesa dal cielo di petrolio e ranocchi, annunciano, secondo l’interpretazione tribale, la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

 

Stesso tema è al centro di altri due film che escono negli anni ’80: “The Day After” di Nicholas Meyer e “Soluzione Finale” di Steve De Jarnatt.

In particolare, la pellicola di Meyer, che ha trattato il concetto di inverno nucleare e il rapido cambio climatico globale che teoricamente si poteva aspettare dopo una guerra nucleare, ebbe un forte impatto psicologico in particolare sugli abitanti di Kansas City e Lawrence.

 

Finalmente negli anni ’90 si arriva ad un punto di svolta con i computer che fanno il loro prepotente ingresso del mondo del cinema e “Independence day” è il film del 1996 più importante di questo periodo.

Tanto odiato dalla critica quanto amato dal pubblico per le sequenze di distruzione mai viste prima, il film di Roland Emmerich riesce a raggiungere risultati al botteghino altrettanto impressionanti.

 

È il trionfo e l’affermazione del disaster movie anche grazie ad altre pellicole di impatto visivo e fortemente emozionali come “Terminator 2: Il giorno del giudizio”, diretto da James Cameron e “L’esercito delle 12 scimmie” del 1996: film di successo planetario che riescono a trovare i modi più spettacolari di distruzione del pianeta…

 

Insomma, per chi davvero pensa che nel 2012 avverrà la fine del mondo può, però, sempre sperare di essere salvato da un “Terminator”…