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Terremoto Irpinia, 31° anniversario: il ricordo di Rosanna Repole, ex sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi

La scossa duro’ 90 secondi, ma dopo 31 anni il ricordo del terremoto dell’Irpinia e’ ancora impresso nei ricordi di chi e’ sopravvissuto a una tragedia che provoco’ 2.914 morti, quasi 9mila feriti e oltre 280mila sfollati. “Un’esperienza terribile che ha sconvolto la vita di ciascuno di noi. Quei momenti furono qualcosa di indescrivibile, che chi non li ha vissuti, difficilmente potra’ mai capirli“. Cosi’ ricorda quel 23 novembre 1980 Rosanna Repole, che due sere dopo divento’ sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, piccolo paese della provincia di Avellino devastato dal sisma, nel quale aveva perso la vita anche l’allora primo cittadino Guglielmo Castellano, a soli 32 anni. La nomina di Repole avvenne sotto una tenda: “A ripensarci – racconta oggi all’Adnkronos – mi chiedo come abbia fatto ad assumere quella responsabilita’, ma allora mi sembro’ una cosa dovuta. Tutti noi ci sentimmo in dovere di fare una mano per quanto fosse nelle nostre possibilita’, e io diedi cosi’ il mio contributo. Non so neanche se la mia nomina fu legittima o illegittima, se ci fosse il numero legale o cose del genere. Ma ci trovavamo in una situazione nella quale il nostro ufficio non era altro che la ventiquattrore del segretario comunale“. Furono 368 i morti a Sant’Angelo dei Lombardi, per un paese che nel 1980 contava poco piu’ di 5mila abitanti. Sotto le macerie, oltre al sindaco, morirono il parroco, il capitano dei carabinieri, assessori e consiglieri comunali. A rappresentare le istituzioni locali “rimase un piccolo gruppo di persone, e da quel momento abbiamo cercato di dare il massimo. Molti amministratori avevano perso tantissimo, qualcuno i parenti, qualcun altro la casa. Io stessa non avevo altro che il golf che indossavo la sera del terremoto. Abbiamo dovuto dare tutto, tutti, per curare la primissima emergenza“, racconta Repole.

E come spesso accade, nella condivisione della tragedia crebbe lo spirito della comunita’: “Ognuno aveva avuto perdite anche importanti – spiega l’allora sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi – ma c’era in noi un forte senso di solidarieta’ e una grande voglia di partecipare, ben lontana da quel distacco che oggi notiamo tra cittadini e istituzioni. In seguito, quando crebbe la delusione per come erano andate le cose, prese il posto la dialettica con punte anche di contestazioni, ma e’ giusto che ci siano nel momento in cui il cittadino sente il bisogno di reclamare i propri diritti. Ma in quei giorni c’era tanta voglia di esserci, di partecipare“. Fondamentale da questo punto di vista, spiega, “la grande testimonianza del volontariato, furono in tanti a venire da noi ad aiutarci e a vivere insieme a noi quei momenti. Chi fece il volontario in Irpinia ricorda ancora oggi che fu un’occasione di arricchimento reciproco. Fu una grande manifestazione di impegno, da laici e da cattolici“. E, aggiunge, da parte delle istituzioni: “In quella tragedia fatta di lutti, dolori e distruzioni, nonostante le polemiche che ci furono all’epoca, mi piace ricordare il fortissimo senso dello Stato rappresentato dal Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Di lui ho un ricordo eccezionale, lo conobbi in quell’occasione e ho avuto la fortuna di rivederlo altre volte. Tante volte, nei suoi discorsi, ha ricordato le storie delle famiglie e delle comunita’ dell’Irpinia travolta dal terremoto, la storia di Sant’Angelo dei Lombardi, quella del sindaco Castellano e quella mia personale“.

Sul territorio, prosegue, “trovammo importanti punti di riferimento in Prefettura, con il prefetto di Avellino Carmelo Caruso, e in Giuseppe Zamberletti, che era diventato per noi una persona di famiglia“. Zamberletti fu incaricato come commissario dall’allora Governo Forlani per il coordinamento dei soccorsi: “L’anno scorso, in occasione del trentennale, lo abbiamo invitato qui – rirorda Repole e senza bisogno di pubblicizzare o annunciare l’incontro la gente e’ intervenuta in massa, tutto questo in un momento in cui da piu’ parti si fa notare quanto sia difficile stimolare la partecipazione delle persone. Non e’ un caso se, a distanza di trent’anni, una comunita’ come quella di Balvano, comune in provincia di Potenza tra i piu’ colpiti in assoluto dal terremoto, abbia deciso di conferirgli la cittadinanza onoraria“. Sfatando un mito piu’ o meno radicato nell’opinione pubblica, Repole sostiene che “la ricostruzione delle case tutto sommato e’ andata bene. Si puo’ discutere se il paese sia stato ricostruito in maniera piu’ o meno graziosa, ma la ricostruzione c’e’ stata ovunque e tutti hanno avuto una casa. Dove invece noto che le cose non sono andate come si sperava, e giustamente fu qui che nacque la polemica, fu nell’operazione che porto’ alla nascita degli insediamenti industriali, che sulla carta fu intelligente perche’ portare le industrie in montagna era una sfida da accettare“. Ma, sottolinea, “i risultati non sono stati adeguati, molte industrie hanno chiuso, qualcuna soprattutto del Nord non si e’ rivelata particolarmente seria, o forse ce n’era qualcuna di troppo. Fu uno spreco, una non cura nell’utilizzo delle risorse a disposizione“.

Rosanna Repole, dopo la sua esperienza da sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, ha ricoperto la carica di presidente della Provincia di Avellino e oggi e’ uno dei dirigenti di spicco del Pd irpino. Guardando oggi ai paesi colpiti trent’anni fa dal terremoto, spiega, vede “comuni che vivono grandi difficolta’, perche’ se allora fecero fatica a riprendersi, come spesso accade quando ci si trova in una situazione del genere, oggi viviamo la stagione dei tagli: ci sono ospedali che chiudono, abbiamo rischiato l’apertura di una discarica e rischiamo ancora la chiusura del tribunale. Diritti primari come salute e istruzione rischiano di essere messi in gioco. Questi comuni hanno bisogno di rimboccarsi le maniche, ma anche di essere sostenuti“. Repole e’ presidente di una onlus, Officina solidale, nata nel 2010, proprio a trent’anni da quel 23 novembre 1980; tra i soci ci sono persone fisiche, societa’, associazioni e anche Comuni come Flumeri, Grottaminarda e Conza della Campania, che di quel sisma fu l’epicentro. “Vogliamo contribuire, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, a dare un messaggio di speranza cercando di valorizzare al massimo il territorio, affinche’ i nostri giovani rimangano qui, ma ci rivolgiamo anche agli emigranti di terza, quarta generazione offrendo loro la possibilita’ di venire a seguire corsi di lingua italiana. La nostra forza – conclude Repolee’ nell’aver recuperato il senso della partecipazione. La nostra debolezza? Non percepiamo un euro di denaro pubblico, ma pazienza, ci arrangiamo“.

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