I terremoti di 1975 e 1978 nello Stretto di Messina: quelle scosse così forti ma dimenticate da tutti

E’ opinione diffusa che nello Stretto di Messina l’ultimo forte terremoto risalga a oltre un secolo fa, alla tragicamente nota alba di quel maledetto 28 dicembre 1908 che rase al suolo Reggio, Messina, Villa San Giovanni e molti centri delle due province provocando oltre centomila vittime. In realtà altri terremoti, ben più recenti, hanno interessato lo Stretto, seppur non certamente paragonabili alla devastante scossa di magnitudo 7,1 richter del 28.12.1908 che è annoverata tra le più forti di sempre della storia d’Italia.

Dopotutto ogni anno, nelle acque dello Stretto, si registrano scosse tra magnitudo 2,0 e 3,0 richter, e spesso anche tra magnitudo 3,0 e 4,0 richter.

Sono quattro, però, gli eventi sismici che in modo più forte e deciso, dal 1908 ad oggi, hanno interessato lo Stretto, due in modo diretto e due in modo indiretto.
Stiamo parlando dei terremoti di 16 gennaio 1975, 11 marzo 1978, 15 aprile 1978 e 13 dicembre 1990. I primi due hanno avuto epicentro proprio nello Stretto, gli ultimi due invece hanno interessato zone limitrofe ma sono stati avvertiti anche tra Reggio e Messina.
Quello del 13 dicembre 1990 (di recente ne abbiamo parlato in quest’articolo), ha colpito la Sicilia sud/orientale con epicentro sulla costa di Augusta, nel Siracusano, ed è stato di magnitudo 5,7 richter. Ha anche provocato onde di tsunami nel mar Jonio. Nello Stretto è stato avvertito distintamente, ma non ha provocato danni.

Situazione simile per il forte terremoto del 15 aprile 1978, quando a tremare fu soprattutto il Golfo di Patti, nel Messinese Tirrenico, dove ci fu l’epicentro di magnitudo 6,1 richter. La scossa provocò dei danni nel Messinese, ma non ci furono vittime.

I due eventi incentrati proprio nello Stretto (16 gennaio 1975 e 11 marzo 1978) hanno provocato moltissima paura, ma oggi sono già stati dimenticati un pò da tutti.
La scossa del 16 gennaio 1975 si è verificata all’1:09 della notte ed è stata la più forte, con epicentro nella zona sud di Reggio Calabria, proprio nell’area in cui sorge l’Aeroporto dello Stretto, il “Tito Minniti”. Non ci sono certezze sulla magnitudo della scossa, che secondo alcuni studiosi è di 4,7 richter ma avrebbe un equivalente macrosismico di 5,4 richter. Il terremoto ha provocato diversi danni soprattutto a Reggio città, con profonde lesioni e qualche crollo. Migliaia di persone impaurite si riversarono in strada, tantissimi scapparono verso le montagne. Tre persone, tra cui una ragazza di soli 26 anni, morirono per collasso cardiocircolatorio mentre altre 3 rimasero ferite per la caduta di calcinacci in una casa di via Benassai. In tutto, solo a Reggio, furono danneggiate 450 abitazioni in modo lieve e 45 in modo grave. 40 famiglie, pari a circa 130 persone, rimasero senza tetto.
Situazione simile a Messina, dove i morti per infarto furono due. Anche nell’altra sponda dello Stretto in migliaia abbandonarono la città, e tre case nei quartieri di Bisconte e di Camaro S.Luigi, furono giudicate pericolanti. Le cronache dell’epoca riportano che proprio in coincidenza con il terremoto, nel cielo fu notato un bagliore violaceo.

Il terremoto dell’11 marzo 1978, poi, avrebbe un equivalente macrosismico pari a 5,5 richter. A Messina una donna morì per arresto cardiaco provocato dallo spavento, come accadde anche tre anni prima, e in migliaia di riversarono nelle strade sia a Messina che a Reggio e a Villa, ma l’ipocentro (profondità della scossa) fu più profondo rispetto al 1975 e ci furono meno danni.

Nello Stretto, insomma, l’evento del 1908 non è isolato nè è stato l’ultimo. Poco più di 30 anni fa, infatti, il territorio fu interessato da un paio di terremoti forti che avrebbero dovuto lasciare il segno nella memoria storica della comunità messinese e reggina. Due città che dovrebbero essere costruite e urbanizzate rispettando ogni tipo di vincolo anti-sismico, perchè che da queste parti la terra tremerà ancora è certo.
Nessuno, però, potrà dire quando: l’unica soluzione per evitare catastrofi è la prevenzione. A partire dai cittadini, che dovrebbero accertarsi delle condizioni dell’abitazione in cui vivono, in cui mangiano, in cui dormono. Ma purtroppo pensano ad altro, anche se – ahinoi – sull’onda emotiva di un’eventuale tragedia sarebbero lì pronti a prendersela con gli esperti che “non lo avevano previsto” (vedi L’Aquila). Sigh.