Dalla Sicilia al Lazio: la mappa dei vulcani italiani pericolosi

sabato 17 marzo 2012, 13:23 di

Se l’Etna sussulta, gli altri vulcani italiani non sempre dormono sonni tranquilli. Ed in Italia sono oltre 2 milioni le persone che vivono esposte a rischio vulcani.

I vulcani italiani si trovano intorno al Piano Abissale del Tirreno meridionale (vulcani napoletani, Isole Eolie) nel canale di Sicilia (Pantelleria e l’isola ferdinandea nata nel 1831 e subito scomparsa in mare) e sulla costa Jonica della Sicilia (Etna). Stromboli e l’Etna sono in attivita’ persistente o quasi, e solo a Pantelleria le ultime eruzioni sono preistoriche e risalgono a circa 8 mila anni fa. A stretto rigore anche alcuni dei vulcani del Lazio, particolarmente i Colli Albani vicino a Roma, potrebbero riattivarsi nel futuro anche se questa eventualita’ e’ poco probabile.

I vulcani italiani si distinguono in ’effusivi’ come l’Etna, anche se recenti studi confermerebbero un cambio di tipologia eruttiva del maggiore vulcano siciliano da ’effusiva’ in ’esplosiva’, che producono quasi solo colate laviche ed ’esplosivi’ come i Campi Flegrei, il Vesuvio e Vulcano, le cui eruzioni consistono in espulsioni violente di nubi di vapore e di gas cariche di frammenti incandescenti e di materiale solido. Il primo tipo di vulcano, ad attivita’ ’effusiva’, puo’ produrre danni molto ingenti ma e’ poco pericoloso per le persone e nella maggior parte dei casi i piani di emergenza possono scattare a eruzione iniziata. Nei vulcani ’esplosivi’, invece l’unica forma di difesa e la tempestiva evacuazione delle popolazioni minacciate e affinche’ questo possa avvenire e’ necessario disporre di una efficiente rete permanente di sorveglianza, che consenta di stabilire con anticipo sufficiente la ripresa dell’attivita’ eruttiva.

Ecco la mappa dei vulcani italiani che mettono a rischio la sicurezza degli italiani.

  • ISCHIA-LIPARI-PANTELLERIA - Queste tre isole sono dei veri e propri vulcani che da lungo tempo si trovano in una fase di totale tranquillita’; e sono soltanto i dati storici geologici oltre alla presenza di fumarole e sorgenti termali che ci ricordano che devono essere considerate ancora attive. Ischia e’ inattiva dal 1302, Lipari dal VII secolo e pantelleria addirittura da circa 8 mila anni.
  • STROMBOLI - E’ la piu’ settentrionale delle isole Eolie ed e’ nota fin dalla piu’ remota antichita’ per la sua attivita’ persistente: esplosione di moderata energia che lanciano ad altezza di 100-200 metri getti di gas e frammenti di magma incandescenti. L’attivita’ dello Stromboli si intrerrompe solo molto raramente e e in genere per pochi mesi e in effetti anche se dal mare emerge solo una punta alta 924 metri lo Stromboli e’ in realta’ un grosso edificio nato circa 200 mila anni fa che si estende per 1500 metri sotto il livello del mare, tipo un vulcano-iceberg. L’attivita’ persistente non rappresenta alcun pericolo, ad eccezione di alcuni fenomeni eruttivi piu’ intensi per i quali le colate di lava incandescenti arrivano fino in mare e possono anche provocare piccoli maremoti.
  • VESUVIO – L’ultima volta che si e’ svegliato e’ stato nel 1944. Non ci sono ancora segnali di imminente riattivazione ma il Vesuvio e’ il vulcano a massimo rischio. In caso di eruzione dovrebbero essere evacuate migliaia persone.
  • CALDARA FLEGREA – L’ultima eruzione risale al 1538. L’evento atteso in caso di riattivazione e’ un’eruzione esplosiva al centro della caldera flegrea. La popolazione esposta al rischio va da 70 mila a 200 mila persone. Due crisi sono state registrate tra il 1970-1972 ed il 1982-1984 con sollevamento del suolo e terremoti, ma non sono sfociate in un’eruzione. La situazione attuale e’ tranquilla.
  • VULCANO - L’ultima eruzione risale al 1890 e si e’ trattata di una manifestazione di tipo esplosivo.La popolazione esposta e’ di 700 persone in inverno e di 10 mila persone in estate. Da alcuni anni si osservano, con oscillazioni, aumenti di temperatura delle fumarole del cratere (passate da 300 a 700 gradi centigradi), aumento di fratture, frane, aumento del flusso dei gas dal suolo, piccole crisi sismiche e modestissime deformazioni del suolo.

 

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