Venezia sprofonda di 2 mm all’anno e si sposta verso Est. Il CNR: “dati non preoccupanti”

Venezia è una delle città più studiate al mondo, non soltanto per il suo fascino, ma per il problema dell’affondamento nel tempo nel Mare Adriatico. Tra le ultime ricerche in merito, c’è quella dei ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography dell’università della California, dell’università di Miami e dell’azienda italiana Telerilevamento Europa, che hanno scoperto che il capoluogo veneto non solo ha ripreso ad abbassarsi, ma si sposta anche verso est. I ricercatori hanno combinato misure Gps con quelle da satelliti che utilizzano la tecnologia Insar per verificare eventuali movimenti: dall’analisi emerge che in media la città sprofonda tra 1 e 2 millimetri l’anno, mentre le isole della laguna calano di 2-3 millimetri nella parte nord e 3-4 in quella sud, mentre il movimento verso est è di 1-2 millimetri. Numeri che hanno impressionato i ricercatori d’oltreoceano, ma che non hanno però stupito con i ricercatori italiani del Cnr. “Sono d’accordo con i numeri trovati dalla ricerca, ma non con l’interpretazione dei dati – spiega Luigi Tosi, geologo dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr – il fatto che la laguna si abbassi di pochi millimetri l’anno era stato già osservato da diverse ricerche precedenti, per cui la conclusione che ‘Venezia ha ricominciato ad affondare mi sembra forzata“. Nonostante l’affondamento in sé non rappresenti un problema, il futuro della città rimane complesso a causa dell’innalzamento del livello dei mari, e questo nonostante l’entrata in funzione del Mose. “L’abbassamento va sommato all’innalzamento delle acque, che potrebbe arrivare addirittura a 50 centimetri entro fine secolo – spiega Tosi – il Mose è progettato per entrare in azione solo per maree superiori a 110 centimetri, quindi 10-20 volte l’anno. In caso di un innalzamento così grande delle acque, però, la quota di 110 centimetri verrebbe superata molto piu’ spesso, fino a 200 giorni l’anno“. Proprio Tosi, insieme ad alcuni matematici dell’universita’ di Padova, sta lavorando a uno studio sulla possibilita’ di alzare Venezia pompando acqua nel sottosuolo: “Il modello teorico funziona molto bene, ma ancora servira’ molta ricerca per metterlo in pratica – sottolinea l’esperto – si potrebbe aiutare il Mose con un innalzamento di circa 10 centimetri“. L’articolo verrà pubblicato il 28 marzo su Geochemistry, Geophysics, Geosystems, rivista della società americana di Geofisica.