Simulazioni per la comprensione dei tornado
Dopo la sorprendente serie di tornado che ha sconvolto gli Stati uniti lo scorso 27 Aprile 2011, causando oltre 315 morti a causa di 200 eventi in circa 24 ore, lo scienziato informatico Amy McGovern presso l’Università dell’Oklahoma, con il sostegno della National Science Foundation (NSF), sta lavorando per trovare alcune risposte in merito alla formazione dei vortici d’aria. I tornado sono causa di centinaia di vittime ogni anno, e di miliardi di dollari di danni negli Stati Uniti. La tempesta dell’Aprile 2011, che ha sconvolto soprattutto l’Alabama, è stata sorprendente anche per alcuni previsori veterani come Greg Carbin, della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Uno dei dubbi a cui non si sa dare risposta, è perché i tornado si verifichino soltanto in alcuni temporali e non in tutti. Purtroppo capire la dinamicità dell’atmosfera è estremamente difficile, ed esistono innumerevoli variabili. “C’è la pressione, la temperatura, il vento”, dice McGovern. Nessun radar allo stato attuale, possiede una strumentazione tale da raggiungere una risoluzione adeguata alla comprensione dei tornado. Gli scienziati osservano molto spesso i video inviati dagli “Storm Chasers” o i dati dei radar Doppler, ma questo può far comprendere il loro meccanismo solo in maniera generale. McGovers utilizza invece diversi strumenti, tra cui i moderni supercomputer, ed una tecnologia che prende il nome di “data mining”. Si tratta di un insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati (attraverso metodi automatici o semi-automatici) e l’utilizzo scientifico, industriale o operativo di questo sapere.
Lo scienziato ed il suo team non solo studiano le reali tempeste, ma creano varie simulazioni per analizzare l’interazione dei componenti della tempesta. Ogni temporale creato può generare un terabyte di dati. “Quello che stiamo facendo con le nostre simulazioni è effettivamente in grado di percepire tutte queste variabili fondamentali ogni 50-75 metri“, spiega. Lavora con esperti meteo, tra cui il meteorologo Rodger Brown, del National Severe Storms Laboratory, il quale lo sta aiutando a capire quali possano essere le informazioni utili nella simulazioni e ciò che non è necessario nell’ambito dell’enorme quantità di dati. “C’è un pò di rumore che rimbalza sul bordo della griglia. In qualche modo, è il rumore che viene amplificato, una sorta di onde gravitazionali o qualcosa del genere. Quindi stiamo proseguendo la sperimentazione per scoprire quale possa essere il problema“, dice Brown. Anche se ci sono ancora molte domande a cui rispondere con queste simulazioni, McGovern è fiducioso sul lavoro che sta portando avanti. Purtroppo qualsiasi radar andrebbe completamente distrutto dai forti venti di un tornado, per cui bisogna continuare su questa strada.



































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Credit: NASA
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