Come si genera uno tsunami?

Come si genera uno tsunami?

Raffigurazione di un'onda gigantesca

Uno tsunami, o più semplicemente un maremoto, è un anomalo moto ondoso causato da un improvviso movimento sul fondo dell’Oceano; questo movimento potrebbe essere determinato da un terremoto, da un’eruzione vulcanica sottomarina o da un grande impatto meteorico. Gli tsunami attraversano gli oceani a grandi velocità, sino a costruire onde mortali nei pressi dei litorali. La maggior parte di essi sono causati da terremoti generati in una zona di subduzione, un’area dove una placca oceanica è costretta verso il basso, nel mantello, a causa delle forze delle placche tettoniche. L’attrito tra la placca in subduzione e la placca principale è enorme, ed impedisce un movimento lento e costante, bloccandone lo scorrimento. Il risultato di questo attrito è un accumulo di energia molto simile a quella immagazzinata da una molla compressa. Questa energìa può essere accumulata per un lungo periodo di tempo, anche per decenni o addirittura per secoli. E’ per questo motivo che comunemente ci si preoccupa in presenza di troppa calma nell’attività sismica, anche se in realtà una forte scossa può generarsi dopo uno sciame. Quando l’energìa nella placca prevalente supera la forza d’attrito, si verifica una sorta di movimento improvviso che causa l’evento tellurico e il conseguente tsunami, attraverso una spinta verso l’acqua sovrastante. Al tempo stesso, le zone interne della placca prevalente, improvvisamente si abbassano. Le onde quindi iniziano a viaggiare dal punto dell’epicentro del sisma, o dove si è verificato l’evento scatenante, a velocità impressionanti, pari anche a 500-1000 Km/h, con lunghezze d’onda di centinaia di chilometri ed altezze centimetriche poco osservabili se non con particolari e apposite strumentazioni. A differenza delle comuni onde che smuovono soltanto la parte superficiale dell’acqua, dovuta ad esempio al forte vento, in presenza di un maremoto viene interessata tutta la massa liquida presente sopra l’evento, sino ai fondali, per cui la quantità d’acqua in movimento diviene enorme, tanto da superare qualsiasi barriera sul suo cammino. Una volta generata, l’energia dell’onda di maremoto è costante e funzione della sua altezza e velocità. Prima dell’arrivo nei pressi della costa, le onde rallentano a causa dell’attrito prodotto con il fondo marino, ma contemporaneamente per una serie di fattori scientifici, tendono a divenire più corte, ma anche più alte e più ampie. Idea comune ma erronea, è quella di credere che uno tsunami sia composto da una singola onda gigantesca che crea quei disastri che abbiamo osservato attraverso i media di tutto il mondo, ma in realtà l’evento è contraddistinto da un treno di onde in rapido movimento nell’oceano. Uno tsunami prodotto da un terremoto lungo la costa del Cile nel 1960 viaggiò attraverso l’Oceano Pacifico, raggiungendo le isole Hawaii in circa 15 ore e il Giappone in meno di 24 ore. I danni che possono causare li conosciamo tutti, soprattutto dopo gli eventi dell‘Indonesia del 2004 e del Giappone nel 2011.

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