Il mondo in attesa della cometa ISON: tutti i dettagli del suo lungo viaggio nel sistema solare

venerdì 11 gennaio 2013, 19:28 di

La cometa di Halley

Cresce l’eccitazione tra gli astronomi per la cometa ISON, che nei mesi futuri potrebbe diventare una delle comete più brillanti mai osservate nel cielo. L’oggetto potrebbe divenire così luminoso da eclissare le recenti comete Hale Bopp e McNaught apparse rispettivamente nel 1997 e nel 2007, che pure diedero spettacolo. Fortunatamente la cometa è stata scoperta 14 mesi prima del suo passaggio al perielio, il punto più vicino al Sole, quando era ancora lontana e di luminosità molto debole, dando il tempo necessario agli osservatori di pianificare le serate osservative. E’ stata scoperta lo scorso 21 Settembre da Vitali Nevski e Artyom Novichonok con un telescopio riflettore di 0.4 metri e annunciata dal Minor Planet Center di Cambridge il 24 Settembre. Catalogata come C/2012 S1, al momento della scoperta la sua magnitudine (scala utilizzata dagli astronomi per misurare la luminosità dei corpi celesti)  era stimata a 18,8, con una distanza di circa 1 miliardo di chilometri dalla Terra e 939 milioni di chilometri dal Sole. Questo ha reso la cometa circa 100.000 volte più debole della più debole stella che può essere osservata ad occhio nudo. Al momento, il corpo celeste dista 762 milioni di chilometri dal Sole, nascosta appena dentro l’orbita di Giove. Il prossimo 16 Gennaio passerà a mezzo grado dalla stella Castore, nella costellazione dei Gemelli.

DA MARTE AL SOLE – Nel suo viaggio verso il Sole, la cometa transiterà il 1 Ottobre a 10,5 milioni di chilometri da Marte, fornendo materiale osservativo al Mars Science Laboratory, noto al pubblico come il rover Curiosity della NASA, che dallo scorso mese di Agosto sta perlustrando la superficie del pianeta rosso. Dopo un mese esatto, la cometa entrerà nell’orbita della Terra, ma non sarà ancora visibile ad occhio nudo. Sarà visibile nel cielo del mattino a nord di Marte, mentre scorrerà verso est tra le stelle della costellazione del Leone. Per osservarla sarà necessario un semplice binocolo. Con il passare dei giorni la temperatura sempre più elevata a cui sarà esposta, le farà dissipare tutto il materiale ghiacciato di cui è composta, mostrando una bellissima coda sempre più estesa.  Al mattino del 18 Novembre, ormai di magnitudine 3, si troverà a meno di 1 grado dalla stella di prima grandezza Spica, nella costellazione della Vergine.  Soltanto cinque giorni dopo, la sua magnitudine prevista sarà pari allo zero. La cometa passerà all’interno della corona solare, sperimentando temperature fino a 1,1 milioni di gradi Celsius. Essendo stata nel gelo cosmico per migliaia di anni, ISON sarà improvvisamente sottoposta ad un calore incredibile, tanto che il nucleo potrebbe anche frantumarsi. Ed è questo il bivio che potrà essere svelato soltanto nei giorni successivi a tale passaggio.

Credit: Remanzacco Observatory/Ernesto Guido, Giovanni Sostero & Nick Howes

FATTORI DI IMPREVEDIBILITA’ – Secondo l’astronomo Gareth Williams dello Smithsonian Astrophysical Observatory, le osservazioni orbitali confermano che il 28 Novembre l’astro sarà al suo massimo avvicinamento al Sole, in quello che può essere definito un vero e proprio passaggio radente. In quel momento la cometa starà descrivendo una curva a gomito alla velocità di 684.000 Km/h, ad una distanza di soli 1,18 milioni di chilometri sopra la fotosfera ardente della nostra stella. A causa di questo motivo non è ancora facile stabilire la luminosità apparente che caratterizzerà l’astro chiomato, ma secondo gli astronomi è probabile che possa raggiungere una magnitudine di -12.6, simile a quella della Luna piena. Se questo dovesse verificarsi, sarebbe la cometa del millennio, visibile anche in pieno giorno. Un evento sicuramente raro, dal momento che dal XVII secolo soltanto in nove occasioni una cometa è diventata tanto brillante da essere osservata con la luce della nostra stella.

Una cometa radente

I PRECEDENTI – Alcune comete radenti, come la grande cometa del 1882 o la cometa Ikeya Seki nel 1965, si ruppero in più frammenti, dirigendosi verso lo spazio profondo; altre, come la Lovejoy nel 2011, emersero dal forno solare in perfette condizioni (o quasi) contro le più rosee aspettative, comunque in modo sufficiente a dare spettacolo nel cielo australe. Un altro esempio negativo lo troviamo nella cometa Kohoutek del 1973. Essa fu scoperta quando era ancora molto lontana dal Sole (proprio come ISON), suggerendo che fosse molto grande e che sarebbe diventata estremamente brillante. La sua magnitudine stimata era di -10, e alcuni astronomi la annunciarono come la cometa del secolo. I mezzi di informazione, eccitati da tali previsioni, divulgarono la notizia, attendendo l’evento con grande impazienza. Si parlava, proprio come per la ISON, di una visibilità eccezionale, capace di essere intravista anche in pieno giorno. In realtà la cometa si rivelò molto più debole del previsto, tanto che la stragrande maggioranza della gente nemmeno la vide. Si scatenarono anche delle polemiche, visto che per mesi si era parlato dell’evento del secolo. Il timore di ripetere l’errore, fece quasi dimenticata la cometa West del 1976, che in modo quasi inaspettato, illuminò i cieli del mondo occidentale. Si trattò di una delle più belle e luminose comete del XX secolo. Ma allora perché, nonostante gli eventi passati, c’è tanto entusiasmo? Perché la sua orbita è piuttosto simile alla grande cometa del 1680, che non solo riuscì a sopravvivere al passaggio ravvicinato con il Sole, ma che ancora oggi resta una delle più interessanti degli ultimi secoli. Scoperta dall’astronomo tedesco Gottfried Kirsch, questa fu la prima cometa mai scoperta da un telescopio. Il 4 Dicembre di quell’anno la vagabonda spaziale era visibile di magnitudine +2, con una coda lunga 15 gradi. Il 18 Dicembre transitò a 502.000 chilometri dalla superficie del Sole. A fine anno riapparve nel cielo serale occidentale, sempre di magnitudine +2, con una lunga coda che si estendeva per almeno 70 gradi nel cielo. Scomparse dalla visibilità ad occhio nudo nel Febbraio del 1681.

Come si potrebbe vedere la cometa

UN GRANDE EVENTO – Se il nucleo di ISON non dovesse disgregarsi, la cometa sarà successivamente sottoposta alla forza del vento solare, determinando una coda per decine di milioni di chilometri. In questa fase la cometa sarebbe nuovamente in avvicinamento alla Terra, in un passaggio ravvicinato nel giorno di Natale, transitando a 63,7 milioni di chilometri dal nostro pianeta. In quel momento la cometa sarà circumpolare, ossia sopra l’orizzonte per tutta la notte. Potrebbe quindi essere la grande cometa di Natale 2013, che ci ricorderà il fenomeno della natività di Cristo della tradizione cristiana. La strada da percorrere verso il Sole è ancora lunga, e noi la seguiremo in dettaglio sino al termine. Per il momento non possiamo far altro che sperare che l’evento possa rappresentare realmente qualcosa di indimenticabile, e che possa darci la possibilità di contemplare un evento unico nella nostra vita. In bocca al lupo ISON.

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