Sullo Stretto di Messina sta per ripetersi lo spettacolo della grande migrazione dei rapaci, in parte disturbata dallo scirocco

lunedì 29 aprile 2013, 17:11 di

Anche quest’anno sull’incantevole scenario paesaggistico dello Stretto di Messina si sta ripetendo lo spettacolo della grande migrazione dei rapaci. Lo Stretto regala anche questo. Non tutti sanno che questo braccio di mare, fra Sicilia e Calabria, è famoso in tutto il mondo anche per le grandi migrazioni primaverili, soprattutto dei rapaci ed altre specie di uccelli, che lo usano come scorciatoia per arrivare sulla penisola italiana e raggiungere i Balcani, lasciandosi dietro il Mediterraneo. Infatti questi uccelli, stremati dal lungo viaggio che li porta ad attraversare i paesi dell’Africa sub-sahariana e il deserto del Sahara (il più grande ed esteso del pianeta), raggiungono l’area dello Stretto di Messina per effettuare nel modo più rapido possibile la traversata che li conduce sul vecchio continente. A differenza di quanto accade sul Bosforo o a Gibilterra, lo Stretto di Messina è uno dei posti dove è più facile imparare a riconoscere i rapaci. Questo non è solo dovuto all’elevato numero di specie che si possono vedere, ma soprattutto perchè è tra i pochi luoghi di transito dove si vedono i rapaci a distanza ravvicinata.

Un po’ per le caratteristiche del territorio, un po’ per i venti, di norma gli stormi passano a media-corta distanza, ma se è la giornata adatta allora si è letteralmente in mezzo agli stormi. Qui questi uccelli trovano le condizioni meteo/climatiche favorevoli che li accompagnano durante la migrazione verso i luoghi di svernamento sull‘Europa centro-orientale e area balcanica. A causa della sua peculiare conformazione geo-morfologica , a forma di “imbuto”, lo Stretto rappresenta una vera e propria “galleria del vento“ che costringe i flussi eolici nei bassi strati ad incanalarsi e amplificarsi scorrendo parallelamente all‘orientamento della linea di costa (un po’ come avviene all‘interno di una grossa vallata o un canyon). In Italia statisticamente solo le Bocche di Bonifacio, il Canale d’Otranto e il Canale di Sicilia, risultano più ventilati rispetto al braccio di mare fra Reggio e Messina. Proprio attorno lo stretto, grazie alla sua singolare orografia, quasi quotidianamente si attivano delle intense correnti termiche, con spiccate caratteristiche ascensionali, derivate da lievi differenze di pressione e di temperature fra le coste del basso Tirreno e l’area ionica.

Inoltre la ventilazione che spira sullo stretto viene fortemente influenzata dalla presenza di ben quattro sistemi montuosi di una certa imponenza, come i Nebrodi, i Peloritani, l’Etna e l’Aspromonte, che ne modificano spesso la direzione e la velocità, costringendo i previsori a ridisegnare le carte del tempo su scala locale, con i necessari aggiustamenti per evitare un invalidamento delle previsioni meteorologiche (che purtroppo avviene di frequente a livello nazionale visto la mancata conoscenza del caratteristico microclima unico in tutto il Mediterraneo). Ciò comporta la formazione di flussi d’aria, talora molto impetuosi quanto localizzati, che favoriscono ulteriormente le grandi migrazioni. Queste correnti termiche spesso vengono utilizzate dai rapaci per risalire molto rapidamente l’area dello Stretto di Messina, passando dalle coste messinesi a quelle reggine nel più breve tempo possibile. Sovente le “termiche” più forti si formano in prossimità delle vallate dei Peloritani nelle ore centrali del giorno, quando l’aria ben surriscaldata nel fondovalle diventa leggera e tende a salire verso l’alto (si tratta di bolle d’aria più calda rispetto a quella circostante che salgono verso l’alto), raggiungendo i crinali e le creste montuose, al di sopra degli 800-1000 metri.

La presenza di queste forti correnti ascensionali viene evidenziata dallo sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi che poggiano le loro basi sulle cime dei Peloritani e sull’Aspromonte e sui rilievi attigui ad esso. Gran parte degli avvistamenti di falchi e aquile avvengono proprio nelle ore pomeridiane in prossimità delle principali vallate, nel momento in cui si formano le famose “termiche”. Molti di questi rapaci una volta inseriti all’interno delle forti correnti “termiche” si alzano gradualmente fino a raggiungere altezze considerevoli, arrivando oltre i 1000-1200 metri, per poi scivolare in “picchiata” sopra lo Stretto, in direzione delle coste calabresi. Il vento e le correnti ascensionali di natura termica sono molto importanti anche per stabilire quali sono le migliori località o i punti di osservazione maggiormente idonei durante i transiti. Il vento migliore per fare osservazioni è quello da nord o nord-ovest, il Maestrale o la Tramontana, soprattutto quando soffiano in maniera debole o moderata, con velocità media di 20-25 km/h. Col vento dai quadranti settentrionali si privilegiano posti come Portella di Castanea, Salice, Monte Ciccia, Puntale Chiarino e Monte Antennamare (Dinnammare per i messinesi). In queste condizioni i rapaci possono effettuare la traversata volando con stormi ben organizzati ad altezze considerevoli, anche sopra i 1000 metri. Per questo si privilegiano punti di osservazione a quote alte, sulle principali vette dei monti Peloritani.

Con lo Scirocco e con le correnti meridionali, malgrado la componente favorevole che li accompagna da Sud a Nord per la risalita dello stretto, le migrazioni si osservano solo nei primi giorni a quote molto basse visto che il sostenuto vento da Sud che si incanala nella parte nord dello stretto impedisce a questi grandi uccelli di spiccare il volo a grandi altezze. Con i venti dai quadranti meridionali si fanno osservazioni da Castanea, Santa Rosalia e lungo la costa da Ganzirri a Torre Faro. I venti umidi da Sud infatti obbligano i rapaci a volare molto bassi, anche a pochi metri sopra la superficie del mare. Quando i venti sciroccali raggiungono una notevole intensità, spirando spesso a carattere burrascoso nella stagione primaverile (capita sovente), con venti impetuosi ad oltre i 70-80 km/h, il transito diminuisce sensibilmente fino ad annullarsi quasi del tutto. Alle volte queste perturbazioni improvvise che interessano l’area dello Stretto possono cogliere di sorpresa gli uccelli che si trovano costretti a cercare un rifugio per evitare di finire “fuori rotta”, in mare aperto sul Tirreno. Dal punto di vista meteorologico il periodo migliore per fare osservazioni sullo Stretto è da inizio Aprile sino a fine Maggio, sebbene il periodo più consigliato si restringe tra fine Aprile e i primi 15 giorni di Maggio, flussi sciroccali permettendo.

Difatti, in questi giorni il persistente flusso sciroccale che sta investendo lo Stretto, come gran parte del Mediterraneo, da oltre una settimana, sta sensibilmente riducendo i transiti, al punto da obbligare gli uccelli a seguire traiettorie più dispendiose, verso la Grecia e l’Egeo. Probabilmente solo dai primi giorni di Maggio, con il definitivo decadimento del caldo flusso sciroccale dall’entroterra algerino e libico, si dovrebbe iniziare ad assistere ad un ulteriore incremento dei passaggi lungo lo Stretto. Ormai è appurato dagli esperti: le migrazioni dei rapaci vengono fortemente influenzate anche dalle condizioni atmosferiche che questi uccelli incontrano nel continente africano. Ultimamente si è riscontrato che spesso, quando sull’entroterra africano, fra Marocco e Algeria, si avvicina un intenso fronte perturbato, il transito dei migratori lungo l’area dello Stretto subisce un temporaneo aumento. Questo perché i migratori, avvertendo l’imminente peggioramento del tempo (con il calo della pressione barometrica), si affrettano a lasciare le coste africane per raggiungere le coste meridionali europee, attraversando il Canale di Sicilia.

Nel periodo primaverile, tra Aprile e i primi giorni di Maggio, con la risalita della “corrente a getto sub-tropicale” verso le latitudini mediterranee, lungo le coste nord-africane si formano grosse perturbazioni accompagnate da venti piuttosto intensi, spesso contrari alle tradizionali rotte migratorie, che rappresentano una grossa “insidia” per i rapaci. Nell’Aprile del 2006 in soli due giorni, dal 29 al 30, si è registrato un eccezionale transito, soprattutto di falchi Pecchiaioli, con passaggi anche di diverse migliaia di individui nel giro di poche ore. Allora nell’arco di soli 3 giorni erano stati censiti ben 11.000 rapaci, fra questi circa 10.000 erano falchi Pecchiaioli. I transiti improvvisi di migliaia di rapaci nell’area dello stretto stupirono gli stessi osservatori che fino ad ora non avevano visto nulla di simile. Nei giorni successivi, con l’entrata dello scirocco, i transiti andarono gradualmente a scemare di giorno in giorno, fino ad annullarsi quasi del tutto non appena il vento meridionale si è fatto particolarmente impetuoso. Ciò fu causato proprio dal passaggio di un intenso sistema frontale sull’Africa nord-occidentale che ha apportato anche intense precipitazioni e tempeste di sabbia nell’area del Maghreb. Questo dimostra come le condizioni meteorologiche, in regione lontane dalle nostre (Africa sub-sahariana e Sahara), possono condizionare in modo determinante l’andamento di questi flussi migratori lungo l’area dello Stretto di Messina.

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