Simulata l’esplosione dei Maar: alla ricerca dei segreti di un fenomeno dall’immenso potenziale esplosivo

800px-Gour_de_TazenatL’indagine sui processi geologici ad alto rischio ha compiuto un ulteriore passo avanti grazie a un esperimento condotto presso l’Università di Buffalo, grazie alla creazione di una Geohazards Field Station, una struttura per esperimenti su larga scala di processi geologici.

Vi hanno partecipato ricercatori di 5 Paesi (Canada, Germania, Italia, Nuova Zelanda e Stati Uniti), per undici enti (perlopiù università e INGV): l’obiettivo è stato quello di studiare a fondo un evento che normalmente non si ha la possibilità di prevedere, né monitorare con appositi strumenti di rilevazione: la creazione di Maar.
blast1-vert1-621x1024Si tratta di cavità create da esplosioni scatenate dall’interazione tra magma e acqua di falda: quando questi due elementi entrano in contatto, vengono prodotte enormi quantità di composti volatili con un immenso potenziale esplosivo, con conseguenze catastrofiche assimilabili all’impatto di meteoriti di grandi dimensioni. Una volta avvenuta l’esplosione, la cavità di riempie d’acqua formando un laghetto.

Proprio a causa della non prevedibilità della genesi dei Maar, gli scienziati del team internazionale hanno pensato di riprodurlo in scala tramite esplosioni controllate superficiali e sottosuperficiali.

Le esplosioni e le variazioni sono state monitorate attraverso il telerilevamento, le tecniche geofisiche, scavi e osservazione (la documentazione ha avuto luogo grazie a 4 telecamere ad alta velocità, 1 telecamera termica, 3 telecamere HD, 30 geofoni, 7 sismometri, 6 microfoni per infrasuoni, 3 microfoni tradizionali, 80 postazioni per la raccolta di campioni, 1 pallone meteorologico per gli infrasuoni, 1 robot per la fotogrammetria, 4 sensori di campo elettrico, 1 tubo di Pitot e 127 mirini balistici) e sono state in particolare le esplosioni più profonde (al di sotto della profondità ideale per la creazione del cratere della massima ampiezza) che hanno prodotto strutture eterogenee che sono simili alle cavità tipiche dei Maar.

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Ciò che è assolutamente unico, è la possibilità di studiare a fondo le esplosioni in un ambiente controllato: normalmente la Natura non concede la possibilità o il tempo di preparazione per raccogliere le informazioni che precedono l’evento di origine, ma lavorando sotto le suddette condizioni è possibile calibrare gli strumenti in modo tale da poter essere impiegati in un ambiente più accidentato e poco prevedibile, si pensi ad esempio alla possibilità di poter prevedere con precisione l’eruzione di un vulcano.