Il fascino della grande cometa del 1680 e le similitudini con ISON, attesa nei prossimi mesi

Raffigurazione dello spettacolo celeste di quei tempi
Raffigurazione dello spettacolo celeste di quei tempi
Raffigurazione dello spettacolo celeste di quei tempi

Nel 1680 una grande cometa illuminò i cieli notturni di tutto il mondo, rendendosi visibile per breve tempo anche in pieno giorno. Denominata C/1680 V1 (Kirch), l’astro chiomato scoperto ai primi di Novembre dall’astronomo tedesco Gottfried Kirch, viaggiava lungo un’orbita molto simile a quella della cometa C/2012 S1 (ISON), attesa al perielio il prossimo 28 novembre 2013. Fu la prima cometa ad essere scoperta attraverso l’ausilio di un telescopio, tanto da risultare un evento unico per quei tempi. Tra i suoi appellativi di “grande cometa del 1680” o “cometa di Kirch”, figura anche quello di “cometa di Newton”, dal momento che l’astronomo utilizzò la sua orbita per dimostrare le sue nuove leggi della meccanica orbitale. Anche per questo, l’astro viene valutato di estrema importanza. A differenza degli strumenti moderni, dotati di ottiche superlative e di dispositivi sensibili alla luce che permettono anche agli astronomi dilettanti di scandagliare le profondità del cosmo, la cometa di Kirch venne scoperta soltanto due settimane prima del suo passaggio radente sulla superficie del Sole, che avvenne a soli 900.000 Km. Al giro di boa, mentre si apprestava a tornarsene nel sistema solare esterno, la cometa presentò una spettacolare e sottile coda che si rese visibile per molti mesi. Fu uno spettacolo unico che affascinò il mondo.

Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)
Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

KIRCH Vs ISON – Osservando gli elementi orbitali di quella roccia spaziale, che presenta un periodo orbitale di circa 10.000 anni, si notano tante similitudini con  ISON: entrambe si avvicinano alla Terra a meno di 0.4 Unità Astronomiche (1 unità Astronomica = alla distanza Terra-Sole), e la distanza minima dal Perielio è davvero molto simile, così come la cosiddetta longitudine ascendente e l’inclinazione orbitale. A tal punto che se la moderna astronomia non permettesse di scindere i due corpi, si penserebbe allo stesso astro. A dire il vero gli astronomi hanno anche ipotizzato questa possibilità, o che quantomeno ISON potesse essere un frammento dell’altro. Osservando l’eccentricità e quindi stabilendo se l’orbita della cometa fosse un’ellisse o una parabola, si è arrivati a capire con metodo scientifico che i due astri non sono assolutamente correlati. Entrambe si sono mosse dalla grande nube di Oort, la nube immaginaria, probabilmente di forma sferica, nella quale sono presenti tutti i corpi ghiacciati che attendono di mettersi in viaggio verso il nostro sistema solare.
UN NUOVO EVENTO STORICO? – Ora gli scienziati sanno quale potrebbe essere il futuro di ISON, in rapido viaggio verso il Sole. Gli astronomi non sanno ancora se le dimensioni possano risultare simili, ma ciò che è certo, è che la grande cometa del 1680 superò un incontro radente con il Sole più importante, e che ISON è al suo primo viaggio nel sistema solare interno (a differenza della cometa di Kirch). Tutti elementi che fanno ben sperare per un nuovo evento storico. In definitiva, l’astro del 1680 potrebbe rappresentare un assaggio di ciò che vedremo nei prossimi mesi. Gli astronomi sono molto fiduciosi e sanno che se tutto dovesse procedere per il verso giusto, l’ultima grande cometa della storia dell’umanità sarà proprio ISON.

Credit: NASA, ESA, and Z. Levay (STScI)
Credit: NASA, ESA, and Z. Levay (STScI)