Pompei, raccontata per la prima volta la vita quotidiana degli schiavi

pompei7Si chiamava Amica, ed il suo nome e la sua impronta sono rimasti impressi in una tegola di terracotta appartenente ad un antico tempio romano. La tegola firmata è un rinvenimento rarissimo perché Amica era una schiava romana, e la sua impronta del piede è arrivata fino a noi. “La maggioranza degli schiavi della città di Pompei è rimasta sconosciuta ai posteri,” secondo Lauren Hackworth Petersen, docente di storia dell’arte alla University of Delaware, specializzata in arte ed architettura romana.

PompeiLa prof.ssa Petersen, ha un approccio completamente diverso con la storia: vuole riportare alla vita Pompei attraverso la letteratura, la legge, l’arte ed altre informazioni materiali. La ricerca da lei condotta è parte di un libro di cui è coautrice assieme a Sandra Joshel, docente di storia alla University of Washington.

Passeggiando tra le mura della città, la prof.ssa Petersen ha cercato di immaginare la vita giornaliera degli schiavi a Pompei, e prima di tutto, come vi sono giunti. “I proprietari di schiavi li racimolavano ovunque. Alcuni erano greci, altri africani, alcuni venivano istruiti appositamente per il ruolo da ricoprire.”

Pompei0305sG2Il Vesuvio ha ricoperto Pompei nel 79 A.C. di aria calda, ceneri vulcaniche e pietre. La popolazione a quel tempo, contava circa 20.000 persone. “Sebbene nessuno sappia con certezza quanti schiavi fossero presenti nella città, in genere ogni casa contava da cinque a sette schiavi,” sostiene la prof.ssa Petersen, “se le case erano più grandi, come quella di Menandro, se ne contavano molti di più.”

Le case erano dotate in genere di una porta principale, l’accesso privilegiato alla casa, e di almeno una porta di servizio, attraverso la quale passavano gli schiavi.”Questi, a volte, riuscivano ad evadere dall’occhio attento del loro padrone (e dei loro supervisori, schiavi anch’essi) per andare a rifornirsi d’acqua alla fontana pubblica, magari deviando il tragitto verso la taverna, o riposando un po’ su panchine in muratura all’ombra di qualche casa vicina. Facendo questo, uno schiavo poteva diventare del tutto anonimo ed invisibile nelle strade frequentate.”

1272289701617Sorprendentemente, gli schiavi non erano identificabili dal loro abbigliamento. La tunica semplice era il capo indossato sia dagli schiavi che dai loro proprietari. Solo la toga era riservata ai cittadini romani; comunque molti non la indossavano perché la sua lunghezza la rendeva ingombrante e difficile da tenere pulita.”

La presenza degli schiavi è più consistente nella legge, perché gli schiavi erano visti come una proprietà, e se venivano ‘danneggiati’ da un carro o da un vaso caduto da una finestra, per esempio, il proprietario doveva venire risarcito dal responsabile.”

“Stiamo imparando a vedere cose che ci è stato insegnato non era necessario vedere,” conclude la prof.ssa Petersen. “Stiamo guardando il mondo attraverso gli occhi degli schiavi e non solo attraverso gli occhi dell’élite che ne aveva il controllo.”