Per evitare intossicazioni letali impariamo a conoscere le piante tossiche facilmente confondibili

Per evitare intossicazioni letali impariamo a conoscere le piante tossiche facilmente confondibili

VELENO - Copia - CopiaQuasi mille italiani ogni anno rischiano di perdere la vita dopo aver assaggiato una pianta tossica, convinti della sua commestibilità. E’ recente la notizia di un’intera famiglia italiana ricoverata per grave avvelenamento dopo aver mangiato, a cena, una pianta tossica scambiata per comune insalata. Per evitare di incorrere in queste spiacevoli situazioni che, nei casi più gravi, possono condurre alla morte, ecco un elenco di alcune piante tossiche facilmente confondibili:

  • ACONITUM NAPELLUS - CopiaACONITUM NAPELLUS: cresce nei boschi, nei pascoli e nei prati alpini. Pensando di raccogliere una buona lattuga alpina selvatica, si fa in realtà una scorpacciata di questa pianta che è la più velenosa della flora italiana. Tutte le sue parti, specialmente se fresche, sono altamente tossiche. Contiene alcalodi, tra cui l‘aconina e bastano 1 o 2 milligrammi di essa per provocare la morte di un adulto o fenomeni tossici di forte gravità. Agisce sul cuore e sul sistema nervoso centrale, prima eccitando e poi paralizzando i centri nervosi. Agisce sulle terminazioni nervose e sensoriali, producendo rispettivamente un effetto paralizzante e fenomeni di anestesia. Provoca forte secrezione salivare, sudore, mancanza di respiro, irregolarità del battito cardiaco, disturbi a vista e udito, collasso e morte per paralisi cardiaca o per paralisi respiratoria. Dopo aver eseguito lavanda gastrica, si interviene con la somministrazione di carbone, tannino, acqua iodata, atropina e con la respirazione artificiale.
  • DIGITALIS PURPUREA - CopiaDIGITALIS PURPUREA : è una pianta erbacea biennale o perenne, con fusti eretti alti anche 15 cm., è tutta ricoperta da peli, ha fiori grandi e penduli di forma tubulosa-campanulata ed è tossica. Viene scambiata a volte per boragine o spinacio selvatico. L’intossicazione avviene per ingestione e provoca : nausea, vomito, disturbi alla vista, ipotensione, convulsioni, battito cardiaco alterato e nei casi più gravi morte per arresto cardiaco. In caso di intossicazione, il vomito non va indotto ma la persona va portata al pronto soccorso. Il nome del genere “Digitalis” deriva da “digitas”, temine latino letteralmente tradotto in dito e successivamente adattato in “ditale”, alludendo alla corolla dei fiori della pianta. L’uso medicinale nella medicina popolare è stato introdotto in Irlanda nel 1975 e, pur essendo una pianta preziosa poichè ricca di sostanze medicinali ad azione cardiaca, i casi di avvelenamento sono possibili anche per iperdosaggi dei suoi preparati medicinali.
  • COLCHICUM AUTUMNALIS - CopiaCOLCHICUM AUTUMNALE : si può confondere con lo zafferano o il crocus, ma anche con l’aglio o l’insalata selvatica. Il colchico o falso zafferano fiorisce in autunno nei prati umidi e nelle radure. Il nome Colchicum deriva dalla Colchide, una regione del Caucaso, nota in epoca antica per la ricchezza di fioriture di piante tossiche. Contiene alcaloidi particolarmente tossici, tra cui la colchicina. I sintomi da avvelenamento sono : bruciore alla bocca, nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, aumento della frequenza cardiaca e dolori toracici che compaiono da 2 a 5 ore dopo l’ingestione di parti della pianta. Dopo le 24 ore, si ha febbre, insufficienza epatica e renale, febbre per alcune settimane. Non esiste antidoto e sono tossici soprattutto i bulbo-tuberi della pianta.
  • ATROPA BELLADONNA - CopiaATROPA BELLADONNA: pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Solenaceae, cresce all’ombra e sul terreno calcareo. La parola “atropa” significa “inevitabile”, per via della pericolosità delle bacche, nere, lucide, dall’aspetto invitante, ma chiamate anche “ciliege di Satana“. Le donne asiatiche e africane utilizzavano proprio le bacche per dilatare le pupille e rendere luminoso lo sguardo. Le donne rinascimentali invece, come espediente di bellezza, utilizzavano le foglie macerate. L’ingestione della belladonna produce una perdita di controllo psicomotorio, risa spasmotiche, una sensazione di lievitazione nell’aria e di leggerezza del corpo, allucinazioni mentali erotiche. Dopo questi sintomi, iniziano quelli ancora più gravi: blocco della sudorazione, ipertermia, aumento della temperatura corporea, tachicardia, insufficienza polmonare e stati di incoscienza, fino alla morte. E’ impiegata in campo medico per controllare la secchezza del naso prima del raffreddore, come cura per il raffredddore, per le otiti , contro l’arrossamento e il gonfiore del timpano, ma anche per tosse, gola e influenza.
  • DATURA METEL - CopiaDATURA METEL: è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Solanacee, originaria della Cina, velenosa in tutte le sue parti, ma soprattutto nei semi, poichè contengono un’elevata concentrazione di alcaloidi tropanici, usati nella preparazione di farmaci contro ansia e dispnea nervose. Gli Indios peruviani utilizzavano la Datura per ottenere raptus della durata di qualche ora in cerimonie religiose e le stesse proprietà erano utilizzate dai sacerdoti, nei tempi delfici, per raggiungere lo stato di trance.

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