Italia sott’acqua: tra allagamenti e inondazioni, le storiche superstizioni della tradizione popolare

Italia sott’acqua: tra allagamenti e inondazioni, le storiche superstizioni della tradizione popolare

piena po fiume (3)Per un paese circondato dal mare e bagnato da moltissimi fiumi e affluenti come l’Italia, il rischio inondazioni è purtroppo una realtà da Nord a Sud con cui facciamo i conti da secoli. L’allarme per la piena del Po di queste ultime ore è solo l’ultimo evento in questo mese di Novembre, che ha già visto lo stivale attraversato da tempeste, veri e propri uragani mediterranei, mareggiate ed allagamenti in molte regioni, catastrofi di media o grande intensità che hanno causato purtroppo anche numerose vittime.

piena po 2000Le notizie storiche sulle alluvioni del Po esistono fin dall’Alto Medioevo, segno che il fenomeno si ripete da secoli. Negli ultimi decenni, le più gravi alluvioni del Po si sono avute nel 1951 quando l’idrometro di Batteria di Brescello segnò quota massima a 8,50 metri e vennero allagate la bassa reggiana e parmense e ancor più il Polesine, dove 100.000 ettari di territorio furono coperti dalle acque. Complessivamente, 113.000 ettari di terre emerse furono sommerse dall’acqua: 89 persone persero la vita. A Pontelagoscuro la portata massima toccò i 10.300 m³/s, massimo storico dall’inizio delle misurazioni nel 1807.

piena po 2000 01Anche nel 2000 i danni furono ingenti: a esondare ben 18 fiumi e molti torrenti dalla Dora Baltea, Dora Riparia, al Tanaro, e infine il Po, che raggiunge la portata record di 13.900 metri cubi al secondo, sommergendo Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Allora le vittime furono 35, 50.000 sfollati, oltre a strade interrotte, ponti crollati, abitazioni e aziende allagate, e paesi isolati per mesi. Altre piene importanti, quelle di 1917 e 1994, comunque inferiori ai due eventi eccezionali di 1951 e 2000. La media delle piene straordinarie del Po è di circa una ogni 16 anni. Quella di questo novembre 2014 è quindi esattamente in media: è infatti la prima dopo quella record del 2000.

Se oggi ad animare i rotocalchi del post alluvione sono le polemiche politiche e il rimpallo di responsabilità sulla scarsa resistenza delle opere pubbliche che avrebbero dovuto contenere i fenomeni naturali, sulla tempistica dei centri meteo nel diramare i bollettini meteo, e le ordinanza sindacali tardive, nel passato, invece, le comunità agivano prima della catastrofe con rituali popolari individuali, ma spesso collettivi.

La fede o la superstizione da Nord a Sud faceva si che gli uomini si affidassero alla grazia divina per evitare il peggio. Quindi preghiere, rosari e processioni a scopo apotropaico abbondano nella tradizione popolare italiana.

santa barbaraNell’800, ad esempio, venne approvata una Benedizione contro le alluvioni dalla Sacra Congregazione dei Riti. Il sacerdote, rivestito di cotta e stola viola, portava con sé la reliquia della Santa Croce sulla sponda del corso d’acqua o fiume da benedire e leggeva devotamente il principio dei quattro Vangeli in direzione dei quattro punti cardinali e dopo averli letti ogni Vangelo, aggiungeva un’orazione.

Da altre tradizioni popolari giunge notizia che in passato per scongiurare l’arrivo della grandine, si bruciavano le palme e si accendevano le candele benedette in occasione della festività della Candelora, il 2 febbraio; poi all’arrivo di forti temporali si usava staccare la catena che reggeva il paiolo all’interno del focolare, per gettarla nell’aia, operazione che doveva contribuire ad evitare che le saette cadessero sulla casa.

La patrona, tra gli altri, contro fulmini, saette e morti improvvise è Santa Barbara. Nel culto popolare è uso rivolgersi alla Santa recitando la seguente preghiera: “Santa Barbara Benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta“.

Tra gesti, rituali, preghiere e formule magiche, l’uomo ha sempre cercato di allontanare le catastrofi. Se oggi la scienza aiuta a studiarle, non può ancora sconfiggere gli effetti collaterali legati a tali fenomeni… quindi, se siete di quelli della serie ‘Non è vero ma ci credo‘, affidatevi ancora a certe formule popolari!

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