Storie di Musica – The Factory

La decima puntata della rubrica di MeteoWeb alla scoperta della storia della musica

Ci sono momenti in cui lo sport va al di la` della sua essenza e permette di posizionare precisi istanti, determinate sensazioni, ma soprattutto emozioni, in un punto dell`infinito nel quale si stagliano e perdurano per sempre.
Eventi sportivi storici ce ne sono stati a getttarne nello scarico, di tutti i tipi, in tutte le discipline e per tutto il novecento, sino al recente e piu` vivido in memoria nuovo millennio.
Ma non tutti sono uguali, non tutti raggiungono quel grado di purezza che permette loro di bloccarsi e quindi moltiplicarsi per sempre.
Ed a proposito di purezza, e` proprio quest`ultima che c`entra con le storie di sport alle quali mi riferisco sopra, ma in un modo diverso, ovvero quella nazista. Purezza come razza ariana, il credo del terzo Reich….
Le storie precisamente sono due: una che evidenzia, l`altra che “nasconde”.

Adesso, precisiamo, di storie sportive memorabili abbiamo detto ce ne sono un numero esagerato, e questo aumenta in modo esponenziale se lo si considera in maniera microscopica e settoriole. Dove per settoriale intendo la territorialita` che si interseca nel moltiplicatore delle discipline, per cui si hanno centinaia di discipline sportive per centinaia di paesi per un centinaio di anni, fate voi….

pietro menneaE` ovvio che tutti si ricordano e fanno passare alla storia sportiva quello che piu` si ha a cuore, proprio perche` come la musica, lo sport e` arte e quindi passione, e dove ci sono le passioni c`e` la storia. E ci sono quelli che sono famosissimi e noti solo per alcuni e non per tutti, prova a chiedere ad un Cileno se si ricorda quella partita di calcio di qualificazione contro il Brasile nel 1969, oppure per rimanere recenti Germania 2006 per noi, piuttosto che il mitico 19 secondi e 72 centesimi di Pietrino Mennea a Citta` del Messico nel 79, che come in una fiaba firma un record mondiale sui 200 piani che, non vorrei dimenticare neppure per un secondo, e` durato la bellezza di 17 anni. Oppure ci saranno partite di cricket altrettanto memorabili e se parlate con un indiano ve ne raccontera` delle belle, ed ancora rugby, pallavolo, ciclismo (E I francesi che si incazzano, le palle ancora che gli girano…..[Bartali, Paolo Conte])e via continuando cosi` per giorni e giorni.
Ma e` proprio questo il punto, ci sono eventi sportivi storici ed eventi sportivi storici!!!!!
Questi ultimi citati sono tanti ed innumerevoli proprio perche` sono popolari, ovvero terreni, anzi terrestri. Quelli di cui parlo io, sono, appunto, dell`infinito.
Il primo risale all`olimpiade del 1936 che si disputo` a Berlino, scelta in tempi non sospetti essendo il 1929 quando il comitato decise per Berlino come citta` ospitante. Non sospetti in quanto allora era ancora nell`ultima parte della democratica e progressista repubblica di Weimar. Poi nel 33 prende il potere il partito nazionalsocialista di Adolf Hitler e le cose cambiano un attimino, giusto appena!!
E quale miglior occasione per poter sfoggiare al mondo intero la potenza del regime nazista e lo strapotere dei propri atleti?!?!….Bingo!!!!

hitlerCosi` Adolfo, sempre piu` leader di una Germania sempre piu` forte, organizza chiaramente dei maestosi e sfarzosi giochi olimpici e si aspetta che i suoi, non vi racconto gli allenamenti ai quali furono sottoposti gli atleti tedeschi, vincano praticamente tutto. Tanto per cominciare non partecipano alla nazionale atleti che non sono completamente ariani, per cui niente lontane parentele immigrate o altri ceppi comunque insediati da generazioni in Germania, solo la purezza della razza ariana. Fece costruire uno stadio comunale gigantesco, per i tempi di allora una delle strutture piu` grandi ed all` avanguardia del mondo, con una cornice attorno di tutte le altre strutture per le discipline al chiuso come il nuoto e la ginnastica.
Ed e` proprio in quello stadio che si consumo` una vicenda mitica, una di quelle che intendo io e che vanno oltre tutto.
Si perche` in meno di due giorni, sotto lo sgurado attento del fuhrer accomodatosi in tribuna di onere, successe che James Cleveland Owens dell` Alabama vinse 4 medaglie d`oro, rispettivamente: salto in lungo, 200 metri piani, 4×100 staffetta e la regina delle gare, lo sprint, la velocita`, l`adrenalina…. i cento metri.
Pensate che il nonno di Jesse, perche` passo alla storia con questo nome, era uno schiavo a tutti gli effetti e veniva trattato come tale fino a qualche decennio prima, considerando che tre generazioni avevano un intervallo abbastanza breve per i tempi di allora tra gli afroamericani.
Eppure suo nipote cresciuto su a pane, blues e gospel e che si allenava senza scarpe, dimostra, anche se non proprio in quel momento esattamente e definitivamente, che non esisteva nessuna razza ariana e che al massimo, come effettivamente e` stato nel prosieguo della storia dell`atletica leggera, la razza ariana erano loro….
L`altra successe sei anni dopo, nel 1942 a Kiev, in una Ucraina occupata dai nazisti.
Si decise di fare un torneo di calcio fra tutti, ovvero squadre fatte dai militari tedeschi dei vari corpi e squadre fatte dai prigionieri di guerra, con piu` o meno lo stesso scopo delle olimpiadi di Berlino, ovvero vincere, ma con la sottile differenza che pero` al mondo non doveva fare vedere proprio nulla. Attenzione, e` qui il particolare della storia, essendo il 1942 ovviamente eravamo in piena seconda guerra mondiale, tra l`altro in un momento ancora favorevole ai tedeschi, per cui: In una Ucraina occupata, in piena guerra, chi si sarebbe dovuto interessare di quel torneo di calcio se non i locali ed il narcisismo nazista??!!?

FlakelfPer cui si gioca e si gioca per vincere ovviamente, in particolare la Flakelf era il fiore all`occhiello delle compagini tedescho-ungariche, fatta dai migliori atleti scelti nei migliori reparti dei servizi, dalle SS ad agenti della Gestapo. Solo che non avevano fatto troppo bene i conti con una squadra che si era formata tra i prigionieri, di nome Start. Qui si erano radunati una serie di ex giocatori, facenti parte delle due squadre principali locali, ovvero: La Dinamo e la Lokomotiv di Kiev. Tutti uomini che prima dello scoppio della guerra erano giocatori professionisti, ed anche se malnutriti ed un po` deperiti, ed anche se i giocatori tedeschi erano comunque degli ottimi atleti, erano pur sempre tutti calciatori professiosisti, di conseguenza erano superiori di gran lunga a tutti. Ed infatti fanno la schiaccia sassi del torneo dominandolo incotrastatamente come un rullo compressore fino alla finale. Dove li c`era la Flakelf!!!!
E non solo, c`era anche tutta la citta` di Kiev in festa, che aveva trovato in questo torneo e nella Start un palliativo di orgoglio niente male all`occupazione ed alla guerra. Ma soprattutto, c`era il regime nazista in quella finale. L`arbitro fece un discorso un po` ambiguo all` inizio del match quando si rivolse agli uomini della Start, ma il tutto passo` in modo abbastanza naturale e senza troppe preoccupazioni, cosi` si comincio` la finale di quel torneo di fronte ad uno stadio gremito in ogni ordine di posto. La Start guidata dal suo centroavanti Mychajlovy? Hon?arenko, elegante e rapido attacante della Dinamo, si porta avanti di 2 alla fine del primo tempo, precisamente 3 a 1. Poi qualcosa cambia, effettivamente quel discorso un po` ambiguo dell` arbitro voleva significare effettivamente qualcos`altro,e nell`intervallo sciolse ogni dubbio ribadendolo, ovvero: “Vincete questa partita e credo proprio che ve ne pentirete”…
La Start entro` nel secondo tempo con un altro piglio, completamente opposto a quello del primo, e smise letteralmente di giocare al calcio, facilitando le quasi incontrastate incursioni dei giocatori della Flakelf. Prima accorciano le distanze e non molto piu` tardi arriva il pareggio, avvolto dallo sconforto e della tristezza del pubblico di casa. Ma anche a questo punto succede qualcosa di strano, succede l`impensabile nell`impensabile. Si perche` e` davvero impensabile che una finale di un torneo di calcio si possa giocare a determinate condizioni, ma e` altrettanto impensabile che si decida di giocarla lo stesso. Non si dissero nulla, racconto` uno dei superstiti di quella storica partita, lo capirono guardandosi negli occhi e basta. In quel preciso istante, anche se la partita duro` ancora circa venti minuti, quel momento storico si fermo` per sempre perpetuandosi nell`infinito. Decisero tutti e 11 di giocarla quella partita, di non pensare alle conseguenze, che lo sport e` sport, che loro erano dei professionisti ed avrebbero giocato per vincere e non il contrario. Ma piu` di ogni altra ragione, scelsero di continuare a giocare per quella gente che riempiva lo Zenith stadium di Kiev quel 9 Agosto del 1942, per la loro gente, per le loro famiglie e le future generazioni, per quel popolo occupato dalla guerra. Fini` 5 a 3 per i prigionieri. Si salvarono, a quanto pare anche accidentalmente, solo tre giocatori di quella leggendaria Start, tutti gli altri furono giustiziati qualche giorno dopo o portati in campi di concentramento. Questa assurda partita ha ispirato il lungometraggio Fuga per la vittoria del 1981 di John Huston con Silvester Stallone e Pele`, che pero` al contrario ha un lieto fine. E` passata alla storia come la partita della morte, ma restera` per sempre nell` infinita memoria, come la partita della pace, dell` amore, dell`orgoglio e della giustizia contro la tirannia.

Chissa` cosa abbiano provato esattamente quei giocatori quel giorno in campo e fuori qualche settimana dopo??? Cosa sia scattato esattamente dentro di loro in quel momento tanto da andare consapevolmente incontro alla morte per una partita di calcio????
Non lo sapremo mai esattamente e mai potremo provare, fortunatamente vista la situazione, quella sensazione e cosa e` accaduto psico-emotivamente a quegli uomini, ma quello che possiamo immaginare e` senz`altro l`intensita` dell`emozione che ti pervade in determinati momenti surreali, un tumulto di sentimenti che esplodono portandoti ad agire contro logica. Esattamente come contro logica viene fatto troppo spesso del male, e come si puo` pensare di uccidere degli uomini perche` troppo validi in una disciplina sportiva da non lasciare gloria al regime?!?

In tutti e due i sensi, nel bene e nel male, e` la fabbrica di emozioni che ognuno di noi ha e che ogni giorno della nostra vita alimentiamo, venendo sottoposti ativamente e passivamente ad azioni e dimostrazioni di odio e amore.
The factory appunto, quel continuo divenire, un continuo working progress emotivo che segue le leggi chimiche della materia pur non essendo tangibile, ovvero nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E di tangibile c`e` la conseguenza di cio` che il proprio io, ed anche il super io Kantiano, il nostro subconscio, riflettono in azione ed in attitudinalita`, creando ed alimentando quella fabbrica che e` dentro di noi, quel sottobbosco che ci trasforma tutti i giorni e ci rende quello che siamo.

E gli anni sessanta sono una delle piu` grandi fabbriche del novecento e della storia in generale come abbiamo piu` volte sottolineato, una vera fucina di cambiamenti, evoluzioni, conquiste etiche e morali e scoperte di nuovi orizzonti(non mi riferisco solo all`allunaggio). La musica e` un ingrediente fondamentale di questa fabbrica, uno dei piu` saporiti della ricetta. Dopo lo sdoganamento commerciale di massa del rock and roll e l`inizio della British Invasion, la situazione diventa quasi ingestibile musicalmente parlando. Chiunque viene trascinato dai vari sound che si moltiplicano come i Gremlins se toccati dall`acqua, e che a loro volta cominciano a creare gruppi all`interno delle masse, modi di vivere e di pensare distinti, tanto da divenire identificativi nelle contro culture giovanili. Questo successe maggiormente ed in modo piu` netto negli Stati Uniti piu` che nel vecchio continente, dove pur non avendo una situazione idilliaca, mancavano alcuni elementi socio-politici che contribuirono ad alimentare questa dinamica. Cosi` mentre l`invasione britannica accresceva il suo fermento e proseguiva la sua cavalcata, facendo intrasentire nomi come David Bowie ed i Pink Floyd, dall`altra parte dell`Atlantico vi era la polveriera di uno stato preoccupato dall`egemonia mondiale fuori, essendo in piena guerra fredda (ricordiamo che correva l`anno 1963 quando si rischio` di passare ai fatti e ad una guerra calda, con l`episodio della baia dei porci) ed una serie articolata e piuttosto complessa di conflitti interni, dati da: i diritti civili di donne e gente di colore, una popolazione atterita dalla guerra e che non vuole quella del Vietnam e una situzione politica interna poco stabile se consideriamo l`assasinio del presidente Kennedy.
In un instabile caos definito come questo e` abbastanza normale che le persone diventino dei geyser che possono esplodere da un momento all`altro eruttando qualunque tipo di pensiero ed azione, e quando dico qualunque intendo brutte e belle, anzi bruttissime e bellissime.
Cosi` nel 1962 mentre in Giamaica nasceva lo ska e poco dopo moriva il suo padre fondatore Don Drummond o Don Cosmic, a New York, a Manhattan, un giovane artista omosessuale apriva una officina, The Factory.

Andy WarholQuell` uomo si chiamava Andy Warhol e credo, anche se non ne sono certo, che non abbia mai preso uno strumento musicale in mano, ma, essendo un grande artista visionario, abbraccio` tutte le arti indistintamente contribuendo attivamente anche a livello musicale. E` stato un pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore, fotografo e, soprattutto, il padre della pop art. Ma non solo, quello che piu` di tutto fece in modo evidente e significativo, fu quello di creare un qualcosa che non esisteva prima, che non aveva avuto mai una connotazione tale, forse di simile vi erano i circoli francesi del pre illuminismo. Ovvero, creo` questo ambiente di artisti, liberi pensatori, intellettuali che avevano la possibilita` di condividere, scambiare e lavorare assieme su molteplici tematiche ed argomenti. La fabbrica venne chiamata cosi` perche` effettivamente inizialmente era stata creata con un intento pratico, ovvero vi era l`assemblaggio delle serigrafie che Warhol creava, per cui vi era l`ultimo passaggio della catena del valore di una vera e propria produzione, appunto una fabbrica. Ma dopo qualche anno si tramuto` in quello che divenne per farla passare alla storia, un ritrovo di artisti che si stimolavano l`un l`altro nella creazione e produzione di idee tra il glamour della mondaneita` newyorkese e gli eccessi dell`estetismo sfrenato di quegli anni, all`insegna di droghe psichedeliche e altri eccessi vari ed eventuali. Per citarne qualcuno: Allen Ginsberg, Bob Dylan, Truman Capote, Mick Jagger, Salvador Dali` e tantissimi altri. Era appossionato anche di musica Andy, ed una persona in particolare del mondo della musica gli stette vicino in quel periodo ed era un noto frequentatore della Factory insieme agli altri, Mr. Lou Reed.
Il vecchio Lou e` stato una figura critica e dominante nella storia della musica moderna, una personalita` complessa e forte al tempo stesso, che ha lasciato un segno netto ed ancora distinguibile nella scena musicale di sempre. Fu il primo vero rocker americano, per come si intende la cultura ribelle rockeggiante. Celebre è la frse di Lester Bangs: “ Lou Reed è la persona che ha dato dignità, poesia e una sfumatura di rock’n’roll all’eroina, alle anfetamine, all’omosessualità, al sadomasochismo, all’omicidio, alla misoginia, all’imbranataggine e al suicidio”.

Cantore al contempo crudo e ironico dei bassifondi metropolitani, dell’ambiguità umana, dei torbidi abissi della droga e della deviazione sessuale, ma anche della complessità delle relazioni di coppia e della tristezza esistenziale. Lou ha finito con l’incarnare lo stereotipo dell’Angelo del male, manifestando un`influenza devastante nel mondo underground di allora, grazie al celebre ed imitato suo look divenuto un marchio di fabbrica (giacca di pelle nera, jeans e occhiali scuri), la sua voce apatica e apparentemente monocorde ed il suo stile chitarristico abrasivo e dissonante.
Cosi` dopo aver conosciuto, incontro che lo segnera` parecchio, lo scrittore e poeta Delmore Schwartz, se ne va a New York e diventa amico di Warhol, frequenta la fabbrica e conosce il musicista avanguardista e sperimentatore John Cale e la sensuale cantante tedesca Nico. Spinti dal fermento di quell`energia e dal contributo economico del padrone di casa, mettono su i Velvet Underground, la prima vera rock band americana…

Duro` solo 6 anni la fabbrica di Andy Warhol, dal 62 al 68, ma furono sufficienti per poter dare alla luce grandi scoperte e importanti intuizioni artitistiche. E nel 1967 mentre in Bolivia veniva catturato ed assasinato il Che, Ernesto Guevera, quell` uomo che fu fuoco e medicina come dice Daniele Silvestri nella sua splendida Cohiba, canzone dedicatagli. A New York usciva il primo album dei Velvet Underground, dal nome The Velvet Underground & Nico, album meraviglioso e che viene considerato a posteriori(Non vendette praticamente nulla) uno degli album piu` influenti del rock, avendo fatto da apri pista ed avendo influenzato e ispirato molteplici scene musicali successive come il punk, il new wave, il rock aternativo ed il post rock. Prodotto da Andy Warhol, e` considerato da Rolling Stones il tredicesimo album piu` bello della storia della muisca,dal quale ho estratto, per rimanare sul personaggio, la torbida, intermittente ed esplicita Heroin….Lui e` Lou Reed con i Velvet Underground!!