Spazio: al The Art of the Brick arriva il mattone di polvere lunare stampato in 3D

Al The Art of The Brick di Roma sarà esposto il mattone di polvere lunare stampato in 3D

Arriva un mattone di polvere lunare (finta) stampato in 3D alla mostra ‘The Art of the Brick‘, che allo Spazio Eventi Tirso di Roma ha portato per la prima volta nel nostro paese le sculture dell’artista statunitense Nathan Sawaya, realizzate con oltre un milione di mattoncini Lego. Infatti dal 25 marzo al 25 aprile nell’ambito dell’esposizione ‘Engineering Playground‘, curata da Marco Evangelos Biancolini e Pier Paolo Valentini, docenti all’Università di Tor Vergata, viene presentato un mattone dimostrativo realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ottenuto stampando in 3D polvere lunare simulata. Un contributo che vuole sottolineare le potenzialità della progettazione e della stampa 3D nell’ambito dell’esplorazione spaziale e della colonizzazione di pianeti e satelliti.

L’esposizione, concepita come un ”parco-giochi dell’ingegneria”, con l’obiettivo di mostrare quanto le nuove metodologie a supporto dell’ingegneria possano avvicinare il mestiere dell’ingegnere alla fantasia e alla creatività del gioco, si completa così con un’installazione del tutto originale e futuristica. L’idea del mattone lunare nasce dalla considerazione che la costruzione di una base lunare potrebbe essere molto più semplice utilizzando materiali già disponibili sul posto, componendoli in moduli di costruzione (mattoni) direttamente sul luogo di edificazione. Da questo punto di vista le potenzialità offerte dalla stampa 3D possono essere strategiche. Infatti, l’idea consiste proprio nel prelevare della polvere dalla superficie della luna e stamparla in 3D ottenendo dei veri e propri mattoni per poi comporli come avviene per le normali costruzioni. A questa idea ha lavorato l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con alcuni partner industriali tra cui lo Studio di Architettura Foster & Partners che ha concepito un disegno della cupola con una parete a struttura cellulare in grado di offrire protezione contro meteoriti e radiazioni spaziali e che incorpora un gonfiabile pressurizzato per ospitare gli astronauti.

La struttura a celle chiuse cava, che ricorda le ossa degli uccelli, offre una buona combinazione di resistenza e leggerezza. Per il mattone ‘prototipo’ è stata impiegata una particolare stampante 3D prodotta dall’azienda inglese Monolite, con un telaio ampio 6 metri, capace di spruzzare una soluzione legante su degli strati di materiale sabbioso. La polvere lunare è stata simulata con ossido di magnesio. La stampante attuale costruisce ad una velocità di circa 2 metri all’ora, mentre un modello di nuova generazione potrebbe raggiungere 3,5 metri all’ora, completando un intero edificio in una settimana. Invece la società di ricerca spaziale italiana, Alta SpA, ha lavorato con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sull’adattamento delle tecniche di stampa 3D per una missione lunare e per garantire il controllo di qualità di processo, valutando anche le problematiche della stampa sotto vuoto. “L’impiego della stampa 3D per la realizzazione di mattoni per moduli abitativi extraterrestri è un chiaro esempio della versatilità della metodologia costruttiva” – spiega Pier Paolo Valentini – “le opportunità e gli scenari che si aprono in abbinamento con le tecniche di prototipazione virtuale sono inimmaginabili“. ‘‘Abbiamo fortemente voluto questa installazione alla mostra ‘Engineering Playground’ per dimostrare come la creatività unita alle moderne tecnologie possa concretizzare i sogni più futuristici” ha aggiunto Marco Evangelos Biancolini.