Sindrome da fatica cronica: in Italia ne sono affette oltre 500mila persone

Sindrome da fatica cronica: in Italia ne sono affette oltre 500mila persone

Sindrome da fatica cronica: in Italia non siamo in possesso di dati certi sull'incidenza, che dovrebbe aggirarsi comunque sui 500.000-1.000.000 di persone affette

“Nel dicembre 1994, un gruppo internazionale di studio sulla Sindrome da Fatica Cronica (CFS), del quale ho fatto parte – spiega il prof. Umberto Tirelli, Direttore, Dipartimento di Oncologia Medica, Primario, Divisione di Oncologia Medica A Responsabile Unità CFS  Istituto Nazionale Tumori di Aviano – Pordenone – ha pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, una nuova definizione di caso che rimpiazzava la definizione pubblicata sei anni prima da Holmes e collaboratori. Nella nuova definizione un caso di CFS é definito dalla presenza delle seguenti condizioni: una fatica cronica persistente per almeno sei mesi che non é alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato; un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore”.

“Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, quali infezioni croniche, ipotiroidismo, disfunzioni dell’ipofisi, epatite B o C , tumori, depressione maggiore, schizofrenia, demenza, abuso di sostanze alcoliche ed obesità. Spesso i pazienti hanno una sintomatologia tipica di un’influenza cronica che dura per anni.  Recentemente con MyGenomics abbiamo messo a punto un test genetico che valuta la suscettibilità genetica di sviluppare una stanchezza cronica ed eventualmente una sindrome da fatica cronica. Dai dati preliminari in nostro possesso può esservi anche un incrementato rischio familiare della patologia o comunque della suscettibilità a svilupparla”.

“Purtroppo per ora non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di vita, portando anche qualcuno alla guarigione e un discreto altro numero a miglioramenti significativi della sintomatologia. Da qualche tempo stiamo utilizzando anche l’ossigeno-ozonoterapia, con risultati sorprendentemente positivi. L’ossigeno-ozonoterapia, infatti, si traduce in un miglioramento delle attività cognitive e della memoria, un miglioramento della fatigue/stanchezza, un miglioramento del microcircolo cerebrale, un aumento dell’attenzione e una diminuzione del dolore”.

“Nel 2013 l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Age.na.s.) di Roma, nell’ambito delle sue attività, ha messo a punto un documento scientifico sulla CFS su un progetto strategico del Ministero della Salute sulla medicina di genere, che fa riferimento alla classificazione di CFS secondo il documento canadese (Myalgic Encephalomyelitis/Chronic Fatigue Syndrome: a Clinical Case Definition and Guidelines for Medical Practitioners) e che è stato presentato il 25 marzo 2014 presso il Ministero della Sanità. In Italia non siamo in possesso di dati certi sull’incidenza, che dovrebbe aggirarsi comunque sui 500.000-1.000.000 di persone affette”.

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