La dieta Mediterranea cambia: presentata la nuova piramide alimentare sostenibile

La Conferenza organizzata da IFMeD ha proposto la Nuova Piramide della Dieta Mediterranea come un modello salutare e sostenibile

Si è conclusa oggi con successo “Revitalizing the Mediterranean Diet”, la 1° Conferenza Mondiale sulla Dieta Mediterranea che si è svolta dal 6 all’8 Luglio presso Palazzo Lombardia a Milano con l’obiettivo di avviare un impegno sinergico senza precedenti per la rivitalizzazione della nuova Dieta Mediterranea.

Al fine di bilanciare l’interesse mondiale verso la Dieta Mediterranea con l’aumento delle preoccupazioni di carattere ambientale, IFMeD ha lanciato una proposta di rappresentazione aggiornata della Piramide della Dieta Mediterranea. L’obiettivo principale è quello di spostare la percezione dei benefici di questo modello da una particolare attenzione per l’uomo, ad un focus sui benefici per il pianeta e le sue popolazioni. Questa proposta ha favorito un dialogo interdisciplinare tra gli scienziati e gli esperti in nutrizione, salute pubblica, scienze alimentari, antropologia sociale, sociologia, ‘economia domestica, agricoltura, ambiente e patrimonio culturale al fine di fornire una rappresentazione unitaria della Dieta Mediterranea come un modello alimentare sostenibile e rappresentativo di tutta l’area del Mediterraneo, da adattare per ogni paese ai propri contesti e alla propria cucina tradizionale.

Al fine di bilanciare l’interesse mondiale verso la Dieta Mediterranea con l’aumento delle preoccupazioni di carattere ambientale, IFMeD ha lanciato una proposta di rappresentazione aggiornata della Piramide della Dieta Mediterranea. L’obiettivo principale è quello di spostare la percezione dei benefici di questo modello da una particolare attenzione per l’uomo, ad un focus sui benefici per il pianeta e le sue popolazioni. Questa proposta ha favorito un dialogo interdisciplinare tra gli scienziati e gli esperti in nutrizione, salute pubblica, scienze alimentari, antropologia sociale, sociologia, ‘economia domestica, agricoltura, ambiente e patrimonio culturale al fine di fornire una rappresentazione unitaria della Dieta Mediterranea come un modello alimentare sostenibile e rappresentativo di tutta l’area del Mediterraneo, da adattare per ogni paese ai propri contesti e alla propria cucina tradizionale.

Troppo poco pesce nella dieta a livello globale: secondo le stime, infatti, nel nostro Paese, in l’effettivo consumo di proteine di pesce si attesterebbe su 40 g a settimana rispetto ai 60 g settimanali raccomandati, mentre i consumi medi negli Stati Uniti e in Europa sono persino inferiori. L’unico esempio virtuoso è dato dalla Spagna, che peraltro è il maggiore consumatore al mondo di pesce in conserva. “In un contesto in cui la Dieta Mediterranea si rinnova, con la messa in risalto di una cruciale componente socio-culturale, diventa fondamentale prendere in considerazione da un lato l’importanza di recuperare le nostre radici alimentari, dall’altro il mutamento degli stili di vita, sempre più frenetici. Per questo, relativamente ai consumi di pesce da incentivare, possiamo considerare il pesce in scatola un valido alleato della Dieta Mediterranea: infatti unisce la praticità di consumo ai benefici di una composizione nutrizionale paragonabile al fresco”, ha affermato la Professoressa Silvia Migliaccio, del Dipartimento di Scienze dello Sport e della Salute Umana dell’Università “Foro Italico” di Roma.

Per quanto riguarda la carne, “non dimentichiamo che l’uomo è onnivoro da 10.000 anni e la carne, nelle giuste quantità, fa parte della Dieta Mediterranea – ha spiegato la Dr.ssa Elisabetta Bernardi, Nutrizionista dell’Università di Bari -. Ricca di nutrienti importanti e componenti bioattivi, è particolarmente importante in alcune fasi della vita: durante la gravidanza e l’infanzia ad esempio, per garantire lo sviluppo cognitivo e la crescita del bambino. Ma è anche preziosa per chi pratica sport o è in età avanzata: è infatti una eccezionale fonte di proteine utili per lo sviluppo e per preservare i muscoli”.

I legumi, invece, riacquistano un ruolo primario: “l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2016 ‘Anno dei legumi’: un’opportunità unica per incoraggiare la food chain ad un utilizzo migliore di questa risorsa, grazie ai suoi benefici per la fertilità del suolo, i cambiamenti climatici e per combattere la malnutrizione a livello globale” – ha affermato la Dr.ssa Laura Rossi del Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (CREA-NUT).

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