Amatrice, il sindaco Pirozzi: “Non voglio il presepe, se no poi arriva qualche deficiente a farsi i selfie tra le macerie”

Il sindaco Sergio Pirozzi di Amatrice a Radio Cusano Campus: "Primo obiettivo levare le tende, ma va ricostruito anche il tessuto economico"

LaPresse/Vincenzo Livieri

Il sindaco Sergio Pirozzi di Amatrice a Radio Cusano Campus: “Primo obiettivo levare le tende, ma va ricostruito anche il tessuto economico. Non voglio il presepe, se no poi arriva qualche deficiente a farsi i selfie tra le macerie. A Pasqua mi aspetto la resurrezione di Amatrice. Non permetterò che qualche cattiva persona si approfitti della solidarietà degli italiani. Non ho ancora avuto tempo per pensare al mio dolore, ma un allenatore di calcio è sempre solo”.

Pirozzi è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. A un mese del terremoto che ha colpito Amatrice.Il fuoco della passione c’è sempre, non si spegne mai –ha affermato Pirozzi. Noi ci dobbiamo sbrigare a levare le tende, per due motivi: uno legato alla consegna delle aree per avviare tutto il percorso legato alla costruzione delle case. L’altro motivo è che non ci sono più le condizioni di vivibilità, fa freddo. L’uomo è un animale che si adatta, quindi più tempo passa più siamo terremotati, quando invece noi siamo degli sfrattati a tempo. Le persone non devono abituarsi ad essere terremotate. Il problema è che quando ci saranno le case dovranno esserci anche quelle 54 attività economiche che sono state distrutte dal terremoto. Solo con le case ci facciamo poco. Deve essere contestuale la ripresa dell’attività economica”.

Pasqua di resurrezione. “La sfida è che il 17 aprile, a Pasqua, ci sia la resurrezione di Amatrice con la consegna delle case –ha spiegato Pirozzi-. Uno torna se ritrova il lavoro e se ritrova il posto per comprare il pane. Deve essere così, altrimenti diventa il presepe, poi viene qualche deficiente imbecille a farsi i selfie in mezzo alle macerie, stanno un giorno e se ne vanno e chi vive qui che rimane a fare? Se rifanno Amatrice com’era tra 7-8 anni e non si ricostruisce immediatamente un tessuto economico siamo morti. Dobbiamo andare a ribaltare quella che è stata la visione di tutti i sismi che ci sono stati in Italia. Mi auguro che il giorno della resurrezione ci sia tutto ad Amatrice. Riguardo i tempi della ricostruzione, nella più ottimistica delle ipotesi non se ne parla prima di 5 anni. E’ indispensabile anche l’ospedale, che tra l’altro si trova in un’area a forte rischio idrogeologico”.

Aiuti e solidarietà.E’ partita la macchina della solidarietà che è straorinaria –ha sottolineato Pirozzi-, però gli uomini si dividono in brave persone e cattive persone. La stragrande maggioranza sono brave persone. Gli aiuti che ho fermato ritorneranno e sarà data priorità a chi ha perso l’abitazione con tutto quello che c’era dentro. Altrimenti si rischia che ci siano pochissime persone che si approfittano della generosità degli altri. Donazioni? Se arrivano sul conto corrente nostro va bene, fermo restando che ogni cittadino può decidere dove mandarle. Stiano attenti però, perché ho già denunciato 5-6 truffe. Scelgano situazioni sicure, che abbiano una rendicontazione puntuale per non correre rischi”.

Prospettive future.Peggio di così non può andare, quindi sono abbastanza fiducioso per il futuro –ha affermato Pirozzi-. Da queste situazioni puoi anche ricavare degli insegnamenti, apprezzi le cose che prima non apprezzavi, il pane, l’acqua, potersi fare una doccia calda. Noi diamo troppe cose per scontate. Mi auguro che soprattutto i giovani traggano degli insegnamenti da questa tragedia. Nulla si ottiene se non c’è spirito di sacrificio e di abnegazione. Faccio un appello a tutti, che in questa fase non prevalgano impulsi individualistici, ma si pensi soprattutto al bene di tutti. Io non trovo ancora il momento per pensare a me stesso e al mio dolore, ma questo non mi pesa. Sono abituato a combattere. Dalla seconda categoria come allenatore sono arrivato ad un passo dalla Serie B. Un allenatore di calcio è sempre solo, sia quando vinci che quando perdi. Un uomo solo sbaglia tante volte, però l’importante è che sa che è solo, fermo restando che deve avere una grande squadra al mio fianco e la mia amministrazione, i miei consiglieri sono una macchina da guerra. La mia forza è la loro forza e la loro forza è la mia forza. Siamo tutti parte di una grande comunità”.