Astronomia, nane rosse e tempeste stellari: il potere delle espulsioni di massa coronale

Quando la nostra stella rilascia forti emissioni di plasma, produce le cosiddette espulsioni di massa coronale (CME, dall’inglese coronal mass ejections)

Nel nostro sistema solare, le previsioni del tempo sono una questione complessa. La meteorologia spaziale è influenzata da diversi elementi, primo tra tutti il principale attore attorno a cui si muove l’intero sistema planetario che abitiamo: il Sole.

Quando la nostra stella rilascia forti emissioni di plasma, produce le cosiddette espulsioni di massa coronale (CME, dall’inglese coronal mass ejections). Si tratta di fortissimi rilasci di materiale ed energia dalla coronasolare, osservabili piuttosto facilmente con un coronografo in luce bianca. Le CME si traducono in vere e proprie tempeste che si propagano nello spazio, e che possono avere influssi molto significativi sulla Terra: ad esempio, sono in grado di interrompere le telecomunicazioni, danneggiare i satelliti e provocare blackout.

Tutto questo nonostante lo ‘scudo’ del campo magnetico terrestre; cosa succede dunque ai pianeti che non hanno una simile protezione? Se lo sono chiesti tre scienziati del Solar Physics Laboratory della NASA e dell’Università di Boston, che hanno ricostruito le espulsioni di massa coronale della nana rossa V374 Peg per determinarne l’impatto su un ipotetico pianeta nella zona abitabile della stella.

V374 Peg è una nana rossa di tipo M, le cui dimensioni sono circa un terzo del Sole. Questo fattore, unito al fatto che le nane rosse sono generalmente stelle più fredde, potrebbe far pensare che le CME prodotte siano meno energetiche. Ma sorprendentemente, è vero proprio il contrario: le nane di tipo M sono moltopiù attive rispetto alle stelle simili al Sole.

Tornando a V374 Peg, i ricercatori – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – hanno calcolato che le espulsioni di massa coronale prodotte colpirebbero un ipotetico pianeta nella zona abitabile della stella con una frequenza dall’1% al 10%, a seconda dell’inclinazione dell’orbita planetaria.

Tali probabilità si traducono in una frequenza di impatto che oscilla tra 0.5 e 5 volte al giorno: un numero piuttosto alto, se si pensa che equivaleda 2 a 20 volte la media degli impatti terrestri durante i picchi delle tempeste solari.  Questi risultati, pubblicati su The American Astronomical Society, mostrano che i pianeti orbitanti attorno a stelle nane rosse di tipo M sono profondamente perturbati dalle tempeste solari – molto più di quanto capiti alla Terra.

Bisogna dunque abbandonare ogni speranza di abitabilità per questa categoria di pianeti? Non è detto, è la risposta degli autori dello studio; ma per essere in grado di ospitare potenzialmente la vita, sarebbe necessario che le CME fossero deviate da un campo magnetico ancora più forte di quello terrestre. Una condizione non facile da trovare tra i pianeti dell’Universo.