Biotech, l’esperto: “scienza italiana impari linguaggio del business”

I capitali non hanno confini e cercano almeno tre cose: una buona scienza, e in Italia ce l’abbiamo; regole certe e stabilità; trasferimento tecnologico, quindi scienziati e ricercatori che parlino il linguaggio del business. Questi due elementi nel nostro Paese non sono così competitivi“. E’ la riflessione di Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec, oggi a Milano a margine della presentazione del programma di eventi e manifestazioni che animeranno in Italia la Settimana europea delle biotecnologie (dal 26 settembre al 2 ottobre). Un punto cruciale su cui lavorare, spiega, “è la capacità di attrarre il venture capital, di lavorare sul trasferimento tecnologico. Se confrontiamo su questo fronte l’università italiana con le principali europee, scopriamo che sia il numero di addetti non è competitivo, sia le competenze non sono all’altezza di quanto sarebbe necessario“. La biotecnologia “può e a nostro avviso deve essere uno dei motori del rilancio dell’economia e dell’occupazione del Paese – assicura – Bisogna essere in grado di cogliere l’occasione che ci si presenta e di valorizzare le eccellenze che in Italia non mancano. Con gli interventi giusti e una governance chiara e stabile, l’Italia può giocare un ruolo di primo piano a livello globale. Lo testimoniano gli importanti traguardi raggiunti dalla nostra ricerca, come ad esempio i primi protocolli di terapia avanzata a base di cellule staminali autorizzati nel mondo occidentale, così come le straordinarie valorizzazioni di alcune realtà biotech italiane capaci di generare un valore di diversi miliardi di euro a fronte di investimenti di qualche centinaia di milioni“. Ma cosa serve al biotech in salsa tricolore per prendere sempre più il volo? Per Palmisano “abbiamo bisogno di creare un ecosistema più favorevole e stiamo lavorando a questo con delle istituzioni oggi certamente più disponibili e più attente sui temi della creazione di un sistema in grado di rendere competitivo il paese italiano“. “Punto di forza – conclude il numero uno di Assobiotec – è certamente la nostra scienza che rimane di altissimo livello, sia nell’accademia e nelle start up come Genenta che nascono dalla ricerca accademica, sia nella parte medica e della ricerca clinica. Abbiamo bisogno di catalizzare queste eccellenze e potenziarle con una serie di interventi non necessariamente costosi che rendano il Paese più competitivo in un mondo ormai globalizzato“.