Biotech: settimana europea diventa globale, in Italia record di iniziative

Una sola missione: avvicinare il grande pubblico alle biotecnologie. Torna da lunedì 26 settembre a domenica 2 ottobre la Settimana europea delle biotecnologie. Ma nella sua quarta edizione non avrà più confini. La novità è che sarà la prima ‘Global Biotech Week’: la scelta di diversi Paesi di America, Asia e Oceania quest’anno è stata di celebrare negli stessi giorni il patrimonio comune delle biotecnologie. Saranno dunque 4 i continenti coinvolti, 16 i Paesi europei e centinaia gli eventi, con l’Italia che vanta il record di iniziative, oltre 50 in programma da Nord a Sud. Il calendario ‘tricolore’ è stato presentato oggi a Milano nella sede di Assobiotec. La Settimana fu lanciata una decina d’anni fa in Canada ed è sbarcata in Europa nel 2013, in occasione del 60esimo anniversario della scoperta della struttura del Dna, per volontà di EuropaBio, associazione europea delle imprese biotech, rappresentata oggi dal segretario generale Nathalie Moll (in video collegamento) che ha sottolineato l’importanza di “mostrare come le biotecnologie possano inserirsi e contribuire alle priorità individuate dall’agenda europea su crescita, occupazione, sostenibilità”. Sette giorni per saperne di più. Grandi e bambini verranno ‘scortati’ nel viaggio alla scoperta di tecnologie che utilizzano organismi viventi (batteri, lieviti, cellule vegetali e animali), o parti di essi, per lo sviluppo di prodotti e processi utilizzabili in più ambiti: dalla terapia alla diagnostica, dall’agroalimentare ai processi industriali, dal risanamento ambientale alle energie rinnovabili. Ma i riflettori si accenderanno anche sui temi ‘caldi’ che riguardano il settore. Dalle terapie geniche e cellulari (di cui si parlerà anche all’università Statale di Milano), fino al ‘gene editing’ e alla nuova fabbrica delle varietà (a cui dedica un evento anche l’università di Bologna). Ci saranno Playdecide sulla sperimentazione animale e sulle malattie rare, gli screening neonatali e i farmaci orfani. E se il Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Milano propone il ‘World Biotech Tour’, Bologna (Fondazione Golinelli) risponde con ‘Il viaggio di Darwin’, Siena (Fondazione Toscana Life Science) con ‘Biorigami’, Colleretto Giacosa (Torino) con ‘La dark Lady del Dna: Rosalind Franklin’ (organizzato da Bioindustry Park ‘Silvano Fumero’ e Associazione Kite). C’è chi punta sul teatro (come il Museo delle Scienze di Trento con il suo ‘Vite sintetiche’) e chi sull’informazione per tutti. Biotecnologie vuol dire ricerca. E Research4life, iniziativa italiana di science advocacy, darà il suo contributo al dibattito focalizzandosi sul ruolo delle biotecnologie nella terapia del diabete. Parlando a famiglie e cittadini da un lato e a studenti dall’altro, con iniziative su misura nel Torinese (a Colleretto Giacosa nel Bioindustry Park Silvano Fumero e in due licei di Ivrea). “E’ un’ottima occasione – spiega Giuliano Grignaschi, segretario generale di Research4Life – per divulgare nella maniera più corretta possibile quanto la scienza e la ricerca stanno facendo quotidianamente per risolvere i problemi dei pazienti, siano essi umani o animali”. “Noi parleremo di diabete – prosegue lo scienziato – di come questa patologia sia stata curata nell’arco degli anni, di quale sia stato il ruolo della sperimentazione animale nella messa a punto delle prime terapie e nello sviluppo di quelle che ancora si aspettano e che porteranno i pazienti ad avere una qualità di vita decisamente migliore”. “La ricerca – continua Grignaschi – è un mondo complesso, ha tante fasi e la sperimentazione animale è ancora purtroppo in molti casi imprescindibile. Saltare questo passaggio significherebbe rallentare moltissimo lo sviluppo delle terapie per i nostri pazienti e significherebbe esporli a rischi non giustificati. Vogliamo fare chiarezza sul percorso della ricerca e su come questa è regolata”. Come spiega Palmisano, il rischio di leggi italiane più restrittive rispetto al resto d’Europa sulla sperimentazione animale è che “taglino fuori l’Italia dalla sperimentazione preclinica. Semplicemente verrà fatta altrove”. Le biotecnologie, aggiunge durante un video collegamento il presidente del Cnr Massimo Inguscio, “sono un campo in cui si producono cose impensabili con la fantasia. Bisogna saperle divulgare, partendo già dalle scuole e spiegando il bello della ricerca. Come Cnr vogliamo puntare su un programma basato sull’uso di tecnologie digitali com l’obiettivo di rendere la comunità consapevole e capace di decidere sulla base di un’opinione corretta” e libera “dall’oscurantismo che spaventa”. La scienza, incalza, “non è pericolosa”.