Candidato Qatar all’Unesco: “la mia priorità sarà salvare Palmira”

Salvare Palmira, patrimonio archeologico dell'umanità in Siria profonato dai jihadisti dello Stato Islamico, "sarà una mia priorità"

LaPresse/Reuters

Salvare Palmira, patrimonio archeologico dell’umanità in Siria profanato dai jihadisti dello Stato Islamico, “sarà una mia priorità“. E’ quanto dichiara Hamad bin Abdulaziz al Kawari, candidato del Qatar alla segreteria generale dell’Unesco, organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Parlando con Askanews a margine alla cerimonia per la consegna di una laurea Honoris causa all’Univesità di Tor Vergata di Roma, al Kawari ha detto: “L’archeologia è la coscienza del mondo ed anche della nazione arabe quindi salvare i patrimoni aggrediti dai terroristi in Siria come in Iraq e Libia deve essere una proprietà, così come è una priorità per il mio Paese il Qatar” che ha già erogato dieci milioni di dollari a un fondo di emergenza istituito dall’UNESCO per la conservazione del patrimonio artistico e culturale, nonché i progetti di restauro destinati ad Aleppo, in Siria, prima della guerra, a Kairouan in Tunisia, a Timbuctu nel Mali, in Sudan, nello Yemen, in Iraq e in altre zone in cui è presente patrimonio dell’umanità la cui esistenza è però attualmente minacciata.

Non è un segreto per nessuno che siamo tutti coinvolti in una battaglia continua contro gli estremisti, ovunque essi siano; e che questa battaglia è, in fondo, una battaglia tra conoscenza e ignoranza contro coloro che hanno preso di mira il patrimonio dell’umanità“, spiega al Kawari. Parlando alla cerimonia per la consegna di una laurea Honoris causa all’Univesità di Tor Vergata di Roma, al Kawari, diplomatico di lungo corso ha voluto sottolineare il ruolo fodamentale che può svolgere la cultura nella battaglia contro il terrorismo di ogni stampo. “Mosso da tale constatazione, ho incentrato la mia campagna UNESCO sulla comprensione culturale“, afferma al Kawari, per il quale “la cultura se utilizzata come un’arma per dividere, essa risulta essere molto più pericolosa di ogni altra arma, perché il suo utilizzo per finalità scellerate distrugge la volontà di lavorare per costruire la pace. Per tutta la mia carriera, ho lavorato per fare della cultura un mezzo ideale per unire le persone e accorciare le distanze tra civiltà diverse“.