Carne equina, consumi in calo: occupazione e tradizioni a rischio per un mercato che vale 500 milioni di euro

Le famiglie italiane spendono per la carne equina quasi 500 milioni di euro ogni anno

La carne equina, in linea con il comparto carni, attraversa un particolare momento di difficoltà legato alle mode alimentari e agli allarmismi diffusi ad arte. Tuttavia, sebbene con consumi in calo, continua a registrare da circa un decennio un consumo che si aggira intorno ad un valore che oscilla intorno a 1,1 kg. pro-capite, pur con variazioni sensibili data la dimensione di nicchia.

Allargando il panorama su tutto il mondo della carne, in un momento di generale difficoltà, sulle tavole degli italiani girano ogni anno complessivamente circa 78 kg di carne pro-capite, tra bovina, suina, avicunicola, ovi caprina ed equina. Quasi il triplo rispetto agli anni 80. Un consumo che ha conosciuto, dunque, una grande espansione, in linea con la crescita dell’economia italiana, e che ora si sta assestando. In questo contesto, complessivamente, le famiglie italiane spendono per la carne di cavallo quasi 500 milioni di euro ogni anno, circa l’1,5% della spesa complessiva relativa a tutte le tipologie di carni. L’apprezzamento degli italiani per questo particolare prodotto, associato alla nostra cultura gastronomica, è forte soprattutto in Puglia, Piemonte, Emilia Romagna Lombardia e Veneto. Ma in quasi tutte le regioni esiste almeno un piatto tradizionale basato su di esso, a testimoniare una storia secolare di gastronomia che ha conosciuto illustri estimatori.

Per fare il punto sul comparto Fiesa Assomacellai ha scelto di dedicare al settore un convegno, il prossimo 25 settembre a Lombriasco (TO), in collaborazione con il Gruppo italiano carni equine e Confesercenti Torino. Nella tavola rotonda si affronterà il tema della storia e delle tradizioni gastronomiche di questo prodotto, delle essenziali caratteristiche nutrizionali ed organolettiche, delle attività di controllo sulla filiera, dell’impegno per la tutela dell’ambiente e del rispetto del benessere animale. Scopo del convegno, alla luce di questi dati, è anche di premiare la qualità del comparto, evidenziando il ruolo e la professionalità dei suoi operatori. A parlarne medici, nutrizionisti, veterinari, rappresentanti delle istituzioni e dei consumatori, specialisti del settore.

Qualità e rispetto – spiega Mario Rossoni, Presidente del Gruppo italiano carni equine – sono le parole che caratterizzano la filiera della carne italiana, che conta 29mila imprese addette alla vendita, di cui un migliaio specializzate in carni equine”.

Un settore che non è sfuggito alla crisi (il numero di imprese è sceso ancora, quest’anno, dell’1,3%) ma che si sta stabilizzando anche grazie alle imprese straniere, cresciute del 5,5% in un solo anno. Attività spesso specializzate in prodotti a forte valenza culturale, che seguono il radicamento delle comunità sul territorio: ormai circa il 7% delle macellerie in Italia sono straniere.

Il settore carni nel suo complesso raccoglie quasi un quarto (il 24%) della spesa per alimenti delle famiglie italiane – aggiunge Vittorio Carpegna, del gruppo di Presidenza di Fiesa Assomacellai e operatore di punta del mondo dei cavalli. “Per il settore equino sottolineiamo l’importanza di prevedere un’autentica politica di filiera, un’unica banca dati della carne equina e un’uniforme documentazione europea che possiamo definire come un unico passaporto europeo. Utilizzeremo questa giornata di lavoro per mettere a punto idee e strategie per rilanciare questo importante prodotto della tradizione gastronomica italiana che affonda nelle radici della nostra storia”.