Conclusa la missione Rosetta: “un lavoro straordinario”, la cometa in 6650 particelle

GIADA, lo strumento a bordo di Rosetta, ha fatto un lavoro straordinario

Una rappresentazione di Giada mentre raccoglie i grani della cometa. Crediti: ESA/Rosetta/GIADA/Univ Parthenope NA/INAF-OAC/IAA/INAF-IAPS

«Il Grain Impact Analyser and Dust Accumulator (GIADA) montato a bordo di Rosetta ha fatto un lavoro straordinario» consegnando alla scienza «informazioni preziose sui granelli di polvere che la cometa Churyumov-Gerasimenko ha lasciato dietro di sé» nel suo viaggio verso il Sole. È felice Alessandra Rotundi (in forza all’Università Parthenope di Napoli e associata INAF), P.I. dello strumento GIADA, al termine della missione della sonda ESA Rosetta su 67P. Tempo di un primissimo bilancio sulla missione e sullo strumento che in oltre due anni di attività ha raccolto 6650 particelle di polvere della cometa.

«Quando abbiamo acceso lo strumento GIADA nel maggio 2014 non sapevamo come si sarebbe comportato, specie al termine di un viaggio durato quasi dieci anni. Poi la prima misurazione il 1° agosto: il momento più emozionante», spiega Rotundi in un articolo scritto di prima mano sul portale ESA. «Da allora lo strumento ha raccolto migliaia di granelli di polvere dalla cometa. Di loro conosciamo la sezione, per 4825 campioni. Di 1825 conosciamo la quantità di moto, la massa, la velocità».

I dati più interessanti – spiega Davide Coero Borga su media INAF – sono quelli provenienti per cui esiste un doppio riscontro, sia dal Grain Detection System (GDS) sia dal sensore di impatto (IS) di GIADA, strumento italiano coordinato e finanziato dall’ASI, realizzato da un consorzio guidato dall’Università di Napoli “Parthenope” e da INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica di Andalucia, con il supporto scientifico di Istituti spagnoli, inglesi, francesi, tedeschi e americani e dell’INAF-IAPS di Roma.

«Talvolta abbiamo dovuto chiudere il portello a protezione dello strumento durante la fase di crociera e nel corso delle manovre di avvicinamento alla cometa», sottolinea Rotundi. Anche il laser è stato spento in una cinquantina di casi per evitare problemi di surriscaldamento potenziamente pericolosi.

Il momento più emozionante? L’outburst del 19 febbraio 2016, quando lo strumento GIADA fu il primo ad accorgersi che qualcosa di interessante stava succedendo sulla cometa. All’epoca la sonda era appena a 35 chilometri dal nucleo cometario e nove dei suoi strumenti, tra cui camere a immagini, collettori di polveri e analizzatori di gas e plasma, raccolsero preziosi dati per far luce sull’evento. Ma ci si aspetta ancora qualche fuoco d’artificio per il gran finale. Nella sua discesa sulla cometa GIADA potrebbe ancora raccogliere preziosissime informazioni circa la composizione di  Churyumov-Gerasimenko. Non ci resta che aspettare.