FederFauna: “animalista” non significa “amante degli animali”, lo conferma l’Accademia della Crusca

Non è assolutamente scontato che un "animalista" sia un "amante degli animali"

Non è assolutamente scontato che un “animalista” sia un “amante degli animali”, anzi, spesso non lo e’ affatto!,” spiega FederFauna in una nota.

FederFauna “lo ha sempre sostenuto, convinta che la guerra degli animalisti contro qualsiasi forma di utilizzo degli animali da parte dell’uomo danneggi l’uomo ma anche gli stessi animali. Cio’ ha spinto la Confederazione a tispondere ingaggiando una battaglia anche sull’uso improprio delle parole, che puo’ generare errate convinzioni.

Cosi’, recentemente il Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi ha scritto all’Accademia della Crusca, una delle piu’ prestigiose istituzioni linguistiche d’Italia e del mondo, chiedendo “appunto conferma del fatto che la parola “animalista” non indichi per forza un positivo amore per gli animali, ma significhi unicamente “seguace dell’animalismo”, fatto che puo’ essere (spesso lo è) negativo.

Nei giorni scorsi, dal servizio di consulenza dell’Accademia, la conferma e’ arrivata: “il termine animalista non e’ affatto sinonimo di zoofilo“.

Se poi nell’uso comune ‘animalista’ viene talvolta adoperato impropriamente al posto di ‘zoofilo’ nel senso di ‘amante degli animali’ non c’e’ troppo da stupirsi (…) Ma non c’e’ alcun dubbio sul fatto che essere o dichiararsi ‘animalista’ dovrebbe significare aderire al movimento dell’animalismo, o quanto meno condividerne le idee, che lei ha tutto il diritto di mettere in discussione“, precisa l’illustre Istituzione.

FederFauna “plaude all’importante chiarimento dell’Accademia della Crusca, perche’ pur essendo giustamente limitato a “questioni relative all’uso della nostra lingua”, le parole sono armi potentissime, in grado di stimolare chi ascolta, suscitare emozioni, influenzare comportamenti, anche inducendo in errore.
 
Tutto il materiale raccolto da FederFauna per questo studio verra’ trasmesso alla redazione di Filosofiarurale.it perche’ lo approfondisca.

Di seguito la lettera inviata all’Accademia della Crusca dal Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi e la risposta a firma nientedimeno che di Paolo D’Achille, professore ordinario di Linguistica italiana presso l’Universita’ degli Studi Roma Tre, Presidente della SILFI (Societa’ Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana) dal 2000 al 2002,  Segretario dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) dal 1999 al 2002, coordinatore dell’ASLI Scuola dal 2012, direttore de “La Crusca per voi” e responsabile del servizio di consulenza dell’Accademia della Crusca.

Sul significato delle parole: “animalista” non e’ “amante degli animali”

Spett. Accademia della Crusca,

e’ diventato, purtroppo, piuttosto comune sentir definire “animalista” chiunque sia “amante degli animali” o, peggio, sentire qualche “amante degli animali” definirsi esso stesso “animalista”.

Trovo che sia errato: dalle mie ricerche emerge che sia “zoofilo” la parola italiana corretta per definire un “amante degli animali” e la mia esperienza mi ha insegnato che un “animalista” non sia sempre un “amante degli animali”, anzi, che molto spesso non lo sia affatto.

Secondo tutti i dizionari che ho consultato, e’ “zoofilo” colui “che nutre amore per gli animali” o, in forma piu’ estesa, “che ama, cura e protegge gli animali”. Tale definizione trova riscontro anche nella traduzione in inglese: “animal-loving” o “animal lover”.

Ben diverso significato avrebbe la parola “animalista”, che secondo “Garzanti Linguistica” identifica “chi aderisce al movimento ecologista dell’animalismo” e secondo il “Dizionario Hoepli”, il “fautore, seguace dell’animalismo”.

Per di piu’, la traduzione inglese della parola “animalista” e’ “animal rights activist”, che richiama un’immagine ben diversa da quella di un “animal lover”.

Escludo ovviamente la definizione: “chi dipinge o scolpisce soggetti animali”, che appare secondaria ed e’ reperibile solo in qualche Dizionario e trovo scorrette le definizioni fornite dal “Sabatini Coletti”, secondo il quale “animalista” e’ “chi difende gli animali dallo sfruttamento dell’uomo”, o dal “Dizionario Treccani”, secondo il quale e’ “chi, con l’azione o con altri interventi polemici, si impegna nella difesa degli animali da ogni forma di maltrattamento da parte dell’uomo”, perche’ le ritengo piu’ che “definizioni”, “giudizi di merito”, che peraltro non condivido.

Per accettare una definizione come quest’ultima, fornita dal “Dizionario Treccani”, bisognerebbe definire “forma di maltrattamento da parte dell’uomo” anche l’allevamento, il trasporto e il commercio di animali, la macellazione, il consumo di carne, latte, formaggio, uova, miele, l’uso di pelle, pellicce, lana e seta, la caccia, il circo, la sperimentazione animale, ecc., esattamente come fanno gli animalisti. Per fortuna le cose non stanno cosi’.

Tuttavia, noto una certa confusione. Anche le definizioni della parola “animalista” che ritengo piu’ corrette (non solo perche’ avvalorano la mia tesi), rimandano alla definizione della parola “animalismo” e, anche in questo caso non regna certo chiarezza.

La definizione che ritengo piu’ corretta e’ quella fornita da “Garzanti Linguistica”, che definisce l’animalismo: “movimento ecologista che ha come fine la tutela degli animali e la salvaguardia del loro ambiente naturale dalle possibili manipolazioni dell’uomo”, ma ritengo sia incompleta, perche’ il fine dichiarato spesso non corrisponde a quello realmente perseguito. Ad esempio: non credo che liberare nell’ambiente animali nati e cresciuti in cattivita’ per farli morire di fame o schiacciati dalle auto rappresenti una forma di tutela degli stessi, cosi’ scoraggiare l’allevamento di specie che non allevate dall’uomo rischiano l’estinzione.

Personalmente ritengo l’animalismo una delle tante forme di radicalizzazione che, ahime’, ammorbano la societa’ contemporanea, ma in questo caso stiamo parlando solo di Lingua Italiana, percio’ mi limito a dire che troverei piu’ corretto definire l’animalismo: “movimento ecologista che ha come fine DICHIARATO la tutela degli animali e la salvaguardia del loro ambiente naturale DA SUPPOSTE possibili manipolazioni dell’uomo”.

Prego pertanto codesta illustrissima Accademia di fare chiarezza.

Grazie dell’attenzione.

Cordiali saluti.

Massimiliano Filippi, Segretario Generale FederFauna

Gentile Dottor Filippi,

Le rispondo nella mia veste di responsabile del Servizio di Consulenza dell’Accademia.

Non ho nessuna difficolta’ a darle ragione: il termine animalista non e’ affatto sinonimo di zoofilo e alcune definizioni lessicografiche da lei citate sono, quanto meno, imprecise, oppure non perfettamente rispondenti a quella “neutralita’ ” che oggi si richiede ai dizionari (diversa era la situazione in passato, quando il lessicografo aveva modo di esprimere le proprie convinzioni ideologiche rispetto a determinate parole). Se poi nell’uso comune animalista viene talvolta adoperato impropriamente al posto di zoofilo nel senso di ‘amante degli animali’ non c’e’ troppo da stupirsi: rispetto a questo termine colto, animalista e’ una parola piu’ trasparente, piu’ facile da memorizzare e da adoperare. E del resto, quando entrano nel lessico comune, molti termini tecnici vengono banalizzati. Ma non c’e’ alcun dubbio sul fatto che essere o dichiararsi animalista dovrebbe significare aderire al movimento dell’animalismo, o quanto meno condividerne le idee, che lei ha tutto il diritto di mettere in discussione.

Come lei stesso rileva giustamente, pero’, dobbiamo rimanere nell’ambito linguistico. Il compito della Consulenza dell’Accademia non e’ quello di giudicare movimenti o tendenze, e neppure quello di rivedere e correggere le definizioni dei vari dizionari, ma di fornire chiarimenti su questioni relative all’uso della nostra lingua. Ebbene, restando in quest’ambito, posso dirle che il suffisso -ista, molto produttivo nell’italiano contemporaneo per formare nomi d’agente, si riferisce spesso a chi aderisce a partiti, associazioni, movimenti ideologici, ecc. In questi casi, i termini in -ista non sempre restano puramente “denotativi”, ma possono assumere valori positivi o negativi a seconda di chi li usa. Spesso poi la loro connotazione muta nel corso del tempo: basta pensare a razzista e confrontare le definizioni che ne sono state date in dizionari di epoche e di orientamenti diversi. Un altro caso interessante e’ quello, molto piu’ recente, di islamista: come e’ stato spiegato nel nostro sito da Matilde Paoli, con questo neologismo semantico (in precedenza la parola significava solo ‘studioso di islamistica’, cosi’ come animalista indicava soltanto il ‘pittore di animali’) non si intende semplicemente ‘seguace dell’Islam’ (per designare il quale l’italiano disponeva da secoli dei termini islamico, maomettano e musulmano), bensi’ ‘aderente al movimento fondamentalista islamico, favorevole alla jihad’ o di ‘aderente ai movimenti terroristici di matrice islamica’. Anche animalista potrebbe essere usato in termini non positivi.

Paolo D’Achille