Fertility Day, demografo: non basta, il Paese è troppo invecchiato

Le parole di Alessandro Resina, ordinario di Demografia alla Cattolica di Milano, in una intervista alla Stampa nel giorno del Fertility Day

Capisco le polemiche, il messaggio è completamente sbagliato. Ma al di là di queste, il problema è terribilmente serio. Non è vero che le donne italiane non vogliono fare figli, per fortuna ancora oggi desiderano averne almeno due. Il problema è che manca tutto il contorno. Non puoi dire a un giovane: ‘Lanciati!’ e poi non mettergli una rete sotto. Si sfracella ed è un esempio negativo per i suoi coetanei. Servono politiche in favore dell’occupazione, della casa, degli asili. Purtroppo da noi si pensa di risolvere tutto con qualche pezza temporanea come il bonus bebé. Non basta, siamo sotto la soglia di sostituzione da troppo tempo“: queste le parole di Alessandro Resina, ordinario di Demografia alla Cattolica di Milano, in una intervista alla Stampa nel giorno del Fertility Day, il quale sottolinea che l’Italia è da ben il 1976 al di sotto del “tasso di sostituzione” del 2,1, che indica il numero medio di figli che le donne dovrebbero avere perché ci sia il ricambio generazionale. E ciò significa che “si riduce la forza lavoro e quella che si affaccia sul mercato è meno preparata, c’è minor innovazione e competitività. Gli anziani sono più numerosi dei giovani, aumentano le spese sanitarie a cui bisogna far fronte con un minor gettito proveniente dal mondo produttivo. Il welfare scricchiola” e “la politica risponde al proprio elettorato e se questo è formato soprattutto da anziani si guarderà più alle loro esigenze. Questo vuole dire, come successo in Italia, politiche in difesa delle pensioni esistenti con costi caricati su quelle delle nuove generazioni, tutela delle rendite, scarsa attenzione a sviluppo e progresso“. In Europa “siamo il Paese che è in questa situazione da più tempo” e ciò comporta che “la prima generazione dei nati sotto la soglia è oggi arrivata in età riproduttiva. Significa che rispetto ad altri Paesi in cui il fenomeno è più recente, noi abbiamo la base delle donne feconde ulteriormente ridotta. Rischiamo un avvitamento verso il basso al quadrato“. “Le politiche in favore della crescita demografica che potevamo mettere in campo vent’anni fa oggi costerebbero doppio. Da noi nel 2015 il tasso di fecondità era di 1,35 figli per donna. In Danimarca, che ha appena lanciato un’imponente campagna in favore della riproduzione, sono a 1,7. Loro ci stanno pensando per tempo“.