Resistenza agli antibiotici, per la prima volta se ne occupano anche le Nazioni Unite

La resistenza agli antibiotici non causa molto allarme sociale "eppure rischia di essere piu' letale del cancro, di uccidere 10 milioni di persone all'anno"

Secondo gli esperti si tratta della più grande minaccia all’umanità. I batteri resistenti agli antibiotici sono al centro di una dichiarazione globale che verra’ firmata all’Assemblea Generale dell‘Onu da 193 Paesi. Un impegno collettivo che potrebbe prevenire 700mila morti all’anno. Il problema e’ stato causato da un uso eccessivo di antibiotici per umani e animali, che hanno permesso ai batteri di imparare a ‘difendersi’ dalle cure, mutando ed evolvendosi in ‘superbatteri‘. E’ la quarta volta, ricorda la Bbc, che viene siglata una dichiarazione Onu sul tema della salute, dopo Hiv, malattie-non trasmissibili ed Ebola.

I Paesi firmatari cercheranno di sviluppare un sistema di sorveglianza e regolamentazione sull’uso e la vendita di medicine antibiotiche, incoraggiare strade innovative per svilupparne di nuovi, promuovendo diagnosi rapide, ed educare personale sanitario e opinione pubblica su come prevenire infezioni resistenti ai medicinali.

Per l’occasione, dai Direttori Generali della Fao, dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ Animale, Jose Graziano da Silva, Margaret Chan e Monique Eloit, arriva un appello a “non lasciare che questa riunione resti un momento di promesse non accompagnata da altrettante azioni decisive“. Diversamente da Hiv, Zika e Ebola, “siamo nel bel mezzo di un diverso tipo di emergenza per la salute pubblica, altrettanto drammatica, ma non cosi’ visibile“, scrivono su un articolo pubblicato sull’Huffington Post e ripreso oggi sul portale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). La resistenza agli antibiotici non causa molto allarme sociale “eppure rischia di essere piu’ letale del cancro, di uccidere 10 milioni di persone all’anno e di costare all’economia mondiale fino a 100 trilioni di dollari l’anno“. “E’ un’emergenza sanitaria globale che deve essere fermata ora“, concludono i tre direttori, specificando che “il vero cambiamento richiede politiche pubbliche efficaci, interventi legislativi, collaborazione multisettoriale e sviluppo di nuovi medicinali“.