Salute: 1,2 milioni di persone affette da demenza in Italia, appello per una rivoluzione culturale

"In Italia si stima che attualmente le persone con demenza siano 1.241.000"

In Italia si stima che attualmente le persone con demenza siano 1.241.000. Per tutte loro è giunto il momento di cambiare la cultura dell’assistenza, ovvero di cambiare il modo di prendersi cura di loro mettendo al primo posto qualità di vita e dignità della persona stessa“. Alla luce dei dati diffusi con il Rapporto mondiale Alzheimer 2016, in occasione della Giornata dedicata alla patologia che si celebra oggi 21 settembre, Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, torna a evidenziare la necessità di una ‘rivoluzione culturale’ nel modo di pensare l’assistenza ai malati. Un appello in linea con quanto viene invocato anche nel report mondiale. Gli autori, ricercatori del King’s College London (Global Observatory for Ageing and Dementia Care) e della London School of Economics and Political Science (Lse), parlano di “mutamento radicale delle modalità di erogazione dei servizi di assistenza sanitaria alle persone con demenza“, che va modificata “verso un’assistenza di base non specialistica e contributi pianificati e coordinati” da parte di tutti i livelli del settore sociosanitario. L’assistenza, incalzano, deve essere “olistica, continua e integrata, con particolare attenzione alla qualità di vita” delle persone con demenza e di chi se ne prende cura, e un “monitoraggio esplicito di processi e risultati“. Chiari ‘percorsi di cura’ dovrebbero definire ruoli e responsabilità in seno al sistema assistenziale e stabilire standard da monitorare e rispettare. Percorsi di cura, coordinamento strutturato e organizzato, risorse e assistenza continua sono attualmente diffuse per altre malattie croniche, fanno notare gli esperti, citando diabete, ipertensione e tumori. Il faro a cui fare riferimento dovrebbero essere servizi efficienti e focalizzati sulla singola persona. E proprio nell’ottica di spingere un cambiamento culturale nell’approccio all’Alzheimer che la Federazione Alzheimer Italia ha scelto di “progettare e realizzare il progetto pilota ad Abbiategrasso, primo in Italia, di ‘Comunità amica delle persone con demenza’“, spiega Salvini Porro. “Sono inoltre convinta – prosegue – della necessità delle cure palliative, come rileva il rapporto mondiale, sia per il malato che per i suoi familiari“. E infatti “la Federazione Alzheimer Italia già dallo scorso maggio è entrata a far parte della Federazione dure palliative“. Il rapporto mondiale indaga sulla qualità attuale della presa in carico dei pazienti e, per fornire un quadro completo, contiene un’analisi dei modelli assistenziali adottati in Canada, Cina, Indonesia, Messico, Sudafrica, Corea del Sud e Svizzera. In vista del cambio di marcia richiesto, per gli esperti occorrono ulteriori studi su: rapporto costi-benefici della presa in carico e della gestione del singolo caso; possibilità di evitare o abbreviare i ricoveri ospedalieri non indispensabili; vantaggi e rischi di una pianificazione dell’assistenza all’avanguardia; approccio alle cure palliative; elementi dell’assistenza sanitaria che possono essere trasferiti facilmente ai servizi non specialistici. Il tutto mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha in via di sviluppo uno ‘Zero Draft’ Global Action Plan sulla demenza in risposta alle richieste dell’Alzheimer’s Disease International e di altri soggetti di affrontare questo “problema globale sempre più grave“.