Scienza della Complessità: conto alla rovescia per l’assegnazione del Premio Lagrange

È scattato il conto alla rovescia per l’assegnazione del Premio Lagrange – Fondazione CRT per il 2016

È scattato il conto alla rovescia per l’assegnazione del Premio Lagrange – Fondazione CRT per il 2016. Il riconoscimento – il primo e più importante in ambito internazionale per la Scienza della Complessità – verrà consegnato giovedì 6 ottobre alle ore 18, presso il Teatro Regio di Torino (Foyer del Toro), in Piazza Castello.

Intitolato al grande scienziato e matematico Joseph-Louis Lagrange, il Premio è stato istituito nel 2008 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, con il coordinamento della Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico e con l’obiettivo di consolidare il ruolo di riferimento e avanguardia del capoluogo piemontese nell’ambito della ricerca e dello studio dei Sistemi Complessi.

«Con il costante progresso della ricerca scientifica, gli incalzanti sviluppi della tecnologia digitale e le nuove abitudini che si stanno diffondendo tra cittadini sempre più immersi in una società dinamica, interconnessa e dipendente dalla circolazione di informazioni, la scienza della complessità è ormai diventata un punto di riferimento nel percorso di comprensione della vita umana e di soluzione dei problemi e delle sfide che le si parano dinanzi», dice Mario Rasetti, presidente della Fondazione ISI. «Lo è sia per il suo approccio multidisciplinare, che permette di confrontare e condividere gli strumenti e i risultati di discipline anche molto differenti, come la fisica teorica e le neuroscienze, l’informatica e le scienze umane, la biologia e la matematica; sia per la capacità di rispondere in modo rapido ed efficace alle esigenze del nostro tempo, dotando politici e decisori di capacità predittive senza precedenti. Ne abbiamo avuto recente esempio nella decisiva collaborazione che gli epidemiologi digitali – grazie alle nuove tecniche di analisi della scienza dei dati e agli strumenti della scienza dei sistemi complessi, che stanno sempre più fondendosi in un unico linguaggio, essenzialmente di intelligenza artificiale – hanno offerto alle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali nella lotta contro i virus Ebola e Zika. Da ormai quasi dieci anni, il Premio Lagrange punta il suo sguardo in questa direzione, selezionando gli scienziati più meritevoli e le ricerche più innovative, elementi d’avanguardia nello studio di quell’universo complesso, affascinante, ricco al tempo stesso di insidie e potenzialità, che è la società del XXI secolo».

«Con il Premio Lagrange costruiamo nuovi ‘ponti’ tra Torino e il mondo insieme a ISI Foundation – ha commentato il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci -, rafforzando il ruolo della città quale polo internazionale della ricerca sui sistemi complessi e sui Big Data, assurti a leva strategica fondamentale nel processo decisionale di istituzioni e imprese in molteplici ambiti: dal cambiamento climatico, all’istruzione, ai media e alla salute, solo per citarne alcuni. La sfida per aumentare la competitività a livello locale in una dimensione globale passa necessariamente attraverso la cultura dell’innovazione e del cambiamento, che la Fondazione CRT promuove anche attraverso il Progetto Lagrange: con un investimento complessivo di 38 milioni di euro in borse di dottorato e di ricerca applicata nel sistema delle imprese del Piemonte e della Valle d’Aosta, circa 700 giovani ricercatori hanno potuto inserirsi in un sistema virtuoso che mette in contatto l’università e il mondo produttivo, in un’ottica di crescita e di sviluppo del territorio».

I vincitori delle precedenti edizioni

Nel 2008, il Premio è stato assegnato al matematico russo Yakov Grigorievich Sinai e all’economista britannico William Brian Arthur; nel 2009 il riconoscimento è andato al fisico romano Giorgio Parisi (anticipando di alcuni mesi l’assegnazione allo scienziato italiano di un’altra prestigiosa onorificenza internazionale, la Medaglia Planck); nel 2010, è stata la volta del bioingegnere americano James J. Collins, autore di un rivoluzionario studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, sullo zucchero come potenziatore dell’effetto degli antibiotici sui batteri più resistenti; nel 2011 il Premio è stato consegnato ad Albert László Barabási, fisico ungherese (di origine romena e con passaporto statunitense), direttore del Centro di Ricerca per le Reti Complesse alla Northeastern University di Boston e autore di alcuni tra i saggi più brillanti e gli studi più innovativi nel campo della scienza dei sistemi complessi; nel 2012 si sono aggiudicati il premio la studiosa americana di reti sociali Lada Adamic e l’economista francese Xavier Gabaix, due volti giovani e brillanti della ricerca internazionale, simbolo di quella new wave di scienziati che oggi affrontano e studiano le problematiche della società contemporanea con un approccio fresco e interdisciplinare, combinando gli strumenti della ricerca scientifica, l’analisi sull’impatto sociale delle tecnologie e il monitoraggio continuo di un presente sempre più complesso, intrecciato e stimolante; nel 2013 è stata la volta di Duncan J. Watts, ricercatore presso i laboratori Microsoft Research di New York che da oltre dieci anni svolge un ruolo di primissimo piano a livello internazionale nella definizione di nuovi percorsi di analisi sulla scienza delle reti e sui suoi effetti sul comportamento umano; nel 2014 il Premio è andato a Mark Newman, leader di ricerca presso il Dipartimento di Fisica e il Centro per gli Studi dei Sistemi Complessi della University of Michigan. Nel 2015, infine, si sono aggiudicati il Premio Panos Ipeirotis e Jure Leskovec entrambi di origine europea (Ipeirotis è nato in Grecia, Leskovec in Slovenia), entrambi impegnati negli Stati Uniti (il primo a New York, il secondo in California), entrambi protagonisti di primo piano in quella vivace e stimolante area di ricerca in cui le discipline informatiche si intrecciano con i Big Data e con l’uso quotidiano, collettivo, sempre più diffuso che i cittadini fanno delle tecnologie digitali, tra social media e crowdsourcing. Sono stati altresì insigniti di un particolare riconoscimento per la comunicazione scientifica nell’ambito dei sistemi complessi il giornalista inglese Philip Ball, editorialista di Nature e il giornalista italiano Riccardo Luna, già direttore di Wired, nominato nel 2014 Digital Champion per l’Italia.