Sesso: italiani e nuove tecnologie, il 34% usa le app per trovare un partner

L'amore, e il sesso, ai tempi di internet e delle nuove tecnologie

L’amore, e il sesso, ai tempi di internet. Sono più di 500 le app per fare nuove conoscenze comodamente davanti allo schermo del proprio smartphone o del pc, sempre più utilizzate dagli italiani in cerca di ‘rimorchi virtuali’. Secondo una ricerca della Federazione italiana di sessuologia scientifica, il 34% afferma di aver usato un’applicazione per conoscere un nuovo partner, anche se oltre l’85% di questi ha scartato quelle a pagamento. L’indagine sul rapporto “sessualità e nuove tecnologie: come cambia la relazione di coppia”, è stata condotta dalla Fiss in occasione della III Settimana del benessere sessuale in programma dall’1̊ all’8 ottobre. Fra le app più citate si trovano Meetic, Tinder e Badoo. Chi le ha scaricate, dice di averlo fatto per conoscere un nuovo partner fuori dalla solita cerchia di frequentazioni (64%), ma anche per evitare l’imbarazzo di una conoscenza diretta (16%) e per la mancanza di tempo per trovare un partner (15%). L’indagine ha coinvolto 1.100 persone con domande su abitudini sessuali e opportunità offerte dalla rete, fedeltà al partner e relazioni che possono nascere da un rapporto di amicizia. Per gli esperti della Fiss, anche se la maggioranza degli italiani preferisce ancora la vita reale per conoscere nuovi partner, aumenta la popolarità dei social network come ‘luogo’ di incontro: il 45% cerca qui la preda da conquistare. La maggior parte lo fa senza una chiara aspettativa rispetto alla relazione da instaurare (36%) e solo il 4,6% spera in una relazione stabile. Il campione si divide praticamente a metà alla domanda se “ha intrapreso una relazione con una persona conosciuta virtualmente”: i no sono il 50,4%, i sì il 49,6%. Chi ha ceduto alla tentazione di cercare una storia virtuale, ammette la curiosità come prima motivazione, seguita dalla voglia di trovare una persona che condivida gli stessi interessi e dal desiderio di evadere dalla vita reale. Anche il sexting, lo scambio di messaggi dal contenuto sessualmente esplicito, per la maggior parte è praticato con persone conosciute nella vita reale (45,17%), solo pochi scambiano messaggini hot con perfetti sconosciuti (11%). Ma a parte questo, la maggioranza dichiara di aver fatto sexting con persone diverse dal partner abituale (53%). Le video chat sono snobbate dal 77% degli intervistati, che dice di non averle mai usate a fini sessuali. Chi l’ha fatto, racconta che lo scopo era la masturbazione (48%), una curiosità da esaudire (33%), un passatempo (19%) e solo il 2% per guadagno economico. In tanti però guardano i siti pornografici (oltre il 70%), per lo più “qualche volta” anche se il 4% lo fa come abitudine quotidiana. I mezzi più usati per navigare sui siti hot sono soprattutto il personal computer e lo smartphone, ma un 2% rischia accedendo dal computer aziendale. Le nuove tecnologie, secondo l’indagine della Fiss, attirano ma con cautela. “Assistiamo di certo ad un cambiamento nell’utilizzo di questi nuovi strumenti – commenta Roberta Rossi, presidente della Federazione – che si realizza con gradualità, però è in grado di fornirci una possibilità di previsione per i rapporti futuri. I luoghi di incontro sono sempre più virtuali, la danza del corteggiamento segue nuove regole e poi se ci si piace e si decide di stare insieme magari si fa sexting per mantenere alta la tensione dell’erotismo“. “Dobbiamo essere in grado di leggere la realtà attuale – suggerisce – non criticando e condannando le nuove tecnologie, ma cercando di cogliere l’aspetto innovativo e magari anche quello funzionale. Perché – spiega – è vero che abbiamo sempre meno tempo, che la socialità è spesso relegata alle chat e ad altri social, ma è pur vero che questo ci permette di essere in contatto con persone lontanissime: molte coppie oggi resistono alla lontananza data da motivi di studio e lavorativi, perché ci sono queste diverse opportunità di contatto. La distanza non è più un ostacolo, e la coppia comunque resiste“. Per l’esperta, dalla ricerca emerge “un quadro in cambiamento ma non rivoluzionario“. (AdnKronos)