Spazio, missione Rosetta: fuochi d’artificio estivi per la cometa 67P

Rosetta ha osservato 34 esplosioni avvenute durante il perielio, il momento di massima vicinanza della cometa 67P al Sole

Copyright: OSIRIS: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA; NavCam: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0

Rivelate le caratteristiche delle intense esplosioni che hanno interessato la superficie di 67P nell’agosto dello scorso anno, durante il periodo di massima attività della cometa. Gli outburst (questo il nome del fenomeno) sono formati da getti di materiale provenienti dal nucleo della cometa, emessi a cadenza regolare seguendo la rotazione di 67P e l’illuminazione solare.

Queste esplosioni sono totalmente diverse dai getti coinsiderati ‘ordinari’, spiega l’Agenzia Spaziale Italiana: sono molto più luminose e  improvvise ed emettono una grande quantità di polveri, da 60 a 26 tonnellate in pochi minuti. Sono anche brevi e non compaiono per più di una singola immagine scattata da Rosetta. Questo fa sì che si riesca a calcolare la durata di questi eventi in un intervallo temporale che va dai 5 ai 30 minuti. Solitamente durante il perielio le esplosioni si sono verificate ogni 30 ore e, basandosi sulle caratteristiche del flusso delle polveri, possono essere racchiusi in 3 categorie.

Copyright: OSIRIS: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA
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Il primo tipo è associato a un getto piuttosto lungo che si estende lontano dal nucleo, il secondo ha una base ampia che si espande lateralmente e il terzo è un ibrido tra i primi due. Grazie ai dati raccolti dalla sonda, il team di Rosetta ha scoperto che poco più della metà delle esplosioni si è verificata nelle prime ore del mattino, mentre il Sole iniziava a riscaldare la superficie.

Gli scienziati ritengono che la rapida variazione della temperatura possa innescare delle sollecitazioni termiche sulla superficie, che potrebbero portare a fratture improvvise causando fuoriuscita di materiale. Questa sostanza si riscalda rapidamente, contribuendo al fenomeno degli outburst. L’altra metà delle esplosioni si è invece verificata poco dopo mezzogiorno. Al contrario dei precedenti, questi eventi sono attribuiti a una causa diversa: il calore accumulato nel corso delle ore di luce porta al riscaldamento di sacche colme di materiale cometario sepolte sotto la superficie, favorendone l’improvvisa esplosione.

Abbiamo scoperto che la maggior parte delle esplosioni provengono da zone della cometa dove sono presenti dirupi, buche o nicchie”  – ha sottolineato Jean Baptiste Vincent, autore dello studio pubblicato sul Monthly Notices della Astronomical Society.

Si ritiene che la lenta erosione delle pareti rocciose possa essere responsabile della maggior parte dei getti e lo sgretolamento di queste ultime potrebbe portare rivelare una grande quantità di materiale fresco che sarebbe visibile anche in assenza di luce solare. Lo studio di 67P nel lungo periodo ha contribuito a mostrare la cometa durante la normale attività e nel corso di queste intense esplosioni, aumentando la comprensione dei meccanismi che regolano l’evoluzione di questo oggetto celeste.