Terremoto di Città del Messico del 1985: fu un radioamatore a lanciare l’allarme al mondo [VIDEO]

La mattina del 19 settembre del 1985 Città del Messico, una delle metropoli più popolate del mondo, rimase isolata dal resto del mondo per lunghe ore: fu la radio l'unico mezzo che permise di lanciare l'allarme e di informare il mondo su quello che stava accadendo

Il terribile terremoto che devastò Città del Messico il 19 settembre del 1985, la isolò per diverse ore dal mondo per via della rottura dei cavi telefonici e telex e della sospensione del segnale televisivo.

Come si accorse il mondo che migliaia di persone stavano morendo sotto le macerie e che la città era al collasso? Grazie a un radioamatore messicano di nome Antonio, il cui appello disperato venne intercettato nella città di San José. Queste le sue parole, drammatiche, pronunciate in inglese: “c’è stato un disastro a Mexico City, datemi circuito radio aperto…ripeto: disastro a Mexico City, datemi circuito radio aperto”.

Da quel momento la notizia corse veloce da un capo all’altro del paese e poi fece il giro del mondo, e la macchina dei soccorsi si mobilitò. Del resto a quel tempo non esisteva Internet e non c’erano ancora i telefoni cellulari. L’unico sistema di comunicazione che funzionò fu la radio.

Sempre in quel terribile giorno del 19 settembre 1985, fu una radiocronaca a informare i messicani di quanto stesse accadendo a Città del Messico, perché le tv non avevano segnale. Inoltre una delle televisioni locali più importanti perse quel giorno decine di giornalisti per il crollo dell’edificio in cui si trovavano gli uffici della redazione.

Il radio giornalista Jacobo Zabludovsky si spostò da un capo all’altro della città, parlando in diretta radiofonica dal telefono di bordo della sua macchina, scoprendo mano a mano la devastazione e stupendosi durante la diretta per l’entità del disastro (può essere ascoltata in lingua spagnola nel video in fondo a questo articolo). La diretta di Zabludovsky inizia con un tono di voce abbastanza tranquillo, in cui informa della tranquillità della situazione, ma man mano che il giornalista visita le aree più colpite, il tono cambia diventando sempre più drammatico.