Terremoto, Padre Cantalmessa: il sisma ci ricorda che “non siamo i padroni della terra”

Terremoto: "Alla terra, si deve applicare ciò che gli antichi dicevano della vita: a nessuno è data in proprietà, a tutti in uso"

LaPresse/Manuel Romano

Non siamo noi i padroni della terra“. Ce lo ricorda il violento terremoto che ha colpito il centro Italia. I Vespri presieduti da papa Francesco nella Basilica Vaticana, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, sono l’occasione per il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, per chiarire alcuni punti fermi. “Cos’è che produce, nello stesso tempo, i guasti peggiori dell’ambiente e la miseria di immense masse umane, se non l’insaziabile desiderio di alcuni di accrescere a dismisura i propri possedimenti e profitti? Alla terra, si deve applicare ciò che gli antichi dicevano della vita: a nessuno è data in proprietà, a tutti in uso“, dice Cantalamessa nell’omelia. “Qualche volta questa verità – sottolinea – che non siamo noi i padroni della terra ci viene bruscamente ricordata da eventi come quello del terribile terremoto della scorsa settimana. Torna allora a porsi la domanda di sempre: ‘Dov’era Dio?’ Non commettiamo l’errore di pensare che abbiamo la risposta pronta a tale domanda. Piangiamo con chi piange, come faceva Gesù davanti al dolore della vedova di Naim o delle sorelle di Lazzaro“.

Qualcosa però, avverte il predicatore, “la fede ci permette di dire. Dio non ha progettato il creato come fosse una macchina o un computer, dove tutto è programmato dall’inizio in ogni dettaglio, salvo a operare periodicamente degli aggiornamenti“. “Per analogia con l’uomo, – osserva il predicatore – possiamo parlare di una sorta di ‘libertà’ che Dio ha dato alla materia di evolversi secondo leggi proprie. In questo senso (ma solo in esso!) possiamo persino condividere il punto di vista degli scienziati non credenti che parlano di ‘caso e necessità’. Nell’evoluzione tutto viene ‘a caso’, ma il caso stesso è previsto dal Creatore e non è ‘a caso’. Questo comporta rischi tremendi per l’uomo, ma anche un supplemento di dignità e di grandezza. Il popolo dei Paesi Bassi ha dovuto lottare per secoli per non essere sommerso dal Mare del Nord e in questa lotta ha coniato un motto famoso: ‘Luctor et emergo’, lottando emergo“. Chi è sorretto dalla fede, dice Cantalamessa, “Alla domanda: ‘Dove era Dio la notte del 23 agosto, non esita a rispondere con tutta umiltà: ‘Era lì a soffrire con le sue creature e ad accogliere nella sua pace le vittime che bussavano alla porta del suo paradiso‘”.