Tumore al pancreas, Campania: il 40% dei nuovi diagnosticati va fuori regione

In Campania la migrazione sanitaria continua ad essere un grave problema, e spesso a spingere i pazienti verso altre regioni è la necessità di dover curare un cancro

In Campania la migrazione sanitaria continua ad essere un grave problema, e spesso a spingere i pazienti verso altre regioni è la necessità di dover curare un cancro. Per il tumore del pancreas, uno dei più letali, partono verso altre regioni circa 250 pazienti, il 40% dei nuovi casi diagnosticati.

I dati emergono dal convegno dell’Associazione dei chirurgi ospedalieri italiani presieduto dal dottor Carlo Molino e ospitato  al Cardarelli di Napoli. Gli esperti si sono ritrovati al Cardarelli proprio perché l’ospedale collinare, grazie al dottor Molino, è la principale azienda ospedaliera che riesce ad arginare questa emorragia di pazienti.

Stando ai dati emersi in occasione del convegno, in Campania si registra anche un altro preoccupante fenomeno che riguarda sempre il tumore al pancreas. La Campania, regione nella quale non si registrava in passato una forte incidenza di questo tipo di tumore, ha invertito il trend. Siamo ormai molto vicini ad una prevalenza dell’1,3% del Nord Italia.

Oltre alla chirurgia tradizionale, il dottor Molino ha il primato di essere stato il primo del Mezzogiorno d’Italia a praticare al Cardarelli un intervento altamente innovativo riservato a pazienti altrimenti inoperabili. E’ certamente una semplificazione, ma aiuta bene a comprendere in cosa consiste l’elettroporazione irreversibile. «Questa tecnica non termica – spiega il dottor Molino – si usa nel  trattamento dei tumori del pancreas non resecabili e non suscettibili di termoablazione. Si usano campi elettrici che di fatto uccidono le cellule tumorali alterando la permeabilità delle membrane. In questo modo le strutture vascolari o biliari non vengono intaccate dal processo di distruzione del tumore. Altro vantaggio è quello di poter intervenire con una guida ecografica, questo consente di inserire e  posizionare gli aghi nel tumore, attraverso i quali viene poi trasferita la corrente. L’obiettivo di questo convegno è anche quello di arrivare alla validazione di un protocollo che possa servire da guida nel trattamento dei casi che ogni chirurgo può trovarsi a dover affrontare».

Un killer silenzioso

Una delle caratteristiche che rendono il tumore del pancreas estremamente pericoloso è l’assenza di sintomi evidenti in una fase iniziale. In realtà anche quando sono presenti sintomi si tratta di disturbi aspecifici, che possono essere facilmente attribuiti ad altro sia dai pazienti sia dai medici. Questo in molti casi comporta una diagnosi tardiva, quando la malattia è già estesa.

Sintomi più chiari, ma comunque variabili a seconda della zona del pancreas colpita dalla neoplasia, compaiono quando il tumore ha iniziato a diffondersi agli organi vicini o ha bloccato i dotti biliari. Alcuni di questi campanelli d’allarme sono la perdita di peso e di appetito, ittero, dolore nella parte superiore dell’addome o nella schiena, debolezza, nausea o vomito. In alcuni casi, circa il 10%, il paziente può sviluppare il diabete.

Al convegno di Napoli hanno preso parte i maggiori esperti del campo provenienti da tutto il mondo. Tra di loro anche il professor Robert Martin,  colui che ha messo a punto la tecnica di elettroporazione irreversiblie. Il convegno è stato aperto dal saluto del Direttore Generale del Cardarelli Ciro Verdoliva alla presenza dei presidenti  Diego Piazza (Acoi),  Francesco Corcione (Sic), Francesco Stanzione (Acgc), Guido De Sena (presidente onorario del convegno) e Carlo Molino.