Tumori: cresce la sopravvivenza, ma anche i costi per curare il cancro

Oggi in Italia le persone vive dopo una diagnosi di cancro sono oltre tre milioni, pari al 4,9% della popolazione italiana

Oggi in Italia le persone vive dopo una diagnosi di cancro sono oltre tre milioni, pari al 4,9% della popolazione italiana; negli ultimi anni la mortalità per tumore è scesa di circa l’1% ogni anno, mentre la sopravvivenza a 5 anni è in costante aumento. Sono state presentate oggi a Roma le iniziative realizzate dall’Intergruppo parlamentare ‘Insieme per un impegno contro il cancro‘ – costituito su iniziativa di Salute Donna onlus e altre 12 associazioni di pazienti oncologici – che impegnano il Governo ad assicurare una migliore presa in carico dei pazienti, un’uniformità di trattamento a livello nazionale e all’elaborazione di una strategia per far fronte alle rivoluzioni terapeutiche oncologiche in arrivo, anche attraverso un fondo speciale per i farmaci oncologici innovativi.

Un fondo per i farmaci innovativi oncologici anche attraverso tasse di scopo; indicatori di performance per le strutture sanitarie e sanzioni per le Regioni che non assicurano prestazioni adeguate; esenzione dal ticket per gli esami strumentali, valida su tutto il territorio nazionale, per le donne risultate positive al test sui geni Brca 1 e Brca 2 e quindi a rischio cancro al seno o alle ovaie; test biomolecolari ai pazienti affetti da cancro per assicurare l’appropriatezza terapeutica. Sono alcuni degli impegni che il Governo si appresta ad assumere per garantire un’assistenza omogenea sul territorio per i pazienti oncologici, limitare la migrazione sanitaria e trovare nuove risorse per far fronte alle rivoluzioni terapeutiche in corso, grazie alle iniziative, mozioni e interpellanze, promosse in Parlamento da ‘Insieme per un impegno contro il cancro’.

Il lavoro che abbiamo iniziato deve creare una ‘cultura del diritto’ che nel nostro Paese in fatto di sanità è molto carente e deve fare in modo che a tutti i cittadini di ogni età e sesso, di qualunque ceto sociale, livello di istruzione, area geografica, venga garantito l’accesso alle cure e all’assistenza senza essere costretti a migrare dalla propria Regione“, afferma Annamaria Mancuso, presidente Salute Donna onlus.