Aids: 22% di nuovi casi in Italia fra le donne, studio promuove la cura ‘al femminile’

Si alza l'età della diagnosi di Aids per un'infezione causata da un virus che facilmente colpisce dunque il genere femminile

In Italia il 22% dei nuovi casi di Hiv interessa le donne. E si alza l’età della diagnosi di Aids per un’infezione causata da un virus che facilmente colpisce dunque il genere femminile. Oggi le donne con oltre 50 anni, e quindi in menopausa, rappresentano in Italia il 28% delle pazienti in cura. Menopausa, gravidanza e potenziali effetti indesiderati di genere impongono l’impiego di terapie sempre più ‘a misura di donna’, su cui una nuova ricerca aggiunge nuove informazioni. Si tratta dello studio ‘Aria’ – comunica ViiV Healthcare Italia – multicentrico, randomizzata, in aperto, che ha messo a confronto una terapia con dolutegravir/abacavir/lamiduvina in un’unica compressa quotidiana e l’associazione terapeutica attualmente considerata particolarmente valida per le donne atazanavir/ritonavir+tenofovir/emtricitabina (3 compresse/die).

L’obiettivo primario dello studio è stato valutare l’efficacia dei due regimi dopo 48 settimane di trattamento, misurata attraverso la proporzione di donne che raggiungeranno una carica virale plasmatica non rilevabile. Lo studio ha preso in esame 495 donne naive al trattamento. I risultati mostrano, dopo 48 settimane di terapia, una soppressione virale statisticamente superiore con il trattamento con dolutegravir/abacavir/ lamivudina rispetto alla terapia di confronto: 82% versus 71%. Nello studio Aria si osserva inoltre un minor tasso di fallimenti virologici e abbandoni della cura per eventi avversi nel gruppo trattato con dolutegravir/abacavir/lamivudina. Sul fronte degli eventi avversi legati al trattamento nel gruppo trattato con dolutegravir/abacavir/lamivudina si è osservato un tasso più basso rispetto al gruppo di controllo (33 vs 49%).

I risultati – commenta Cristina Mussini, Direttore della struttura complessa di malattie infettive dell’azienda ospedaliero-universitaria di Modena – confermano la maggior potenza del regime rispetto a quello di confronto, con sostanziale parità in termini di effetti collaterali, e risultano estremamente utili per il clinico, considerando che sempre più spesso ci troviamo di fronte a pazienti che giungono a nuove diagnosi già in stato avanzato di infezione, con un numero di linfociti Cd4 significativamente ridotto”. “Lo studio evidenzia che bisogna prestare attenzione a offrire una terapia su misura per ogni persona – commenta Rosaria Iardino, Presidente Donne in Rete e presidente onorario di Network Persone Sieropositive (Nps) Italia Onlus – in un momento in cui si riduce l’attenzione su questa patologia e si diffonde l’impiego di medicinali generici, lo studio conferma che i medici e le associazioni debbono informare le donne sulla possibilità di essere trattate al meglio in base alla loro situazione. E’ importante che l’industria del farmaco, come in questo caso ha fatto ViiV Healthcare, continui su questa strada per mettere sempre al centro ogni donna, considerando che tutte le pazienti non sono uguali“.

Più della metà degli adulti che vivono con l’infezione da Hiv nel mondo è composta da donne – spiega Paolo Rizzini, direttore medico di ViiV Healthcare Italia – ma purtroppo le donne stesse sono significativamente meno presenti nei trials clinici. Per questo siamo impegnati per assicurare che si studino specifici trattamenti mirati per le donne. Questo studio non offre solamente importanti informazioni in più sull’associazione tra dolutegravir, abacavir e lamivudina, ma fornisce in aggiunta forti evidenze sull’efficacia di regimi contenenti dolutegravir in specifiche popolazione di pazienti“.