Fumo: eliminarlo è un’utopia, ma una maggiore conoscenza potrebbe ridurne i danni

David Khayat, oncologo di fama mondiale, spiega perché col le giuste conoscenze è possibile ridurre i danni del fumo

“L’ideale sarebbe un mondo in cui nessuno fumi. Ma non sara’ mai possibile, perché anche se si decidesse di vietare completamente il tabacco, circolerebbe comunque in modo illegale. Quindi la scelta più saggia per la salute delle persone è investire in ricerca su quello che potenzialmente riduce le sostanze cancerogene presenti nelle sigarette, e che quindi riduce il rischio di cancro”. A parlare è David Khayat, oncologo di fama mondiale e consigliere scelto da Jacques Chirac per indeare il piano antifumo che in Francia , nel 2007, impose il divieto di fumare sigarette in ambienti chiusi e raddoppiò in un anno il loro prezzo.

Nonostante tutte le conoscenze e le scoperte scientifiche che legano il fumo al problema del tumore del polmone, ancora oggi il 27% di tutte le morti cancro è causata da questa neoplasia. “In questi anni – spiega il professore – è stato fatto tutto il possibile per far smettere di fumare. E’ utile ora capire cosa fare con chi non riesce o non vuole smettere”. Ne parla un intero capitolo del recente libro “Prevenire il cancro dipende anche da voi” (edizione Odile Jacob) in cui l’autore analizza la questione delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato senza combustione. Non tutti gli scienziati ritengono che l’unico invito dovrebbe essere quello a non fumare, infatti altri, come Khayat, sostengono quella che viene definita riduzione del danno.

Infatti, come è stato dimostrato, ad esser cancerogena non e’ la nicotina ma le circa 30 sostanze sprigionate dalla combustione, come benzopirene, idrocarburi policiclici aromatici e acrilammide. “Se fumi qualcosa di simile a una sigaretta, ma senza combustione, abbatti del 90% le sostanze tossiche inalate”. Su questa nuova discussione “sono in corso studi epidemiologici. In attesa dei risultati, da quelli in vitro comunque vediamo in modo evidente un danno ridotto”. Questa, conclude Khayat, è una piccola rivoluzione culturale, perché, “così come chi ha il diabete ha nell’aspartame un sostituto dello zucchero, chi non riesce a smettere di fumare dovrebbe usare prodotti meno dannosi per ridurre i rischi”.