Il 2015 è stato l’anno dei disastri naturali: 23 mila morti e danni per 67 miliardi di dollari

Il 2015 è stato l'anno dei disastri naturali, con oltre 346 catastrofi che hanno causato la morte di 22.773 persone

LaPresse/Reuters

I numeri non mentono: il 2015 è stato l’anno dei disastri naturali, con oltre 346 catastrofi che hanno causato la morte di 22.773 persone. L’area maggiormente colpita è stata l’Asia, devastata in particolare dal terremoto in Nepal che ha contato 9000 morti e danni per oltre 5 miliardi di dollari. E’ quanto emerso dal report “Emergenze e prevenzione: prospettive di resilienza” diffuso da Agire (l’Agenzia italiana per la risposta alle emergenze) in occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei disastri delle Nazioni Unite che si celebra domani 13 ottobre.

Come purtroppo accade spesso, a pagarne le peggiori conseguenze sono le fasce più deboli della Terra: il 62% delle persone decedute a causa di disastri naturali, tra il 1980 ed il 2014, sono i più poveri.

L’Asia (152) risulta dunque l’area maggiormente provata con il 44% di frequenza dei disastri, il 72% dei decessi globali ed il 60% delle persone colpite. Segue l’America (93), l’Africa (56), l’Europa (23), l’Oceania (22). Per l’Europa va in particolare ricordata “la violenta ondata di calore tra luglio e agosto dello scorso anno, che ha provocato 3.295 morti in Francia”.

Dal report si evince come gli Stati Uniti sono “la nazione con il più grave impatto economico, 24,9 miliardi di dollari”, ma “il 56% dei danni riportati” sono stati “coperti da assicurazione”, che permette di accelerare la ricostruzione. L’Italia risulta “fanalino di coda per prevenzione e misure cautelative come assicurazioni e indennità'”. Il report sottolinea dunque “l’importanza della prevenzione” che anche ad Haiti, dove comunque l’uragano Matthew ha causato danni e perdite umane gravissime, “ha permesso di salvare centinaia di persone”. Secondo Morena Zucchelli, capo missione di Coopi ad Haiti e responsabile delle azioni di aiuto per le popolazioni colpite dall’uragano Matthew, infatti “il lungo lavoro di questi anni con la comunità si e’ rivelato fondamentale”. Un lavoro di prevenzione è possibile in tutto il mondo, come spiega Agire, “anche in Italia, dove un programma antisismico adeguato avrebbe evitato che il terremoto del 24 agosto si trasformasse in catastrofe”.