Unesco: la Terra del Prosecco si candida a patrimonio dell’umanità

Le Terre delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene, area del Prosecco Superiore, stanno mettendo a punto la loro candidatura a Patrimonio dell'Umanità

Le Terre delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene, area del Prosecco Superiore, uno dei più popolari vini al mondo, stanno mettendo a punto la loro candidatura a Patrimonio dell’Umanità, riconoscimento assegnato dall’UNESCO. La Regione del Veneto, e con essa le Amministrazioni Comunali dei 15 Comuni di territorio, la Provincia e la Camera di Commercio di Treviso, i produttori, oltre alle migliaia di residenti che hanno voluto sottoscrivere una petizione popolare, ha deciso di avviare le procedure per richiedere il riconoscimento UNESCO. Un team di esperti, presieduto da Pietro Laureano, è al lavoro per la compilazione del Dossier tecnico attraverso il quale la Candidatura sarà proposta innanzitutto al vaglio nazionale. A coordinare il Progetto Candidatura è l’Associazione temporanea di scopo ‘Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità’, attraverso l’Ipa ‘Terre Alte della Marca Trevigiana’.

Saranno i ministeri per i Beni Culturali e agli Affari Esteri ad ufficializzare all’UNESCO la proposta. A Parigi, sede dell’Organizzazione, la Candidatura delle Terre del Prosecco Superiore sarà sottoposta al vaglio tecnico. E’ tra l’altro, previsto un sopralluogo di una equipe di esperti che giudicheranno la congruità della richiesta. La conclusione dell’iter, nel migliore dei casi, richiederà almeno tre anni.

Questo non vuole e non può essere un riconoscimento al Prosecco“, chiarisce il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, che della Candidatura è un convinto sostenitore: “Quel riconoscimento, da tempo, lo hanno già assegnato i consumatori di tutto il pianeta. Vuole essere il riconoscimento alla bellezza, davvero unica di un paesaggio che ha pochi pari al mondo, lo stesso che affascinò Giorgione, Tiziano, Cima da Conegliano e gli altri maestri del grande Rinascimento veneto”, prosegue Zaia. “Un paesaggio straordinariamente bello proprio perché plasmato, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, da uomini di ingegno e di impegno, capaci di entrare in simbiosi con una terra bellissima, aspra e difficile, riuscendo a domarla nel rispetto. Come accade per i purosangue selvaggi, una volta che si è stabilita una perfetta simbiosi, le molte attenzioni vengono meravigliosamente corrisposte”, conclude Zaia.