Aids: in Europa un sieropositivo su 7 non sa di esserlo

In Europa ci sono almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo

Poco meno di 30 mila nuove infezioni da Hiv sono state diagnosticate nei 31 Paesi dell’Ue e dell’Area economica europea (Eea) nel 2015, secondo i dati diffusi oggi a Stoccolma da Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control) e Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in vista della Giornata mondiale dell’Aids, che si celebra il primo dicembre. Si conferma così un trend osservato nell’ultimo decennio, con un problema: secondo le stime, 122 mila persone con Hiv in questa parte del mondo non sanno di essere infette. In pratica, un sieropositivo su 7 in Europa ignora il proprio status. Inoltre, tra la comparsa del virus e la diagnosi passano in media 4 anni. “L’Hiv-Aids continua a essere un serio problema in Europa – commenta Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare – La stima sul fatto che una persona su 7 con Hiv ignora il proprio stato è particolarmente preoccupante: queste persone non possono beneficiare di terapie salvavita e possono continuare a trasmettere il virus ad altri. Ecco perché l’accesso semplice e rapido ai test è così importante”. Se diagnosticate e trattate rapidamente, le persone sieropositive possono vivere una vita lunga e in Salute. “Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per favorire l’aumento del numero di test per l’Hiv. E collegare queste diagnosi alla cura”, insiste Andrea Ammon, acting director Ecdc. “Nonostante sforzi significativi, l’Hiv resta fra le principali preoccupazioni di Salute pubblica nella regione europea, in particolare nella parte orientale”, dove la situazione è più critica e “il 2015 è stato un anno record – rileva Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l’Europa – Ora sollecitiamo tutti i leader dei vari Paesi ad adottare il nuovo piano d’azione presentato nel settembre scorso, per una risposta mirata, innovativa e urgente all’Hiv in quest’area”. E ancora: il sesso tra uomini resta la prima via di trasmissione del virus in Europa, responsabile del 42% di tutte le nuove diagnosi nel 2015. Al secondo posto i rapporti eterosessuali, seguiti dall’iniezione di droghe.