Clima, progetto Enos: 12 milioni di euro per stoccare l’anidride carbonica

Il progetto internazionale è finanziato con 12 milioni di euro dalla Comunità Europea, per stoccare la CO2 (anidride carbonica) nel sottosuolo e contrastare i cambiamenti climatici

Anche l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste-Ogs partecipa al progetto internazionale, finanziato con 12 milioni di euro dalla Comunità Europea, per stoccare la CO2 (anidride carbonica) nel sottosuolo e contrastare i cambiamenti climatici, tra i quali ricordiamo il riscaldamento globale, fenomeno per il quale la stessa Comunita’ Europea si e’ posta l’obiettivo di diminuire dell’80% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. Tra le strategie utilizzate per raggiungere questo obiettivo, oltre alla sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili di energia a emissioni di carbonio basse o nulle (zero emission), c’è la cattura e lo stoccaggio nel sottosuolo della CO2 (Ccs-CO2 Capture and Storage): un metodo che prevede l’immagazzinamento controllato dell’anidride carbonica in formazioni geologiche profonde, in zone sia a terra che in mare. Dello stoccaggio in siti a terra si occupa il progetto Enos (ENabling Onshore CO2 Storage in Europe), recentemente finanziato nell’ambito del programma europeo Horizon 2020 di cui sono partner italiani l’Ogs di Trieste, l’Universita’ la Sapienza di Roma e la Societa’ Tecnologie Avanzate Carbone Sotacarbo (Sardegna). “La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto livelli cosi’ elevati da accrescere eccessivamente la tendenza dell’atmosfera stessa a trattenere il calore prodotto dai raggi solari e venirne riscaldata per effetto serra. Questo alto livello di concentrazione e’ in larga parte dovuto all’utilizzo massiccio di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) che liberano la CO2 quando vengono bruciati per produrre energia” spiega Flavio Poletto, ricercatore Ogs per Enos. “Lo stoccaggio in siti a terra, rispetto a quelli in mare – aggiunge Poletto – offre una maggiore flessibilita’ e permette di utilizzare infrastrutture che hanno costi ridotti, sia in termini di gestione sia di monitoraggio”.

Il progetto Enos è iniziato a settembre 2016 e per i prossimi 4 anni vedrà la collaborazione di 21 partner europei, coordinati dal Bureau de Recherches Geologiques et Minieres (Brgm) francese, grazie a un finanziamento di più di 12 milioni di euro da parte della Commissione europea, 1 milione dei quali verra’ dato a Ogs. “I partner di Enos lavoreranno assieme sul campo, in siti pilota (veri e propri laboratori con pozzi a scala reale), per sviluppare procedure di sorveglianza del comportamento dello stoccaggio sotterraneo, mettendo a punto sistemi innovativi di monitoraggio integrato geofisico e ambientale, per ottimizzare e definire le linee guida sulle operazioni di confinamento” precisa Poletto. “Da anni Ogs e’ impegnato sul fronte della cooperazione internazionale con enti di ricerca e l’industria dell’energia” spiega Poletto. “Facciamo parte, per esempio, di CO2Geonet, un network di eccellenza che raggruppa i principali centri di ricerca d’Europa per il coordinamento e la promozione di progetti d’avanguardia riguardanti lo stoccaggio della CO2”. L’Ente ha consolidate competenze nel monitoraggio geofisico di pozzo, ossia la caratterizzazione delle proprieta’ del sottosuolo interessato dalle perforazioni, grazie ad studi svolti anche in collaborazione con l’industria dell’energia e quella high-tech. Per questo scopo Ogs ha sviluppato e gestisce il sito di Piana del Toppo, in provincia di Pordenone, una risorsa unica per la comunità scientifica e per lo studio sperimentale della geofisica in pozzo e in superficie. Nell’ambito di Enos, tali competenze verranno utilizzate su siti per gli studi di stoccaggio in Spagna, Italia, Inghilterra e altri paesi europei. All’interno del progetto Enos, Ogs si occuperà di fasi di acquisizione, elaborazione e analisi dei dati geofisici utilizzando programmi di simulazione numerica, per indagare le formazioni rocciose nel sottosuolo in cui viene immagazzinata la CO2 e monitorarne l’evoluzione anche con tecniche sismologiche e di telerilevamento (remote sensing). “Siamo orgogliosi di far parte di questo progetto: e’ 1 dei 19 progetti selezionati su 290 proposte presentate. Dato che conferma Ogs tra le realta’ di eccellenza europee e il finanziamento che abbiamo ricevuto tramite Enos e’ il riconoscimento della capacita’ tecnologica e della qualita’ della ricerca teorica e sperimentale che da anni il team di Ogs svolge nel settore”.