Dramma Chapecoense, il disperato urlo del pilota alla torre di controllo: “siamo senza carburante”

A far precipitare l’aereo su cui viaggiava, tra gli altri, la squadra brasiliana del Chapecoense, e’ stata molto probabilmente la mancanza di carburante. E’ questa la pista principale seguita in una inchiesta che dovrebbe rivelarsi agevole poiche’ la scatole nere sono state ritrovate “in perfetto stato”. Un’altra ipotesi e’ che l’aereo non fosse adatto a volare su una rotta cosi’ lunga, quasi 3.000 chilometri. L’aereo si era schiantato nella notte di lunedi’ in una remota zona a 3.300 metri di altitudine, quando stava cercando di arrivare a destinazione, l’aeroporto di Rionegro alle porte di Medellin. I rottami del velivolo, un RJ-85 della compagnia privata boliviana ‘LaMia’ proveniente da Santa Cruz de la Sierra, non presentano la minima traccia di bruciatura. “E’ molto sospetto che, malgrado lo schianto, non sia esploso”, ha detto una fonte militare. “Questo – ha aggiunto – rafforza la teoria della mancanza di carburante a bordo dell’apparecchio”. Anche l’assistente di volo sopravvissuta avrebbe detto alle autorita’ che i serbatoi dell’aereo sarebbero rimasti a secco, o quasi. Intorno alle 21,45 il velivolo aveva segnalato alla torre di controllo di disporre di poco carburante, ed e’ stata chiesta la priorita’ all’atterraggio. Poco prima pero’ un altro volo, l’FC8170 di ‘Viva Colombia’ che copriva la rotta Bogota’-San Andres, era stato dirottato a Rionegro per un’emergenza riguardante la strumentazione di bordo. Quando l’aereo della ‘LaMia’ ha chiesto priorita’ si trovava a una quota di 21.000 piedi, troppo per poter cominciare ad avvicinarsi, e comunque piu’ in alto rispetto a quello di ‘Viva Colombia’. Ecco perche’ il controllo, sostengono le fonti, ha scelto di dare priorita’ nell’atterraggio al volo nazionale; e ha ordinato all’equipaggio di fare manovre circolatorie e intanto cominciare a scendere. A quel punto, tuttavia, mentre stava abbassandosi il pilota dell’Avro J85 ha comunicato un’emergenza “per un problema elettrico”. Secondo il quotidiano ‘El Tiempo’, il capitano Miguel Alejandro Quiroga Murakami ha cominciato addirittura a gridare che lo lasciassero atterrare per problemi di combustibile, e ha puntato verso la pista. Alle 21,53, mentre l’aereo tentava di avvicinarsi a terra e si trovava allineato alla pista, la torre di controllo dell’aeroporto ha perso i contatti con la cabina di pilotaggio: qualche secondo dopo e’ avvenuto lo schianto sul Cerro Gordo.

Diversi i fattori che possono portare un aereo a rimanere privo dei carburante necessario ai motori: una perdita, problemi di ghiaccio, una rottura della pompa o anche un errore dell’equipaggio. L’altra ipotesi circolante e’ che l’aereo non fosse idoneo a volare su lunghe distanze. Il presidente dell’Associazione Colombiana Aviatori Civili, Jaimie Hernandez, ha tuttavia assicurato che “poteva volare per oltre 4.000 chilometri, mentre la rotta era meno di 3.000”. Quindi, sempre secondo Hernandez, “era in grado di percorrerla” per intero. Delle 77 persone a bordo, sei sono miracolosamente sopravvissute: tre giocatori, due membri dell’equipaggio e un giornalista. Di fatto la tragedia ha spazzato via la squadra di calcio brasiliana, dal palmares piuttosto modesto ma che, contro tutti i pronostici, era riuscita ad approdare alla finale della Coppa Sudamericana, equivalente continentale dell’Europa League. Ximena Suarex, assistente di volo, ed Erwin Turin, tecnico di volo, hanno raccontato di essersi salvati per aver seguito i protocolli di sicurezza. “Di fronte a quel che accadeva, molti si sono alzati dai seggiolini e hanno cominciato a gridare. Io ho messo le valigie in mezzo alle gambe per formare la posizione fetale che si raccomanda negli incidenti”; la compagna, Ximena, che ha riportato la frattura alla tibia e al perone della gamba destra, ha invece scambiato poche battute con una ministra regionale locale: “Le luci si sono spente e non ricordo piu’ nulla”.