Ricerca: il mistero della vista sfocata dell’astronauta, liquor nel mirino

Un team di esperti sta dando la caccia alle cause che provocano i problemi - come una visione sfocata - lamentati da diversi astronauti al ritorno dalle missioni

‘Viaggiano’ nello spazio sconfinato, lasciandosi la Terra lontana anche per mesi. E quello che vedono la maggior parte delle persone che abitano il mondo non lo vedrà mai. Un affascinante cambio di prospettiva che per gli astronauti rimasti lunghi periodi in orbita ha un prezzo. E a pagarlo sono gli stessi occhi che hanno potuto ammirare l’immensità dell’universo. Nell’ultimo decennio una strana sindrome è stata osservata dagli scienziati e dai medici della Nasa: si chiama ‘Viip’, deficit visivo da pressione intracranica, e quasi due terzi degli esploratori spaziali l’ha riferita dopo una lunga permanenza a bordo della Stazione spaziale internazionale. Un team di esperti sta dando la caccia alle cause che provocano i problemi – come una visione sfocata – lamentati da diversi astronauti al ritorno dalle missioni.

Le prime indagini sembrano indicare una pista che porta al liquor: la sindrome, è il sospetto, potrebbe essere correlata ai cambiamenti nel fluido chiaro che circonda il cervello e il midollo spinale. I risultati di un piccolo campione sono stati presentati in occasione di un incontro scientifico a Chicago, negli Usa. Negli anni “c’è stata una crescente preoccupazione, da quando è diventato evidente che alcuni degli astronauti avevano gravi cambiamenti strutturali che non erano completamente reversibili al ritorno sulla Terra”, spiega Noam Alperin dell’University of Miami, citato dalla Bbc online. Lo scienziato ha ricevuto una borsa di 600 mila dollari dalla Nasa per studiare la condizione. In aggiunta alla visione sfocata, gli astronauti mostrano un appiattimento del retro del bulbo oculare e un’infiammazione alla testa del nervo ottico. Un’ipotesi è che tutto questo sia dovuto agli spostamenti del fluido che occupa gli spazi vascolari, e che si muove verso la parte superiore del corpo, quando gli astronauti trascorrono il tempo nello spazio. Ma Alperin ha guardato anche a un’altra potenziale fonte di problemi: il liquido cerebrospinale appunto. Il liquor aiuta ad ammortizzare il cervello e il midollo osseo e può assecondare i cambiamenti quando una persona si muove da una posizione distesa a una eretta.

Nello spazio il sistema è confuso dalla mancanza di variazioni pressorie correlate al cambio di postura”, sottolinea Alperin. Il team di esperti ha eseguito su 7 astronauti scansioni cerebrali con la risonanza magnetica ad alta risoluzione, prima e poco dopo voli spaziali di lunga durata. I risultati sono stati poi confrontati con quelli di 9 astronauti che hanno volato in orbita a bordo di una navetta spaziale per brevi periodi. Le analisi hanno mostrato che gli esploratori di lunga durata dopo il volo avevano un aumento del volume del liquido cerebrospinale significativamente maggiore nella cavità ossea del cranio che contiene l’occhio, e anche nelle cavità del cervello dove si produce il fluido. La dimensione del campione osservato, precisano gli esperti, è piccola, e i risultati non sono ancora apparsi in una rivista ‘peer-reviewed’. Ma Alperin dice che la ricerca sta puntando su un “ruolo primario e diretto del liquido cerebrospinale nelle deformazioni del globo oculare” viste in astronauti con la sindrome. “Se tali deformazioni strutturali non vengono identificate precocemente, gli astronauti potrebbero subire danni irreversibili”, avverte l’esperto spiegando che “quando il globo oculare diventa più appiattito gli astronauti sviluppano ipermetropia o presbiopia”.