Spazio: al PoliMi parte il progetto Compass, missioni più green e sicure

Impegnativo e lungo il lavoro che hanno davanti i ricercatori per raggiungere i goal che Compass si propone

Le missioni nello spazio saranno più green e sicure. E ad assicurare questo cruciale obiettivo sarà il progetto Compass che sta partendo al Politecnico di Milano. Il programma ha tra gli obiettivi cardine studiare e monitorare le rotte dei detriti spaziali per evitare collisioni, ridurre i costi energetici delle missioni interplanetarie e sfruttare le forze naturali delle orbite spaziali per le manovre di allontanamento o rientro a Terra dei satelliti. Aprendo la strada al ‘surfing’ spaziale. I servizi che lo spazio garantisce all’umanità sono ormai indispensabili, ma, sottolinea il Politecnico di Milano, i problemi che lo spazio e la sua esplorazione ci pongono sono diversi. Gli scogli da superare riguardano l’attuale alto costo energetico legato ai trasferimenti delle missioni, i requisiti di protezione per le missioni interplanetarie, il problema della sicurezza degli asteroidi che potrebbero impattare con la Terra. Ma tra i problemi con cui gli scienziati dello spazio devono fare i conti c’ anche quello dei detriti spaziali. Frammenti, piccoli e grandi di vecchie navicelle che potrebbero colpire satelliti attivi e andare a moltiplicarsi superando i 500.000 oggetti-spazzatura che oggi vagano in orbita. Ecco, il progetto Compass (Control for Orbit Manoeuvring through Perturbations for Application to Space Systems) si propone di studiare e affrontare questi scogli. Ma Compass segna anche un punto a favore per la ricerca italiana. A guidare il progetto è infatti l’ingegnere aerospaziale Camilla Colombo, professore Associato del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano, un ‘cervello’ di eccellenza rientrato a luglio scorso dall’Università di Southampton. Un ritorno significativo visto che Colombo è tornata portando in dote uesto ambizioso progetto europeo finanziato da Bruxelles con un Erc Starting Grant del valore di 1,5 milioni di euro, fondi assegnati a Camilla Colombo nell’ambito del programma quadro di Ricerca e Innovazione dell’Ue Horizon 2020 (Grant Agreement No. 679086). Impegnativo e lungo il lavoro che hanno davanti i ricercatori per raggiungere i goal che Compass si propone. Per cinque anni il team guidato da Camilla Colombo, sette ricercatori tra assegnisti di ricerca e dottorandi, si occuperà di studiare e descrivere le perturbazioni spaziali con l’obiettivo di sfruttarle per i trasferimenti orbitali e interplanetari, riducendo così i costi delle missioni. “Grazie a modelli matematici, numerici e sistemi spaziali, i nuovi satelliti intelligenti saranno in grado di controllare il surfing adattando la propria rotta in maniera sempre efficiente, saranno in grado cioè di capire e sfruttare le complesse forze naturali dello spazio” spiega il Polimi. Inoltre, grazie a Compass, sottolinea ancora l’ateneo meneghino, sarà possibile monitorare “la propagazione delle nuvole di detriti spaziali, per evitare nuove collisioni che li moltiplicherebbero, e sfruttare le orbite naturali per il loro rientro a Terra e per manovre per evitare collisioni e gestire costellazioni di satelliti”. Lo studio affronterà anche i problemi legati alle missioni spaziali verso asteroidi e permetterà di disegnare orbite stabili per la loro esplorazione, il loro monitoraggio e lo studio di tecniche per modificare la loro orbita. Un altro significativo capitolo di ricerca sarà il campo dei trasferimenti spaziali: Compass studierà traiettorie per piccoli satelliti con mix di manovre naturali e artificiali. Ad accompagnare l’italiana Colombo ed il suo team nel lavoro di ricerca ci sarà un comitato di esperti, un advisory board composto dalle agenzie spaziali europea Esa, statunitense Nasa, britannica Uk Space Agency, francese Cnes e giapponese Jaxa. Camilla Colombo è Professore Associato al Politecnico di Milano. Dopo la Laurea in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico ha ottenuto il dottorato presso l’Università di Glasgow in Scozia con una tesi sulla deflessione e l’intercettazione di asteroidi pericolosi. Colombo ha continuato la sua carriera in Gran Bretagna, con un post dottorato all’Università di Strathclyde in Scozia sulla dinamica degli sciami di satelliti delle dimensioni di un micro-chip. Camilla è diventata ricercatore, poi professore associato presso l’Università di Southampton, lavorando insieme a un team di ricercatori e dottorandi su vari progetti Esa sui detriti spaziali. La scienziata italiana lo scorso luglio è rientrata in Italia per unirsi al Politecnico di Milano con questo progetto Erc ed altri progetti finanziati dalla Comunità Europea e dall’Esa.