Terremoto del 3 novembre 1706 in Abruzzo: l’incredibile testimonianza storica del Marchese di Vigliena

Una relazione scritta pochi giorni dopo il grande terremoto d'Abruzzop del 3 novembre 1706 ci dà un'idea dei danni provocati da quell'evento sismico, soprattutto nell'area di Sulmona e a ridosso della Maiella

Riportiamo le incredibili testimonianze che sono giunte fino ai giorni nostri riguardo al devastante terremoto del 3 novembre 1706 che colpì l’Abruzzo, in particolare la Valle Peligna, Sulmona ed i paesi intorno la Maiella. Si tratta di una relazione scritta pochi giorni dopo il terremoto dal vicerè, marchese di Vigliena.  Il testo, scritto in un italiano antico, riporta alcuni interessanti resoconti sugli effetti di quel sisma.

Il tremuoto, che da 19 anni a questa parte si fa spesso da noi sentire, e di continuo temere, cagionò gravissimo danno negli due Abruzzi, specialmente in Abruzzo Città e in Contado di Molise – inizia la relazione, riferendosi alle numerose scosse avvenute negli anni precedenti. Nel mentovato dì 3 di novembre, poco prima delle 21, sentissi prima sbalzar la terra, e poi per qualche considerabile spazio di tempo muoversi come da polo all’altro con moto uguale, e ben gagliardo.

Il Gambarale è tutto spianato finora si son trovati lì oltre 100 morti. Borrello ha sofferto assai, Popoli similmente ha patito, ma assai più di lui è stato sfracassato Pettorano, cui più del tremuoto ha nociuto il fuoco, che si accese al cader degli edifici. Archi e Bomba furono gravemente danneggiate, come ancora Pacentro. In Pratola sono cadute molte case, ed altre minaccian rovina, Castiglione, Rajano, Rocchetta, Revisondoli tutti disfatti. nella città di Agnone sono cadute cinque case…[…] Insomma, non vi è luogo di Abruzzo citta, specialmente di que’ situati alle falde della Majella, che non abbia molto patito.

mappa_abruzzoE poi, ecco arrivare la drammatica testimonianza su Sulmona, la splendida Sulmona (un tempo chiamata la Siena d’Abruzzo), dove moltissimi edifici vennero danneggiati e dove morirono a migliaia. Così scriveva il marchese nella sua relazione: “Ma se ciascheduno dei mentovati luoghi merita special compassione, assai più scrivesi spietato il caso della grossa, ricca ed antichissima Città di Sulmona, tutt’affatto rovinata ed abbattuta, permodoché stimasi di esser stata peggior la sua desolazione, che non fu quella della Città dell’Aquila nel tremuoto dell’anno 1703.

Solo il Convento de’Cappuccini, il campanile della Chiesa della SS Annunziata e il palazzo del qu. Galparo Monti sono rimasti in piedi, e nel resto non è casa che non sia abbattuta, Chiesa che non sia rovinata, monisterio che non sia desolato.
Nel conto fatto il dì 7 del corrente, si trovarono esser 3000 tra morti e feriti (essendo meno della metà campati gli suoi abitanti) e tra’morti, si annoverano molti nobili e più ragguardevoli del paese.

Negli altri mentovati luoghi, la maggior parte dei morti è composta da femmine e figliuoli, salvo in alcuna, perchè loro uomini si sono trovati in campagna; què che furono campati, sono in tanta povertà venuti, e così pieni di affllizione e spavento, che ne ancora pensarono di farsi alcun ricovero di tavole, giacché niuna fabbrica poteva dar loro ricetto, per esser tutte rovinate.

MAIELLAE poi la suggestione provocata dalle credenze di allora, il timore della punizione divina. Scriveva il marchese sulle voci che circolavano: “pur corre voce che siesi fatta in quella rinomata montagna – parla della Maiella – una ben grande apertura, da cui esce molto fetore, specialmente di zolfo, molto ivi abbondante.

E poi la testimonianza del Duca d’Atri, in cui viene data una spiegazione a quell’odore: “dall’ultima replica di tremuoto […] si senton dentro della montagna della Maiella alcuni come tiri di artiglieria […] ed essendosi osservato uscir da dietro la montagna quantità grande di fumo, credetti che per lo molto zolfo che genera la Majella, si fosse aperta qualche voragine di fuoco […] ma erano solo “alcuni pastori che avevano bruciato un bosco nel medesimo vallo”.

La ricostruzione della storia sismica dell’Italia attraverso la lettura di documenti antichi è fondamentale per avere un quadro della pericolosità sismica, ed ha permesso nel tempo di costruire le mappe della sismicità. Sappiamo dove è più probabile che si verificheranno scosse sismiche grazie alla enorme quantità di documenti antichi che testimoniano eventi sismici del passato. Di questo si occupa la geologia storica.

La paleosismologia si occupa invece di ricostruire gli eventi sismici ancora più antichi, sui quali non abbiamo testimonianze scritte. Qui abbiamo parlato ad esempio degli studi risalenti al 2003 sulla faglia del Vettore, a quel tempo silente.