Veronesi: le risposte della scienza all’emergenza migranti

"Solo nel 2015 più di un milione di persone è fuggito dal proprio Paese sbarcando sulle coste europee. Occorrono soluzioni logiche e proposte concrete anche da parte della scienza"

LaPresse / Mauro Scrobogna

“Solo nel 2015 più di un milione di persone è fuggito dal proprio Paese sbarcando sulle coste europee. Occorrono soluzioni logiche e proposte concrete da parte di tutti. Anche da parte della scienza”. Umberto Veronesi ci credeva, tanto da scegliere di dedicare al tema ‘Migrazioni e futuro dell’Europa’ l’ottava edizione della Conferenza mondiale Science for Peace, il movimento da lui creato nel 2009 e di cui era presiente. L’evento, organizzato dalla Fondazione che porta il suo nome e dall’università Bocconi di Milano, è in programma nell’Aula magna dell’ateneo venerdì 18 novembre. Grandi nomi italiani e internazionali della scienza, della politica, dell’economia e della cultura a confronto sulle “risposte possibili alla più grave emergenza rifugiati dal Dopoguerra a oggi”. Una ‘ricetta’ in 3 mosse: sostenibilità; ricerca, prevenzione e cura delle malattie; politiche “serie” nei Paesi poveri e teatro di guerra.

LaPresse/Reuters
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La premessa di Science for Peace è che il numero dei profughi nel mondo ha raggiunto “livelli senza precedenti”: 40 milioni di sfollati, 21 mln di rifugiati e 3 mln di richiedenti asilo in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato. Un bilancio ancora più drammatico se si pensa che sono circa 28 milioni i minori costretti a lasciare le proprie case a causa di conflitti e violenze. In generale si stima che nel 2015 fossero circa 244 milioni i migranti nel mondo, circa il 3% dell’intera popolazione mondiale. L’Europa ne ospita 76 mln, l’Asia 75, il Nord America 54, l’Africa 21, l’America Latina 9 e l’Oceania 8. Con 5 milioni di residenti stranieri l’Italia è il terzo Paese Ue per presenza complessiva dopo la Germania (7,5 mln) e il Regno Unito (5,4), con un’incidenza percentuale sul totale della popolazione pari all’8%, a fronte del 13% in Austria e del 9% in Spagna. “Sono convinto che proprio la scienza ci offra gli strumenti e il coraggio di pensare l’immigrazione in una prospettiva diversa – è il messaggio lasciato per il summit dall’oncologo scomparso l’8 novembre – e considero la capacità di accoglienza una prova di civiltà a cui oggi anche la nostra Europa è chiamata, insieme a un impegno effettivo per risolvere le cause della crisi, i drammi da cui le persone fuggono”.

La riflessione di Science for Peace è che la situazione attuale è “destinata ad aggravarsi”, sia per l’instabilità politica delle regioni dalle quali i migranti si muovono sia per l’esponenziale crescita demografica mondiale, in particolare del continente africano. Per disegnare strategie di risposta possibili è necessario “uno straordinario sforzo politico, culturale e anche scientifico. In primo luogo occorre mettere in atto strumenti per raggiungere una sostenibilità dal punto di vista agricolo e climatico”. Secondo, “per migliorare la salute delle persone sono indispensabili maggiori investimenti in ricerca, prevenzione e cura delle malattie”, perché “oggi in Africa si muore ancora per patologie facilmente prevenibili con vaccini e semplici accorgimenti igienico-sanitari”. Terzo, “è fondamentale promuovere politiche di cooperazione serie tese a favorire lo sviluppo economico nei Paesi di partenza. Infine, pur essendo necessaria, la prima accoglienza non è sufficiente da sola a garantire l’integrazione sociale dei migranti: servono efficaci politiche scolastiche, di formazione professionale e di inserimento lavorativo , sia a livello di Unione europea sia dei singoli Stati membri”. “Ecco perché, affrontando queste sfide, la scienza può e deve fare molto – è l’appello che si leva da Science for Peace – contribuendo a migliorare le condizioni di vita di milioni di persone che oggi cercano un futuro in un altro Paese.”

Di questi punti sono chiamati a discutere i partecipanti alla Conferenza milanese, tra cui l’ex ministro degli Affari esteri Emma Bonino, insieme ai vice presidenti di Science for Peace Giancarlo Aragona e Alberto Martinelli. Anche ‘il prof’, cuore e mente del movimento, avrebbe voluto esserci e ha lasciato il suo contributo in un messaggio. Nell’agenda dei lavori le cause politiche, economiche e ambientali dei flussi migratori analizzata da Elisabetta Belloni, segretario generale del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; Ferruccio Pastore, direttore di Fieri-Forum Internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione; Telmo Pievani, professore di Filosofia delle scienze biologiche dell’università degli Studi di Padova. Descrivono lo scenario europeo Guido Barbujani, professore di Genetica dell’università di Ferrara; Massimo Livi Bacci, professore di Demografia dell’università di Firenze; Laura Zanfrini, professore di Sociologia delle migrazioni dell’università Cattolica di Milano. E poi le testimonianze dirette di Domenico Lucano, sindaco di Riace (Reggio Calabria), e Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati per l’Europa del Sud. Infine l’ex magistrato Gherardo Colombo, con Domenico De Masi, professore di Sociologia del lavoro dell’università Sapienza di Roma, e il filosofo Umberto Galimberti, sulle violenze che segnano la vita quotidiana dei migranti. Kathleen Kennedy Townsend, vice presidente della Conferenza, è chiamata a consegnare l’Art for Peace Award 2016 di Science for Peace ad Adrian Paci, artista albanese che attraverso le sue opere ha sempre cercato di raccontare gli spostamenti degli uomini, la dislocazione del lavoro, la vita precaria. Spiega il vincitore: “I media trasmettono immagini che non ti lasciano indifferente e che non vuoi assolutamente che ti lascino indifferente, perché non si può perdere la propria sensibilità. Al tempo stesso, arrivano con una violenza che rischia di essere quasi seducente. Personalmente, credo che sia necessario proteggersi da questa violenza”.