Astronomia: nessun impatto sul “cuore” di Plutone

Un modello messo a punto da un team di planetologi USA esclude che l’origine del cuore ghiacciato di Plutone, scoperto dalla sonda New Horizons, sia dovuta a un impatto cosmico

Credit: NASA/JHUAPL/SwRI

Nuova ipotesi sulla formazione della regione occidentale del curioso cuore ghiacciato di Plutone, scoperto nel 2015 dalla sonda NASA New Horizons. Denominata Sputnik Planitia, questa regione non sarebbe il risultato di un impatto cosmico, ma la sua formazione sarebbe, invece, strettamente legata alla storia evolutiva dello stesso Plutone.

Secondo uno studio di un team di scienziati dell’University of Maryland, pubblicato su Nature, Sputnik Planitia si sarebbe originata relativamente presto nella storia di Plutone, e il suo aspetto sarebbe frutto dei processi evolutivi del pianeta nano.

“La principale differenza tra il mio modello e gli altri – sostiene Douglas Hamilton, coordinatore del tema USA – è che io suggerisco che il cappuccio di ghiaccio si sia formato molto presto, quando Plutone stava ancora ruotando molto rapidamente, e che il bacino si sia formato in un secondo momento. Ma non a causa di un impatto”.

Il cuore gelato di Plutone continua – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – a catalizzare l’attenzione degli scienziati. Risale sempre al mese di novembre 2016, e ancora una volta su Nature, la notizia che questa formazione potrebbe nascondere sotto la sua superficie un oceano.

Bacino vasto circa 1.000 chilometri, Sputnik Planitia contiene tre tipologie differenti di ghiaccio: di azoto, metano e monossido di carbonio. Gli studiosi USA hanno ricostruito le sue origini, attraverso un modello al computer che loro stessi hanno sviluppato.

Le peculiari caratteristiche di questa insolita formazione ghiacciata sono, secondo gli autori, da addebitare, in particolar modo, all’asse di rotazione di Plutone, inclinato di 120 gradi, contro i 23,5 della Terra. In pratica, il pianeta nano è come se rotolasse sul proprio equatore, con i poli maggiormente esposti ai raggi solari, piuttosto tiepidi in realtà dalle sue parti.

“Il grosso cuore ghiacciato di Plutone  – conclude Hamilton – grava pesantemente sul piccolo pianeta, portando inevitabilmente alla formazione di una depressione”.