“BCFN YES! 2016”: premiato il progetto jamaicano che migliora le strategie di irrigazione degli agricoltori locali e contrasta la siccità

Giovani ricercatori PhD e postdoc under 35 da più di 40 paesi hanno partecipato all’edizione 2016 di “BCFN YES!”

E’ stato consegnato oggi, giovedì 1 dicembre 2016, a Anne-Teresa Birthwright e Shaneica Lester della University of the West Indies, Mona Campus della Jamaica il premio BCFN YES!”il concorso rivolto ai giovani dottorandi di tutto il mondo che si sono distinti nell’ideazione di progetti di ricerca su cibo, nutrizione e sostenibilità – attribuito dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) per un innovativo progetto di ricerca dal titolo “Surviving the drought: an irrigation curriculum for Jamaica’s small-scale farmers” (“Sopravvivere alla siccità: un curriculum di irrigazione per i piccoli agricoltori Giamaica”). La premiazione, alla presenza di Ellen Gustafson cofondatrice di Food Tank e membro dell’Advisory Board della Fondazione BCFN, Francesca Allievi ed Elena Cadel ricercatrici BCFN, è avvenuta presso l’Università Bocconi di Milano durante il Forum Internazionale su alimentazione e Nutrizione “Mangiare Meglio. Mangiare Meno. Mangiare Tutti” organizzato dalla Fondazione BCFN.

GRANDE SUCCESSO PER LA 5ª EDIZIONE DI “BCFN YES!”

Giovani ricercatori PhD e postdoc under 35 da più di 40 paesi hanno partecipato all’edizione 2016 di “BCFN YES!”. Una giuria internazionale di esperti, nella prima fase, ha selezionato i 10 migliori progetti, in base al disegno, alla concretezza e all’impatto dello studio di ricerca. Dopo la presentazione dei dieci progetti finalisti è stato individuato il vincitore: si tratta del progetto Surviving the drought: an irrigation curriculum for Jamaica’s small-scale farmers.  Attraverso questo concorso la Fondazione BCFN continua ad incoraggiare e supportare giovani scienziati che intraprendono attività di ricerca per far fronte alle problematiche del nostro sistema alimentare.

Tutte le proposte presentate dai 10 finalisti rappresentano dunque proposte concrete verso questa direzione. Scopriamole!

ECCO I 10 PROGETTI FINALISTI IN RAPPRESENTANZA DI 11 PAESI E 4 CONTINENTI

Mohammed Ssemwanga (Uganda) ha proposto di utilizzare la tecnologia ibrida di essiccazione solare per garantire la sicurezza alimentare in un’epoca di cambiamento climatico, mentre Bello Daouda (Benin) ha misurato e studiato le strategie di adattamento della produzione dell’anacardo.

Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti (Italia) hanno progettato un sistema di controllo elettronico degli alveari, al fine di prevenire la scomparsa delle api.

Anne-Teresa Birthwright e Shaneica Lester (Jamaica) hanno proposto un curriculum educativo per migliorare le strategie di irrigazione degli agricoltori locali, misurandone anche gli effetti sulla vegetazione.

Chris Maughan (UK) ha svolto un’indagine sulle innovazioni dal basso in agro-ecologia in tre diversi paesi europei, per valutare come queste potranno essere diffuse e supportate dalle policies.

La sostenibilità alimentare deve necessariamente includere anche una vitale dimensione sociale: il lavoro di Constanza Monterrubio Solís (Messico) si è focalizzato sul recupero delle tradizioni alimentari, con uno studio comparativo a Los Altos de Chiapas in Messico, e a Shillong, Meghalaya in India.

La questione su come garantire l’accesso al cibo, ma al contempo anche la sua qualità, è stata invece affrontata dal team di Darja Dobermann (Germania) e Charlotte Paine (UK). La loro proposta vuole rompere il ciclo di povertà e malnutrizione mediante raggiungimento della sovranità alimentare con insetti commestibili in Burkina Faso.

Il progetto di Diana, Anabel e Emanuela ha investigato i confini tra rischio e sicurezza alimentare della produzione agricola che ha luogo nei terreni sottratti alle miniere carbonifere in Brasile. Anabel e Emanuela hanno dedicato la loro partecipazione a Diana Marcela, amica e collega improvvisamente scomparsa.

La connessione tra alimentazione e salute è stata oggetto della ricerca di Benedetta Raspini (Italia) che ha analizzato l’efficacia e la sicurezza di un legume africano che può essere utilizzato nel trattamento e nella prevenzione del Parkinson in Ghana e Zambia.

In maniera diametralmente opposta, la salute viene trattata nel progetto di Chen Pin Jane (Taiwan) la cui ricerca ha esaminato il cambiamento verso le scelte nutrizionali sane e sostenibili e i sottostanti meccanismo neurali, per capire meglio come migliorare il nostro comportamento alimentare.